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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Dal Cgie il webinar : “La nuova economia del carbonio – Transizione energetica, Direttiva RED III e Carbon Credit”

ITALIANI ALL’ESTERO

(Fonte foto Facebook)

ROMA – Si è svolto nei giorni scorsi il webinar dal titolo “La nuova economia del carbonio – Transizione energetica, Direttiva RED III e Carbon Credit”. L’incontro è stato promosso dalla V Commissione tematica “Promozione sistema Paese all’estero e Made in Italy” del Cgie, presieduta da Massimo Romagnoli. L’iniziativa è stata volta ad approfondire i cambiamenti in atto nell’economia globale legati alla sostenibilità ambientale, ai nuovi mercati del carbonio e alle politiche energetiche europee, con particolare attenzione al ruolo che possono svolgere gli italiani all’estero e il sistema delle imprese italiane nei mercati internazionali.  La vicepresidente della V Commissione Barbara Spadafora, che ha coordinato gli interventi, ha introdotto l’evento sottolineando come la transizione energetica sia oggi presente fra di noi e possa rappresentare un’opportunità per le imprese . “Al di là delle difficoltà degli approvvigionamenti energetici – ha aggiunto – dovuti a situazioni geopolitiche molto stressanti – l’Europa su questo tema deve darsi da fare”.

A seguire ha preso la parola il presidente della V Commissione Massimo Romagnoli che ha rilevato: “Il tema che affrontiamo oggi non appartiene più soltanto al dibattito ambientale, ma riguarda direttamente l’economia, l’industria, la competitività delle imprese e praticamente il futuro del sistema italiano nel mondo”. “Non siamo qui per parlare di un futuro lontano, siamo qui per parlare del presente. Negli ultimi anni il mercato energetico globale è cambiato profondamente. Le tensioni geopolitiche, l’instabilità dei prezzi, delle materie prime, la sicurezza degli approvvigionamenti e l’urgenza del cambiamento climatico stanno ridisegnando le regole del gioco”, ha proseguito Romagnoli, citando poi i problemi per il commercio petrolifero derivanti dalla crisi nello lo stretto di Hormuz. “La transazione energetica, oggi più che mai, – ha aggiunto il Presidente – non deve essere letta come una moda, ma come una necessità strategica. Diversificare le fonti, investire nei carburanti rinnovabili, sviluppare biocarburanti, utilizzare strumenti come l’HVO, calcolare la carbon footprint e comprendere il mercato dei carbon credit, significa anche rendere le nostre imprese più forti, più preparate e meno vulnerabili ai problemi internazionali… In questo nuovo scenario una cosa è chiara, chi non si adatta purtroppo resta indietro e la sostenibilità può diventare una delle più grandi opportunità economiche della nostra generazione”. “Parliamo – ha continuato Romagnoli – di nuovi mercati, di nuovi strumenti finanziari, di nuove certificazioni, di un nuovo rapporto tra impresa, ambiente, energia e competitività. Parliamo in sostanza di una nuova economia, l’economia del carbonio. In questo quadro si inserisce un passaggio fondamentale, la direttiva europea per le energie rinnovabili RED3, che rappresenta una vera e propria road-map industriale per l’Europa verso il 2030. (…) La RED3 è già entrata in vigore e gli Stati membri sono chiamati ad adeguare i propri sistemi nazionali. Ma è proprio tra il 2026 e il 2027 che molte imprese inizieranno a percepire concretamente gli effetti di questo nuovo quadro. Nei contratti, nella logistica, nei costi energetici, nelle certificazioni ambientali e soprattutto nell’accesso nei mercati”.  Romagnoli ha poi sottolineato come in questo contesto energetico in divenire la rete degli italiani all’estero possano svolgere un ruolo importante: “ Noi – ha spiegato – abbiamo una forza straordinaria. Una rete globale di imprenditori, professionisti, manager, tecnici, consulenti, rappresentanti del sistema Italia che operano ogni giorno nei mercati più dinamici del mondo, senza contare i tanti ambasciatori all’estero che si occupano di fare sistema Italia, di aiutare le imprese italiane a penetrare nei mercati esteri”. A seguire è intervenuta la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi “Dalla Sardegna dove mi trovo, che è stata terra di miniere – ha affermato Prodi- prendo spunto dalle parole del Presidente Romagnoli per ricordare che ad ogni generazione gli italiani in Italia e nel mondo hanno dovuto affrontare le sfide dell’energia, dell’economia e le problematiche geopolitiche. Ma ogni generazione ha le sue sfide e siamo qui per comprenderle e coglierle insieme”. La Segretaria Generale ha poi espresso soddisfazione per il nuovo corso intrapreso dal Cgie con la realizzazione di webinar tematici che, grazie alla partecipazione del pubblico, contribuiscono a rendere sempre più centrali le reti di rappresentanza, creando ponti culturali ed economici. Prodi ha infine segnalato che nella prossima Assemblea Plenaria del Cgie, fra i vari temi trattati, vi sarà anche quello del contributo economico dei connazionali all’estero nei confronti dell’Italia.

Da segnalare anche l’intervento di Giulia Sirigu, esperta di internazionalizzazione ed economia politica ed operante nel Regno Unito, che ha rilevato come la tematica al centro del webinar non riguardi soltanto l’energia, ma anche il posizionamento economico delle imprese nel mondo, la loro capacità produttiva e di essere al passo coi tempi. “È importante – ha aggiunto Sirigu – capire la portata di queste nuove norme presenti all’interno dell’Unione Europea e inserirle all’interno di un contesto storico. Oggi ci troviamo in una fase che è caratterizzata da vari elementi. Elementi internazionali, quindi di instabilità geopolitica, di competizione tra le grandi aree economiche e di trasformazione delle catene globali di valore, quindi delle value chain”. Sirigu ha anche spiegato come a fronte di un contesto internazionale, dove gli Stati Uniti stanno rafforzando le loro politiche industriali mirate nel settore energetico e la Cina sta continuando a consolidare la propria leadership nelle green technologies, l’Unione Europea si stia attrezzando con nuove normative per il settore. “In questo scenario – ha proseguito – dobbiamo tenere conto del fatto che la sostenibilità è un elemento centrale per la competitività delle aziende italiane che stanno in Italia e per quelle che si trovano all’estero, ma soprattutto diventa centrale nella relazione fra imprese italiane e estere a livello transnazionale”. Sirigu ha poi sottolineato come l’Unione Europea abbia scelto un approccio chiaro, quello di guidare il cambiamento energetico attraverso delle regole che orientino il mercato in una prospettiva di sostenibilità. Sirigu ha anche rilevato l’importanza di dare delle informazioni che possano essere poi traducibili nella vita imprenditoriale di tutti i giorni,  ad esempio consigliando di integrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni nei piani industriali o di monitorare la normativa del settore per consentire alle aziende di accedere non solo ai fondi europei, ma anche a quelli nazionali legati alla transizione.

E’ stata poi la volta di Sergio Pellerey, carbon manager e COO di DKS Fuels GmbH, che si è soffermato sui carbon credit e sugli strumenti a disposizione delle aziende per calcolare e compensare la propria impronta di carbonio. Pellerey, dopo aver spiegato che un carbon credit equivale a una tonnellata di CO2 non emessa nell’atmosfera o rimossa dalla medesima,  ha sottolineato l’importanza in questo ambito dei progetti di silvicoltura e di quelli volti alla riforestazione. Pellerey ha inoltre posto in evidenza l’esigenza che, alla luce delle nuove normative europee, le PMI italiane si attrezzino per limitare la loro azione inquinante, anche per evitare possibili limitazioni di accesso al credito. Ha infine preso la parola l’Ambasciatore d’Italia a Singapore Dante Brandi che ha ricordato come Singapore sia una città-stato affacciata sullo stretto di Malacca “uno stretto cruciale per il transito internazionale di merci, ma anche ovviamente di flussi di energia, di petrolio, di gas. Singapore – ha continuato l’Ambasciatore – è un ponte tra l’Asia, l’Europa e il resto del mondo. Questa posizione strategica ha fatto la sua fortuna” “E’ un paese – ha sottolineato – che deve importare di tutto dal cibo fino all’energia. Il 95% dell’energia che si consuma a Singapore – ha precisato  Brandi – viene da importazioni di gas, da vari paesi del mondo come Malesia, Indonesia, nazioni vicine, ma anche dall’Australia, Stati Uniti, nonché dal Medio Oriente, Qatar e Africa”. “Proprio per la sua natura di snodo mercantile internazionale – ha proseguito l’Ambasciatore – Singapore è un paese che ha una vacazione naturale ad aderire ad un ordine internazionale basato su regole che vengano scritte all’interno di organismi multilaterali”. Brandi ha quindi spiegato come Singapore, partendo da questi presupposti, abbia impostato la propria politica volta alla transizione energetica, sottoscrivendo l’impegno alla riduzione e l’azzeramento delle emissioni di CO2 entro 2050. “E’ un Paese che quindi sta facendo della transizione energetica, una vera opportunità economica per le proprie aziende e per la propria struttura industriale”, ha aggiunto l’Ambasciatore ricordando che il 20% del PIL  è ancora prodotto da manifattura ad alta produttività, mentre si registra un alto tasso di innovazione tecnologica ad esempio nei semiconduttori o nell’industria farmaceutica. Brandi si è poi soffermato sullo sviluppo del dialogo bilaterale tra Italia e Singapore, ad esempio nell’ambito del Piano Mattei che potrebbe offrire la possibilità di sviluppare joint venture e partnership con aziende di Singapore per lo sviluppo di progetti che possano poi procurare carbon credit in entrambi i mercati. L’Ambasciatore ha infine segnalato l’opportunità di importanti stanziamenti governativi, anche per aziende internazionali che dovessero aprire centri di ricerca e sviluppo a Singapore, sfruttando l’ecosistema di questa città stato per sviluppare soluzioni innovative nel tema della transizione energetica. (Nicolina Di Benedetto- Inform)

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