GUALDO TADINO – A che punto è la riforma della medicina del territorio prevista dal decreto Balduzzi approvato lo scorso settembre? E’ cambiato qualcosa per i giovani medici di famiglia che chiedevano un percorso meno sofferto verso la professione? Questi Sono alcuni dei temi al centro del secondo convegno dei medici di famiglia organizzato da Fimmg (Federazione italiana medici in medicina generale) che si svolgerà venerdì 7 giugno e sabato 8 giugno a Gualdo Tadino (Perugia) in una sede particolare, all’interno dello stabilimento umbro dell’azienda Rocchetta, proprio accanto alle linee di produzione delle acque minerali. Aprirà i lavori il sindaco della cittadina umbra, Roberto Marroni. Sono attesi oltre 250 congressisti.
“Circa un anno fa – si spiega nella nota – la riforma che prevedeva la creazione di aggregazioni di studi medici capaci di garantire un’assistenza sul territorio 24 ore su 24, col fine di decongestionare i pronto soccorso ospedalieri, era in fase di preparazione. Da allora non è cambiato molto. Il decreto indicava la scadenza dell’ 11 maggio 2013 per arrivare ad un atto indirizzo tra Regioni e categoria dove avrebbero dovuto essere stabilito un piano di azione nazionale. Se l’accordo non fosse stato raggiunto il Governo si sarebbe sostituito alle parti. Ma questo intervento è stato sospeso. Conclusione: la riforma è ferma, ai blocchi di partenza. Ciò non ha impedito ad alcune Regioni di andare avanti autonomamente, con delibere locali e secondo modelli già operativi che hanno già prodotto miglioramenti significativi”. Questi temi verranno discussi in un tavola rotonda programmata per l’8 giugno, dal titolo “Il medico di famiglia nella nuova sanità. Cure primarie, riordino ancora ai blocchi di partenza”. Parteciperanno oltre al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e il segretario di Fimmg, Giacomo Milillo, i presidenti della Regione Toscana, Enrico Rossi, e dell’Umbria, Katiuscia Marini. Renato Balduzzi, “padre” del decreto ricorderà come si è giunti alla riforma. I giovani medici di famiglia chiederanno che si arrivi a definire un percorso meno accidentato per i laureandi che affrontano il triennio di formazione specialistica in modo da garantire alle future generazioni di “generalisti” un accesso alla professione più veloce e soddisfacente. (Inform)