ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA- Nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università La Sapienza di Roma, studiosi, istituzioni e rappresentanti della comunità italiana all’estero si sono riuniti per il workshop “Italia e Brasile: 150 anni di migrazioni, intrecci storici e prospettive future”, promosso dal Dipartimento MEMOTEF. Aprendo l’incontro la Rettrice dell’Università La Sapienza Antonella Polimeni ha riferito come questi momenti di approfondimento “ci permettano di affrontare con maggiore profondità fenomeni che sono complessi e che attraversano epoche diverse”. “Questa riflessione non serve solo per leggere eventi storici – ha continuato la Rettrice – ma per costruire chiavi interpretative più ampie capaci di mettere in relazione memoria, trasformazioni sociali e dinamiche di tipo globali”, offrendo strumenti utili per orientare delle scelte. Polimeni ha anche evidenziato come il legame tra Italia e Brasile sia complesso e costruito attraverso i movimenti delle persone e la circolazione delle idee. In particolare le migrazioni sono divenute, secondo la Rettrice, un fenomeno strutturale, capace di incidere sugli equilibri dei territori e sulle forme di sviluppo e sulla definizione delle relazioni tra paesi. Un contesto che rende più urgente padroneggiare gli strumenti di analisi. Per Polimeni “l’elemento trans-disciplinare offerto dal workshop e dal confronto” consente di comprendere al meglio la complessità del tema e del fenomeno, il quale ha contribuito a fortificare il legame tra i due paesi. Le migrazioni sono intese dunque sia come capitolo storico, sia come elemento vivo capace di generare delle identità trans-nazionali e di incidere su aspetti quali la demografia e la cultura. La Rettrice ha anche richiamato il concetto di dialogo attivo intergenerazionale e interdimensionale, chiamando in causa il ruolo chiave delle Università nel cogliere tali elementi. In particolare Polimeni ha ricordato l’impegno concreto dell’Università La Sapienza nell’andare a promuovere delle relazioni internazionali stabili fondate sullo scambio scientifico ed accademico. Polimeni ha inoltre ricordato il valore della diplomazia scientifica, intesa come una delle espressioni della cooperazione accademica internazionale, uno strumento per rafforzare i legami tra i paesi. “Una dimensione – conclude – che riconosce in maniera piena alla formazione e alla ricerca un ruolo attivo proprio nel dialogo internazionale”.
Nel suo intervento l’Ambasciatore del Brasile in Italia Renato Mosca De Souza ha voluto segnalare le celebrazioni per i 150 anni dell’emigrazione italiana in Brasile ricordando l’arrivo della prima nave con 340 famiglie italiane nel paese sud americano nel 1874. Una celebrazione che, in alcune parti del Brasile, è avvenuta nel 2025 e che “si sta concludendo dopo un anno”. L’ambasciatore ha poi sottolineato l’importanza storica, culturale ed economica della nostra emigrazione : “gli italiani hanno contribuito tantissimo allo sviluppo del Brasile nel ventesimo secolo”, soprattutto sul lato industriale ed imprenditoriale. Un contributo, quello dato dagli italiani, che si è espresso anche sul lato culturale, artistico e culinario. Per l’Ambasciatore questo legame storico fra Italia e Brasile rappresenta la base su cui costruire ancora di più per il futuro.
L’accordo UE-Mercosur è stato preso d’esempio in tal senso. “Un momento molto speciale, dopo 25 anni di negoziati e siamo pronti per creare un nuovo orizzonte”. L’Ambasciatore ha anche sottolineato come, rispetto a questa intesa di livello europeo, l’Italia sia avvantaggiata dalle sue presenze in Brasile. “Ci sono – ha spiegato – circa 1200 aziende italiane in Brasile e con la riduzione dei dazi possiamo creare un ambiente economico ancora più grande”. Un legame non solo economico, ma anche scientifico ed accademico. “Il legame tra le Università è molto importante e va mantenuto”, ha aggiunto. Renato Mosca ha poi rilevato l’importanza della ripresa dei legami con l’Italia da parte del Brasile dopo il “vuoto” generato dalla pandemia. “In questi ultimi due anni abbiamo lavorato insieme in maniera molto produttiva e pragmatica”. E’ dunque necessario – ha concluso – guardare ai legami tra i due paesi, nati con le migrazioni italiane, per avere uno sguardo sulle prospettive future. Ha poi preso la parola la docente Vania Beatris Merlotti Herédia (Università di Caxias do Sul) che ha sottolineato come l’emigrazione italiana in Brasile abbia avuto un impatto positivo sulla vita di questo Paese. La professoressa ha inoltre evidenziato l’importanza di mantenere viva la memoria dei migranti italiani, comprendendo l’importanza della costruzione di una identità italiana anche al di fuori dell’Italia, nonostante molti discendenti non conoscano personalmente il bel paese. “Questo elemento identitario è comune nei migranti che hanno scelto il Brasile come destinazione”, ha spiegato la docente. “Le generazioni successive dei primi migranti non hanno mai avuto l’opportunità di conoscere e tornare nei luoghi che avevano lasciato i loro antenati, ma hanno conservato nel cuore l’idea della loro patria e la cultura”. La professoressa ha poi ricordato come i migranti italiani siano stati motore di trasformazione sociale ed economica del Brasile. L’aspetto particolare della migrazione italiana fu che questo fenomeno venne gestito da entrambe le parti con successo: per l’Italia venne visto come un modo per risolvere la questione della sovrapopolazione a seguito dell’unificazione del Paese; in Brasile fu invece caratterizzato dall’accesso degli italiani agli appezzamenti di terra e dalla propensione all’avanzamento sociale. Le conoscenze tecniche dei migranti italiani furono inoltre positivamente importate in un paese come il Brasile, che era in piena fase di sviluppo. E stata poi la volta della docente Francesca Fauri (Università di Bologna) che si è concentrata sull’impatto economico della nostra emigrazione rispetto all’Italia . La docente ha ricordato come l’aumento del numero degli emigranti sia coinciso, nell’epoca della grande diaspora italiana, con un importante valore economico dato dalle rimesse. Tra i variegati dati forniti, Fauri ha citato il secondo posto dell’Italia , dopo il Regno Unito e l’Irlanda , per numero di migranti partiti verso paesi extra europei, nonché gli alti picchi dell’migrazione italiana dal 1876 al 1913. “La regione – ha aggiunto la docente – con la propensione migratoria più alta, negli anni dal 1896-1905, è quella Veneto”. Fauri ha inoltre rilevato come la grande migrazione italiana sia stata anche incentivata dalla rivoluzione avvenuta nei trasporti, ovvero il passaggio dalle navi a vela a quelle a vapore, con conseguente diminuzione dei costi. Un altro incentivo alla diaspora può essere individuato nella mancanza di limitazioni per la mobilità dei migranti fino al 1921 e da un atteggiamento favorevole da parte del governo italiano. La docente è poi tornata a parlare delle rimesse segnalando come nel 1914 queste giunsero a coprire il 20% del deficit della bilancia dei pagamenti italiana. Dal canto suo la professoressa Manuela Martini (Université Lumière Lyon 2) ha sottolineato come la importante presenza degli stati nazionali non abbia impedito l’esistenza di comunità transnazionali e pratiche transnazionali. Martini anche rilevato come i flussi migratori siano stati influenzati dalle istituzioni che nacquero tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 per gestire le migrazioni. Primo fra tutti il Commissariato generale dell’emigrazione fondato nel 1901 che operò in Italia fino al 1927 e rappresentò è un modello anche per altri Paesi. Un’istituzione che ha avuto l’obiettivo di accompagnare i migranti nei paesi di destinazione. La docente ha anche ricordato come dopo gli anni venti, le restrizioni agli ingressi imposte nel continente americano spinsero gli emigrati, tra cui molti italiani, verso la Francia. A seguire la docente Elena Ambrosetti (Università La Sapienza ) si è soffermata sulle dinamiche demografiche e la mobilità internazionale di ieri e oggi dell’Italia e del Brasile. Ambrosetti ha spiegato come dal 2015 in Italia si abbia un saldo demografico negativo della popolazione italiana nonostante l’apporto fornito negli anni dall’immigrazione. In ogni caso, secondo la docente, la presenza degli immigrati e dei loro figli , è stata importante soprattutto per attenuare il processo di invecchiamento della popolazione italiana. Oggi la popolazione anziana nel nostro Paese ha una dimensione più importante rispetto a quella giovanile. Per il Brasile il discorso è diverso essendosi affacciato più tardi rispetto all’Italia alla transizione demografica, ovvero all’aumento degli anziani e alla decrescita delle nascite. “Il Brasile – ha aggiunto la professoressa – è divenuto adesso paese sia di emigrazione verso Nord America ed Europa, sia di accoglienza dei flussi dell’America Latina, in particolare di rifugiati”. In ogni caso la sua popolazione ha una forte componente giovanile. Da segnalare anche l’intervento della direttrice della cattedra UNESCO Popolazione Migrazioni e Sviluppo Cristina Giudici (Università La Sapienza- Dipartimento MEMOTEF ) che ha parlato di un progetto europeo vinto dal suo gruppo che ha l’obiettivo di comprendere il panorama delle migrazioni in Africa Sub Sahariana e di informare la risposta dei governi locali sulle migrazioni.
Il worskshop è stato concluso dal deputato del Pd Fabio Porta, eletto nella ripartizione America Meridionale. Il deputato ha voluto sottolineare come la migrazione italiana in Brasile non sia un fenomeno marginale, ma rappresenti una parte strutturale di questo Paese. “Nelle navi che solcavano l’Atlantico tra Ottocento e Novecento – ha ricordato – non viaggiavano solo braccia per i campi, ma anche lingue, tradizioni e saperi”. “Se il Brasile – ha proseguito Porta – è uno di quegli Stati in cui l’italianità è più viva in termini di cognomi, paesaggio urbano, nelle forme di associazionismo, dipende da questa lunga sedimentazione di esperienze condivise”. Il deputato si è anche soffermato sull’importanza delle rimesse dei nostri emigranti per lo sviluppo dell’Italia. Il deputato ha poi sottolineato la necessità di trattare la memoria migratoria, esulando sia da una narrazione consolatoria sia da “semplificazioni polemiche”. Per il legislatore, ha poi continuato Porta, è importante prendere in considerazione la complessità della tematica non riducibile ad un solo registro interpretativo. “Se siamo stati e lo siamo tuttora, un popolo di emigranti non possiamo affrontare le emigrazioni di oggi – ha aggiunto – con lo sguardo corto dell’emergenza”. Il deputato ha inoltre ricordato in merito come la Costituzione italiana riconosca e protegga i diritti inviolabili dell’uomo. In conclusione Porta ha posto l’attenzione sulla necessità di non dimenticare il fatto di essere stati un paese di emigrazione. Lo sviluppo di reti trans nazionali – ha concluso il deputato – impone una profonda revisione delle politiche pubbliche atte a favorire ed investire nei servizi consolari per una maggiore mobilità globale, nei programmi di scambio, nei percorsi di doppia laurea e ad un ripensamento anche della cittadinanza “non come recinto chiuso”, ma tenendo insieme Ius Sanguinis e nuova mobilità. (Alessio Mirtini/Inform)