BUENOS AIRES – Anche se da fonti governative sembra confermata la volontà della “Casa Rosada” di rimuovere il monumento a Cristoforo Colombo donato dagli emigrati italiani un secolo fa ed eventualmente spostarlo a Mar del Plata, la comunità italiana di Buenos Aires è tornata a riunirsi per ribadire la sua opposizione a tale iniziativa. Infatti, lunedì sera, una rappresentanza della comunità italiana, si è fatta presente davanti alla cancellata che chiude Piazza Colombo, dietro alla quale c’è il monumento opera dello scultore Arnaldo Zocchi, posto in questa piazza nel 1921, per manifestarsi contro l’annunciato trasloco. Come la precedente manifestazione, il 23 aprile, circa duecento dirigenti di diverse associazioni, convocati dalla FEDIBA (Federazione delle Associazioni Italiane della Circoscrizione di Buenos Aires) e dal Comites di Buenos Aires, si sono radunati portando bandiere italiane e argentine, stendardi e scritte, reclamando che il monumento sia lasciato al suo posto.
Questa volta, prima di cominciare il giro verso piazza di Mayo, il presidente di FEDIBA, Dario Signorini, si è rivolto ai presenti. “Questo monumento testimonia la fratellanza tra gli argentini e gli italiani, per cui chiediamo alle autorità che pretendono di spostarlo, di rispettarlo”. Signorini ha avvertito alle autorità che non devono giocare alla divisione della collettività, in riferimento alle dichiarazioni del segretario della Presidenza, che aveva detto che il monumento era stato chiesto dalla comunità italiana di Mar del Plata. “La comunità italiana di Mar del Plata – ha detto Signorini – tramite i suoi rappresentanti, ha negato enfaticamente di aver chiesto lo spostamento del monumento”.
“Rispettate questo dono, espressione di affetto e monumento importante per gli italiani di allora e di oggi”, ha insistito il presidente della FEDIBA, il quale ha poi sottolineato che non si tratta di negare valore agli omaggi ad altre personalità della storia argentina come Juana Azurduy, sui quale c’è anche il pieno consenso della nostra comunità, ma di rispettare il significato profondo di questo dono, fatto col sacrificio e l’amore degli emigrati italiani, proprio per esprimere, attraverso il monumento, il proprio omaggio all’Argentina”. “Alla Presidenta e al segretario Parrilli chiediamo che non ci coinvolgano in un dibattito tra istituzioni”, ha poi detto l’avv. Signorini, in riferimento alle polemiche tra lo Stato nazionale e quello municipale, rappresentate dalle dichiarazioni fatte da Parrilli da una parte e dal capo del governo della Città di Buenos Aires Mauricio Macri e dal suo ministro coordinatore Rodríguez Larreta dall’altra. Signorini ha chiuso ringraziando i presenti, tra i quali c’erano vari legislatori della Città di Buenos Aires, dirigenti della Federazione Argentina delle Collettività straniere, rappresentanti delle Ong “Basta de demoler” e “Salvemos las estatuas” e la stampa argentina e di collettività.
La manifestazione, che era cominciata con i presenti cantando gli inni nazionali argentino e italiano, si è poi spostata attorno a piazza Colón, che si trova nella parte di dietro della Casa Rosada, verso piazza de Mayo, che si trova di fronte alla sede del governo. L’obiettivo era di manifestarsi davanti al palazzo di governo, come si era fatto un mese fa e rendere omaggio al generale Manuel Belgrano, il cui monumento equestre si trova davanti alla Casa Rosada.
Questo in considerazione del fatto che la manifestazione era stata convocata per lunedì in coincidenza con la celebrazione del Giorno dell’Immigrante Italiano in Argentina.
La data fu fissata dal Congresso argentino, in coincidenza con la data di nascita di Belgrano, padre della Patria dell’Argentina e figlio di liguri.
Un massiccio schieramento di forze di polizia però, ha chiuso l’accesso a quel settore della piazza, spingendo la manifestazione verso il settore della piramide di Mayo.
Gli organizzatori della manifestazione quindi, hanno deciso di girare due volte attorno alla Piramide e dopo aver cantato un’altra volta gli inni nazionali hanno concluso l’evento, anche perché le forze di polizia impedivano il ritorno in piazza Colón. (Tribuna Italiana /Inform)