SENATO DELLA REPUBBLICA
ROMA – L’Aula del Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge (1799), Amich ed altri, volto all’istituzione della Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un’unità della Marina tedesca nell’Oceano Atlantico il 2 luglio 1940. Il testo era già stato approvato dalla Camera dei Deputati. Nel suo intervento il relatore Roberto Menia (FdI) ha spiegato che si trattava di un equipaggio di 800 unità: i deportati verso il Canada erano in gran parte italiani, almeno per la metà; gli altri erano tedeschi e austriaci. “Era il 2 luglio del 1940: morirono 865 persone, 446 delle quali erano emigrati italiani che venivano da varie parti del nostro Paese; taluni erano arrivati recentemente nel Regno Unito; molti invece erano in realtà immigrati da tempo e facevano già parte della comunità, eppure furono deportati per tale ragione”, ha sottolineato Menia ricordando che questa è una memoria che è stata trasmessa soprattutto all’interno delle famiglie di chi ha subito questa tragedia . “Pensate che l’ultimo superstite si è spento solo qualche anno fa. A Bardi, in provincia di Parma, il paese che ha pianto il maggior numero di vittime di questa grande strage, era nata da decenni un’associazione, un comitato di parenti e discendenti che ha sempre chiesto che la strage non venisse dimenticata”, ha aggiunto il senatore. Ha poi preso la parola il Sottosegretario agli Esteri Maria Tripodi ha spiegato come “questo disegno di legge rappresenti il coronamento di un percorso di riconoscimento della memoria di 446 internati italiani che morirono nell’affondamento del piroscafo Arandora Star nel 1940”. Tripodi ha anche ricordato che ogni anno le nostre sedi diplomatico-consolari partecipano alle commemorazioni organizzate dalle nostre collettività, che si svolgono principalmente in Scozia e in Galles, luoghi di provenienza dei nostri connazionali, e anche a Liverpool, posto da cui salpò la nave. Dal canto suo Luigi Spagnolli (Gruppo per le Autonomie) ha ricordato come questa tragedia non sia stata esclusivamente italiana, ma che abbia riguardato prigionieri di guerra e sostanzialmente persone civili che lavoravano pacificamente nel Regno Unito, provenienti dall’Italia, dall’Austria e della Germania. Dafne Musolino (IV) ha invece rilevato come il naufragio dell’Arandora Star sia un caso forse poco studiato e poco noto alle nostre culture e ai nostri concittadini. “Anche nei libri di scuola se ne parla poco: è una storia poco raccontata, eppure è una storia che ci deve far riflettere”, ha aggiunto Musolino ricordando che la nave Arandora Star affondò in trentacinque minuti, un tempo brevissimo, e che delle 14 scialuppe che quella nave aveva comunque a bordo riuscirono a esserne calate soltanto una o due. “Questo determinò la morte di gran parte dei passeggeri”, ha precisato Musolino. Tino Magni (Misto – AVS) ha sottolineato che “la memoria dei fatti che riguardano l’Arandora Star appartiene al patrimonio democratico del nostro Paese e merita molto rispetto. Riteniamo, però, ancora una volta, – ha aggiunto annunciando la non partecipazione al voto del suo gruppo – di non condividere la scelta di affidare questo compito all’istituzione dell’ennesima giornata nazionale”. Raffaele De Rosa (FI) ha dal canto suo affermato che “la tragedia del piroscafo Arandora Star appartiene alla storia della Seconda guerra mondiale e a quella delle comunità italiane emigrate”. Secondo De Rosa la Giornata nazionale “consente di rendere stabile il ricordo, coinvolgere scuole e territori, valorizzare materiali esistenti e impedire che la memoria si disperda”. “Innanzitutto, – ha affermato Alessandra Maiorino (M5S) – questo è uno dei più tragici episodi legati alla storia dell’emigrazione italiana e ciò ci ricorda che il nostro è un popolo di emigranti, di persone che hanno lasciato il nostro Paese e che ancora oggi continuano a lasciare il nostro Paese per motivi economici, perché qui non possono – e non potevano – costruirsi un futuro e sono andate a costruirselo altrove. Questo forse dovrebbe farvi riflettere su ciò che accade ancora oggi”. La senatrice ha poi sottolineato, ricordando che tutte le popolazioni aspirano alla pace e alla tranquillità, come il prezzo della guerra venga alla fine pagato dai popoli e non sempre da coloro che queste guerre le vogliono. Dal canto suo Stefania Pucciarelli (Lega) ha voluto far presente che la proposta prevede un minuto di silenzio, iniziative territoriali, attività nelle scuole e spazi informativi del servizio pubblico, senza gli effetti di un giorno festivo e con la clausola di invarianza finanziaria. Pucciarelli ha inoltre ricordato che il testo è già stato approvato dalla Camera il 12 febbraio scorso. Dario Parrini (PD) ha sottolineato come nell’ottantesimo anniversario della strage dell’affondamento per mano tedesca della nave, su cui erano presenti tanti migranti italiani, il 2 luglio 2020 parlò il Presidente Mattarella: “un fatto molto importante di riconoscimento del sacrificio di così tanti innocenti e dell’impegno che i loro congiunti hanno portato avanti per così tanto tempo”, ha evidenziato Parrini. Cinzia Pellegrino (FDI) ha infine rilevato che la Giornata nazionale ci spiega che tutti gli italiani morti in quel tragico episodio erano persone comuni : “non erano nemici della Patria, men che mai dello United Kingdom”, ha spiegato Pellegrino che ha aggiunto “Vogliamo Istituire queta Giornata perché vogliamo chiedere memoria, perché come dice un saggista e biografo britannico – ne ho scelto uno britannico appositamente – la vera arte della memoria è l’attenzione. Noi chiediamo attenzione, ma con questo strumento istituzionale vogliamo anche trasmettere rispetto, patriottismo e pietas nei confronti di quelle vittime”. (Inform)