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“Leonor Fini. Memorie triestine” : al Polo museale del Magazzino 26

MOSTRE  MULTIMEDIALI

Nel 25° anniversario della morte, Trieste rende omaggio alla poliedrica artista nata a Buenos Aires da padre di origini beneventane e madre triestina di origine tedesca

TRIESTE – Trieste rende omaggio a Leonor Fini, pittrice surrealista, ma anche costumista, scenografa, incisore, illustratrice e scrittrice di fama e frequentazioni internazionali, nata a Buenos Aires nel 1907 da padre di origini beneventane e madre triestina di origine tedesca,  e morta a Parigi nel 1996.

Il Comune ha realizzato una mostra multimediale  di pittura, luce, musica e percezione olfattiva intitolata “Leonor Fini. Memorie triestine” , ideata e curata sul piano critico da Marianna Accerboni.  La mostra –  che ha aperto i battenti da qualche giorno al Polo museale del Magazzino 26 in Porto Vecchio e che  potrà essere visitata fino al 22 agosto – presenta una  rilettura inedita della personalità e della creatività dell’artista analizzando il suo intenso e fondamentale rapporto con la città d’origine della madre. Trieste appunto, dove Malvina Braun condusse la figlia all’età di un anno e dove Leonor Fini  si formò sul piano artistico culturale e su quello umano e personale fino all’età di circa vent’anni, rimanendovi sempre molto legata.

Grazie a una ricca sequenza di testimonianze per la maggior parte inedite e rare (disegni, dipinti, acquerelli, incisioni dell’artista, porcellane decorate e bozzetti per le stesse, documenti, libri, affiche, lettere, foto, video interviste, abiti appartenuti all’artista e a un approfondimento sul piano letterario e grafologico della sua personalità), l’esposizione rivela, attraverso un totale di circa 250 pezzi, oltre al risvolto più intimo e privato della Fini, anche un approfondimento sul clima culturale della Trieste del Novecento. Una città allora avanzatissima e cosmopolita, sospesa tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, dove Leonor visse nella casa materna, sempre in compagnia di un gatto, che sarebbe divenuto poi il leitmotiv principe della sua arte. La sua personalità si formò così a stretto contatto con quel colto milieu internazionale e d’avanguardia che connotava la città all’epoca, nel cui contesto la giovane pittrice ebbe modo di frequentare assiduamente personaggi triestini suoi coetanei, che sarebbero divenuti famosi a livello mondiale. Tra questi, per esempio, il futuro gallerista Leo Castelli, il famoso critico, estetologo e artista Gillo Dorfles, Bobi Bazlen, il grande traghettatore della letteratura dell’Est europeo in Italia, e il pittore Arturo Nathan, accanto a Italo Svevo e Umberto Saba.

Di particolare interesse, in mostra, sono il video con le interviste inedite della curatrice sulla Fini a Dorfles, a Daisy, la sorella di Nathan, e ad altri personaggi che la conobbero, e la sezione dedicata alle porcellane e alle terraglie forti decorate con decalcomanie tratte dai disegni di Leonor, finora mai citate nei numerosi cataloghi dedicati all’artista.

Dopo Trieste, la mostra – già presentata con successo all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, dove Leonor Fini è molto nota, essendo stata legata ai Surrealisti francesi, il cui linguaggio vanta in Belgio protagonisti internazionali quali Magritte e Delvaux – sarà allestita dal 7 ottobre al 12 novembre all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Città in cui la pittrice, l’Italienne de Paris, come veniva chiamata in Francia, si era trasferita appena ventitreenne, guadagnando rapidamente largo consenso e rimanendovi fino alla morte.

Nell’ambito del progetto espositivo verrà editato dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi un volume, curato da Accerboni, in cui saranno pubblicate le opere esposte, il carteggio inedito con l’amico triestino Giorgio Cociani e con altri personaggi e un approfondimento ragionato sui temi sviluppati nell’esposizione. (Inform)

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