MONDO SCALABRINIANO
MARSIGLIA – Le consegne erano chiare. Andare al vieux port con qualcosa da mangiare e da condividere insieme. Ma anche con una pentola vuota… per farsi sentire! In centinaia, allora, ci siamo trovati mercoledì scorso, 22 aprile 2015, con diverse associazioni per i diritti umani come Medecins du Monde, Fondation Abbé Pierre, Cimade… C’erano anche alcuni preti del nostro settore pastorale Plombières, quartiere popolare di Marsiglia.
Paul, il parroco del settore, aveva forse la pentola più grande. Armato di un bel cucchiaio da cucina batteva con entusiasmo e un gran sorriso. «È per la dignità dell’uomo, n’est ce pas?» ripeteva. Gustavo, prete argentino, non era da meno. È per «risvegliare il mondo» rilanciava lui, in sintonia con il suo conterraneo al Vaticano. Combattere, così, la globalizzazione dell’indifferenza.
In realtà, era per protestare per l’improvvisa decisione della prefettura. Quella di sospendere i contributi al buono pasto giornaliero per i rifugiati al ristorante Noga. Sono circa 200 rifugiati su Marsiglia. Ma le norme europee impegnano a garantire alloggio, alimentazione e salute a chi si trova sul territorio in qualità di rifugiato. «E ora che cosa mangiano questi?» ci si chiedeva tra sorpresa e amarezza. «C’est inacceptable!». A mezzogiorno, mentre ai bordi del vecchio porto le nostre pentole facevano la loro sarabanda, si è improvvisata una tavolata gigante con tovaglie stese per terra. Ognuno vi posa qualcosa. Così, c’è chi vi invita a prendere un piatto di couscous, chi uno spicchio di pizza, altri del paté con un pezzo di baguette. Tanti kossovari o rom erano là, sorpresi di una sana convivialità all’aria aperta.
Di un clima di fratellanza e di mare, messi insieme. La TV locale, Antenne 3, nel suo reportage lavora di zoomate su piatti e volti: entrambi di ogni colore. Vi si chiede, poi, una frase al volo. Scritta subito, viene sospesa su una lunga corda tesa da biancheria. Non tanto l’alimentazione, è la dignità sotto attacco!, L’alimentation un droit, le partage un devoir dichiara un’altra.
L’altra sera, invece, era la comunità armena a ritrovarsi sul vecchio porto. In ricordo del martirio del loro popolo. Marsiglia, infatti, è la città francese che ha accolto il maggior numero di profughi nel secolo scorso. Ora se ne contano 80mila circa. Dopo una serie di canti e di musiche tipiche di questa antica cultura, piomba su centinaia di persone, sedute a terra, un silenzio impressionante. Lungo 1915 minuti. A ricordo dell’anno del genocidio. Cent’anni fa, esattamente. La stessa notte. Su maxischermi sfilano, allora, immagini, volti, sofferenze e atrocità delle deportazioni, delle marce della morte. Chi cerca di sfuggire viene ferrato ai piedi come i cavalli dai turchi. Così, rivedere la propria storia per questi emigranti diventa una tortura da sentirsi soffocare per l’emozione. Una brezza di mare, allora, provvidenziale, ne accarezza i volti. Con compassione.
Ci si ritrova ancora al vecchio porto, qualche sera fa. È per ricordare le centinaia di scomparsi nell’ultimo naufragio del Mediterraneo. Una carta geografica gigante è stesa per terra. Magica. Con il suo punto di vista originale da sotto in su, mostra i paesi d’Europa visti dall’Africa. Tutti gli occhi sono fissi là, per leggere i nomi di città e villaggi. Ritrovarvi così nella parte africana i luoghi di nascita di tanta gente scomparsa in fondo al mare. Il sogno di una vita migliore appare tanto pesante per loro, da diventare come una pietra appesa al collo. Si rimane in silenzio per quindici lunghi minuti.
Poi, ci si accosta alla riva, per lanciare in acqua una rosa. Sì, una vita giovane, bella come una rosa, si è spenta in mare. Ma vi è anche la gioia di sentirsi vivi. Di vivere in un paese lontano da miseria o da guerre. Che dovrà, tuttavia, imparare l’alfabeto della solidarietà. Il valore di un avvenire comune… Stop aux naufrages sta scritto su una rete pigliafarfalle arancione di una bambina. Così, assorto, mi sento toccare alle spalle. È Paul, il parroco. Per dirmi, sommesso: «C’est important être là». È importante essere qui. Imparare l’alfabeto della compassione. Sì, per i leader, i pastori, nei tempi di papa Francesco, non solo importante. È urgente, per davvero. (Padre Renato Zilio* -Inform)
* Missionario scalabriniano