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Missioni internazionali: davanti alle Commissioni riunite III-IV della Camera e III del Senato l’audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano

ATTIVITA’ PARLAMENTARE

(Fonte immagine Camera)

ROMA – Le Commissioni riunite III-IV della Camera e III del Senato hanno svolto l’audizione informale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, nell’ambito dell’esame congiunto della Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia a ulteriori missioni internazionali per l’anno 2026, nonché della Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, anche al fine della relativa proroga per l’anno 2026, deliberata dal Consiglio dei ministri il 14 maggio 2026. Nel suo intervento il Generale Portolano ha individuato tre direttrici principali di interesse strategico: la prima è quella che riguarda Medio Oriente e Mar Rosso, la seconda muove lungo la fascia del Sahel fino al Nord Africa, la terza proviene dal fianco orientale della Nato fino ai Balcani. Sul primo scenario, Portolano ha spiegato che i recenti sviluppi nell’area del Golfo e del Mediterraneo Orientale siano strettamente connessi: secondo Portolano, infatti, Teheran è ormai un attore regionale in grado di incidere sulla libertà di navigazione e sulla sicurezza del cosiddetto Mediterraneo allargato, con Hormuz che è tra i punti più sensibili. Lì si può creare quella che Portolano ha definito una “crisi sistemica” in grado di trascinare con sé tutti quei Paesi che giovano di quelle rotte marittime. Il conflitto tra USA, Israele e Iran sta comportando una riduzione nei passaggi attraverso lo Stretto di Hormuz; non meno rilevante è Suez e l’intera zona del Mar Rosso. C’è poi la forte instabilità in Paesi come Siria e Libano che va monitorata con attenzione. “Si è ridotta la distanza tra il luogo in cui si sviluppa una crisi e le aree in cui si sentono i suoi effetti”, ha spiegato Portolano. Sull’Africa, invece, il Generale ha segnalato come tale instabilità sia dettata da diversi fattori: dai cambiamenti climatici, al terrorismo passando per traffici illeciti e povertà diffusa fino alla crescente pressione demografica. “Mantenere la presenza e la cooperazione, con capacità di lettura anticipata”, questa è la linea che secondo Portolano può aiutare a prevenire ulteriori scenari critici in Africa che possono riversarsi verso il Mediterraneo Centrale. Il Sahel in particolar modo è da valutare in maniera attenta come una sorta di frontiera verso il Nord Africa e quindi l’Europa; al contempo il Corno d’Africa, la Somalia e Gibuti in particolare, giocano un ruolo importante per la stabilità nell’area del Mar Rosso e del Golfo. Sul fronte dell’Europa Orientale, invece, è stato ricordato che le tensioni tra Belgrado e Pristina rappresentano naturalmente un problema richiamando l’importanza di una presenza internazionale per prevenire il dilagare di queste tensioni. C’è poi il permanere del conflitto tra Russia e Ucraina, a quattro anni dallo scoppio delle ostilità.

“Le diverse direttrici producono i loro effetti in maniera interconnessa e trasversale sull’intero bacino del Mediterraneo”, ha poi rilevato Portolano tornado alle missioni internazionali e auspicando che lo strumento militare sia sempre più agile a adattivo. “Servono capacità giuste nel momento e nel luogo in cui sono necessarie”, ha aggiunto Portolano evidenziando che la delibera sulle missioni internazionali è un architrave essenziale per il Paese, per adattarsi ai cambiamenti e dare risposte concrete. Il Generale ha anche spiegato che tale delibera conferma gli obiettivi strategici prioritari, assicurando gli impegni assunti dall’Italia nel perseguimento degli interessi nazionali e di quelli Nato. Nella sostanza si tratta di 40 missioni ed operazioni internazionali, di cui: 26 sotto l’egida di organizzazioni internazionali, 4 nell’ambito dell’azione dell’Onu, 9 della Nato, 13 dell’UE e 14 su basi bilaterali: il totale del contingente massimo autorizzato è di circa 11.600 militari. “La sostenibilità delle missioni e delle operazioni rappresenta un fattore altrettanto rilevante delle loro impostazione operativa”, ha spiegato Portolano facendo presente che il fondo è quello predisposto dalla legge 145 del 2016, programmato su base triennale: si tratta di circa 1,5 miliardi. (Inform)

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