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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Silvana Mangione: “La stagione delle riforme”

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “Gente d’Italia” del 4.6.2013
Silvana Mangione: “La stagione delle riforme”
NEW YORK – Si è aperta per l’ennesima volta la stagione delle riforme non solo per l’Italia in Italia, ma anche per l’Italia all’estero. E i contrapposti populismi stanno facendo scoppiare come petardi puzzolenti proposte ridicole o inattuabili o protettive dei diritti e poteri acquisiti da pochi unti dal signore, senza rispetto per la trasparenza né per l’intelligenza dei cittadini. Ci sono leggi che hanno bisogno di essere riformate da oltre quarant’anni: penso alla legge 153 del 1971, che è nata vecchia, ma è ancora utile in certe realtà, dove si è arrivati a una intoccabile spartizione di pani e di pesci. Ci sono altre leggi che necessitano soltanto di piccoli aggiustamenti, perché il loro impianto è ancora validissimo: ad esempio la legge n. 286 del 23 ottobre 2003, “recante la disciplina dei Comitati degli italiani all’estero”.
L’articolo 2 di tale legge dà ai Com.It.Es. facoltà conoscitive, consultive, propositive, programmatorie e perfino di partecipazione alla realizzazione di “opportune iniziative nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale” delle comunità rappresentate. Più di così non so che cosa possa e debba fare ilCom.It.Es. Qualunque riforma non potrebbe che togliergli funzioni e poteri e si deve impedirlo a tutti i costi. È ovvio che l’utilità dell’operato del singolo Com.It.Es. dimostra la capacità di avvalersi della legge. Prima di tutto, bisogna capire che ilCom.It.Es. è un organismo politico, che deve sviluppare le “politiche” di soddisfazione delle esigenze della collettività e di promozione di approcci nuovi per far fronte a nuove realtà.
Non basta. Il Com.It.Es. ha anche un’implicita funzione di controllo, collegata al suo obbligo di esprimere un parere sulle documentate richieste di contributo che “enti e organismi associativi, che svolgono attività sociali, assistenziali, culturali e ricreative a favore della collettività italiana, rivolgono al Governo, alle regioni ed alle province autonome”, nonché sui contributi “accordati dalle amministrazioni dello Stato ai locali mezzi di informazione”. E vi pare poco? Ovviamente il “controllato”, cioè il responsabile di uno degli enti e organismi associativi o mezzi di informazione di cui sopra, non può e non deve essere a sua volta “controllore”, vale a dire membro dello stesso Com.It.Es. che dà il parere obbligatorio sulla quella specifica richiesta di contributo. Ma su questo la legge si avvita su se stessa, creando una mostruosità normativa.
Infatti, all’art. 5, comma 4, dichiara “ineleggibili” i dipendenti dello Stato italiano all’estero, chi detiene cariche istituzionali e i suoi collaboratori, gli amministratori e i legali rappresentanti di enti gestori di attività scolastiche e dei comitati di assistenza che ricevono finanziamenti pubblici. Si badi bene: “ineleggibili”, non “incandidabili”, con due conseguenze profondamente negative. La prima è che l’ineleggibile può candidarsi e aggiungere tutte le proprie preferenze alla lista in cui si è schierato. La seconda è che, una volta eletto, la decisione sulla sua eleggibilità è attribuita allo stesso Com.It.Es. di cui fa parte, ai sensi dell’art. 7, comma 1, del Regolamento di attuazione, emanato con Decreto del Presidente della Repubblica N. 395 del 23 ottobre 2003, che recita: “Il Comitato giudica delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei propri membri”. Vale a dire, chiudiamo la stalla dopo che i buoi sono scappati.
Durante il dibattito nel CGIE sostenevo a gran voce insieme a molti altri che si doveva parlare di ineleggibilità di tutti coloro che amministravano o erano responsabili di enti e associazioni che ricevevano a qualunque titolo qualunque tipo di contributi pubblici dall’Italia, quindi non soltanto finanziamenti diretti, ma anche indiretti e servizi. Inoltre, tale ineleggibilità doveva essere verificata dal Comitato Circoscrizionale Elettorale prima della convalida delle candidature. In questo modo non si sarebbe assistito alla farsa tragica di eletti che vengono dichiarati ineleggibili perché non hanno sufficienti appoggi all’interno del Comitato o perché appartengono a quel partito invece che a questo e peggio ancora al vulnus morale di candidati oggettivamente ineleggibili che non vengono toccati per le ragioni contrarie. E nel secondo caso, come succede spesso, specie in Nord America, ma anche altrove, il richiedente del contributo alla stampa – tanto per fare un esempio – non solo è consigliere del Com.It.Es., ma si rifiuta persino di uscire dalla stanza o di astenersi dal partecipare quando il Comitato sta votando il parere sulla sua richiesta di contributo. Questa è un’aberrazione.
Probabilmente la contraddittorietà delle norme in materia è nata dal fatto che non si voleva affrontare la questione spinosa e difficile da risolvere, relativa alle realtà di patronato. Gli uffici di patronato all’estero ricevono un finanziamento dalla sede centrale in Italia, che a sua volta lo riceve dal Ministero del Lavoro/Welfare in base ai premi accumulati con il disbrigo gratuito delle pratiche cui è assegnato un punteggio finanziabile. In questo caso la legge attuale non richiede il parere delCom.It.Es. a meno che l’ufficio all’estero non faccia domanda di contributo in prima persona.
Tuttavia, in molti Com.It.Es. rimane grande confusione in proposito, specie in Nord America, dove alcuni Comitati hanno al proprio interno addirittura come Presidente e come membri i responsabili di più di un patronato e tutti si proteggono fra loro e vivono tranquilli, mentre in altri casi essendone stato eletto uno solo che appartiene ad un’area di partito contraria a quella della maggioranza dei Consiglieri, gli si è fatta una guerra furiosa per costringerlo a dimettersi. Ecco dunque l’altro caso fondamentale in cui il legislatore deve definire le regole con assoluta certezza, per evitare i pericoli del famoso detto: “La legge si applica ai nemici e si interpreta per gli amici”. (Silvana Mangione* -La Gente d’Italia del 4 giugno 2013 /Inform)
* Vice segretario generale del CGIE per i Paesi anglofoni extraeuropei
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