direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Gli interventi del Presidente del Consiglio e del Ministro degli Affari Esteri

XII CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI

 

Paolo Gentiloni:  La Farnesina è il cervello della nostra rete all’estero, il luogo nel quale si elaborano le politiche e le strategie, noi dobbiamo rafforzarla

Angelino Alfano:  Far conoscere all’estero attraverso gli ambasciatori l’Italia migliore e più bella che ha una grande voglia di andare avanti verso un futuro di pace, libertà e prosperità

 

ROMA – Nella giornata conclusiva della XII Conferenza degli Ambasciatori svoltasi alla Farnesina è intervenuto il Primo Ministro Paolo Gentiloni. Una relazione iniziata con i saluti rivolti a tutti i presenti. “Cari Ambasciatori d’Italia, – ha esordito il premier – io sono emozionato dal fatto di tornare in questa sede, perché la Farnesina è stata per me una casa accogliente, quindi conservo e conserverò un ricordo di questa esperienza di questo lavoro straordinario”. Quest’occasione ha permesso a Gentiloni di fare il punto sulla politica estera italiana. Per il Primo Ministro la sfida che l’Italia ha davanti è quella di individuare una politica estera “che sia effettivamente al servizio del nostro interesse nazionale”.  Secondo Gentiloni bisogna avere la consapevolezza che qualcosa va ridefinito nella politica estera. L’ha paragonato ad un orizzonte “che nel corso degli ultimi anni ha avuto bisogno di essere meglio definito perché siamo in un contesto in cui si ridefiniscono equilibri globali, rapporti di forza, la natura stessa delle grandi alleanze di cui facciamo parte. Quindi un contesto in cui la definizione di che cosa vuol dire servire l’interesse nazionale è importante”. Per il premier inoltre servire l’interesse nazionale non significa rinnegare la coerenza e la continuità tenuta in questi anni dall’Italia nei rapporti internazionali “tuttavia – ha aggiunto Gentiloni – sappiamo che l’appartenenza all’Ue e all’Alleanza Atlantica, non sono più di per sé sufficienti a definire i contorni della nostra politica estera, perché se noi avessimo l’idea che tutto si possa ridurre all’applicazione di quello che in queste grandi sedi multilaterali viene in qualche modo stabilito, faremo un grave errore e ci troveremmo, io credo, anche in imbarazzo nel ruolo da svolgere in queste alleanze”. Gentiloni ha inoltre ricordato l’importanza dell’Italia nella definizione dell’indirizzo dell’Unione Europea e nelle scelte fondamentali della Nato. In questo passaggio del discorso ha poi toccato il tema della globalizzazione che ha coinvolto l’intero pianeta con i pro e i contro. Ma, ha precisato il premier “nessuno credo ragionevolmente oggi può dire mettiamo in discussione il grande processo di globalizzazione mondiale, nessuno può dire fermate la globalizzazione voglio scendere, anche se ci sono degli evidenti segnali di rifiuto”.  Gentiloni ha inoltre sottolineato: “credo che abbiamo davanti a noi le reazioni spesso di rigetto, gli elementi di crisi non solo sociale ma anche politici e culturali che il processo di globalizzazione ha innescato in tante parti del mondo… se noi sottovalutassimo questa reazione sociale, culturale e identitaria innescata dalla globalizzazione commetteremmo un grave errore”. Gentiloni ha anche ricordato sia i grandi dislivelli presenti nella distribuzione del reddito, sia sull’importanza e i limiti del patriottismo. “Le nostre ambasciate – ha affermato il Presidente del Consiglio  – sono orgogliose quando festeggiano il 2 giugno in tutte le parti del mondo, ci siamo arrivati, con un po’di ritardo e di lentezza, ma ci siamo arrivati”. Però bisogna stare attenti che “la scoperta del patriottismo non sconfini con il nazionalismo che può diventare ostile nei confronti dei tuoi vicini, che diventa un elemento di tensione con i Paesi dell’area” . Il premier, dopo aver sottolineato come la crescita quest’anno a livello globale sia più alta rispetto alle aspettative di un anno fa, si è soffermato sulla questione libica evidenziando come l’Italia guardi con speranza agli sviluppi della riunione di Parigi dove si sono incontrati il premier libico Fayez al-Sarraj e il generale Haftar. “Mi auguro – ha aggiunto – che i seguiti di questa iniziativa siano più robusti rispetto a quelli del precedente incontro avvenuto due mesi fa ad Abu Dhabi”. Gentiloni , dopo aver ribadito la positività della scelta fatta dalla Farnesina di inviare a Tripoli l’ambasciatore, ha segnalato di aver ricevuto dal premier libico Fayez al-Serraj la richiesta di inviare alcune unità navali italiane per collaborare con la Guardia costiera libica nell’attività tecnica di contrasto ai trafficanti di esseri umani. Gentiloni ha anche evidenziato sia come la politica estera incida in maniera significativa  sulla nostra vita politica, sia l’importante lavoro svolto dagli ambasciatori che “sono al servizio dei cittadini in difficoltà  delle imprese e delle istituzioni, degli intellettuali, di chiunque rappresenti l’Italia”. “La Farnesina – ha concluso Gentiloni – è il cervello di questa rete all’estero, il punto nel quale si elaborano le politiche e le strategie. Noi lo dobbiamo tenerla dà conto, coltivarla, rafforzarla, non esiste una rete se non c’è un cervello nel quale le migliori energie elaborano politiche e strategie”.

Dal canto suo il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano  ha spiegato come questa  Conferenza degli ambasciatori abbia avuto un solco tracciato dalle conferenze precedenti, ma al tempo stesso si stata caratterizzata da alcuni cambiamenti, come ad esempio gli incontri fra gli ambasciatori e gli imprenditori. “Si sono sviluppati – ha affermato Alfano – numerosissimi incontri di imprese nazionali che hanno voglia di internazionalizzarsi ed andare all’estero e hanno trovato nella interlocuzione con gli ambasciatori quel canale istituzionale per loro indispensabile per beneficiare dei servizi della Farnesina e poter avere la possibilità di una marcia in più nel loro percorso di internazionalizzazione”. Il ministro ha anche segnalato un’altra innovazione, ovvero la possibilità di fare incontrare “la nostra rete estera degli ambasciatori italiani con i rappresentanti dei paesi che hanno accreditamento in Italia, e quindi capi missione presenti a Roma”. “Per questa XII Conferenza – ha spiegato Alfano – abbiamo anche scelto un modulo nuovo, lavorando sempre in plenaria  e non dividendo in vari gruppi gli ambasciatori, consentendo loro un confronto circolare in modo tale da poter  ascoltare le opinioni di tutti”. Proseguendo il ministro ha ringraziato la segreteria generale della Farnesina Belloni per l’impegno supportato dall’intera struttura del Maeci per l’organizzare della Conferenza. Per quanto riguarda la politica estera Alfano ha poi ricordato come l’Italia abbia sempre portato avanti la “propria vocazione europeista, la propria fede nel processo di integrazione europea e la propria missione internazionale, agganciata al multilateralismo”. Un’Italia che non ha mai abbandonato la propria dimensione mediterranea e transatlantica, coltivando il rapporto con gli Stati Uniti e promuovendo la centralità dei diritti umani.

Il ministro ha inoltre rilevato l’importanza della rete diplomatica e consolare italiana in quanto portatrice di valori aggiunti. Da Alfano è stata anche sottolineata la necessità sia di una politica estera agile e veloce che sappia stare al passo con i nuovi protagonismi e le nuove leadership che nello scenario multipolare si contendono spazi di influenza, sia di far conoscere attraverso gli ambasciatori l’Italia migliore e più bella,  “che non conosce la rassegnazione e che ha una grande voglia di andare avanti verso un futuro di pace, libertà e prosperità, nella consapevolezza che  queste cose non sono acquisite per sempre”.

“La sicurezza e la crescita – ha concluso Alfano – hanno rappresentato la missione dei Padri fondatori dell’Unione europea. Oggi questa missione si rinnova in un contesto geopolitico davvero complesso. In questa missione rinnovata l’Italia vuole giocare una partita da protagonista, sia sulla pace, la sicurezza e dunque la libertà, sia per quanto riguarda la crescita, ossia la prosperità. Una parte di questa partita è nelle vostre mani – ha aggiunto rivolgendosi agli ambasciatori – sappiamo che la giocheremo, tutti indossando la stessa maglietta. La maglia azzurra della nazionale avendo a cuore quel tricolore che rappresenta tutti noi sia in Italia che all’estero”. (Nicoletta Di Benedetto- Inform)

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