ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – La seduta conclusiva dell’Assemblea Plenaria del Cgie, svoltasi presso il Cnel, è stata dedicata a “Europa in Movimento” sui diritti e le politiche sociali dei cittadini in mobilità in Europa. Il tema è stato introdotto dalla Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi che ha spiegato come ad oggi vi siano oltre 18 milioni gli europei che vivono fuori dal proprio Paese di nascita, e 30 milioni gli europei fuori dall’Unione, di cui circa 5 milioni sono italiani. “Un modo per rappresentare le nostre diaspore è quello di riconoscere lo sforzo che è stato fatto per istituzionalizzarle. Questo rappresenta un valore aggiunto che possiamo rivendicare ”, ha rilevato Prodi che ha aggiunto: “Io credo sia importante utilizzare questa prospettiva dell’Europa in movimento per rafforzare quello che ci sta a cuore sin dall’inizio, e che è alla base della nostra legge istitutiva, ovvero rivolgersi a tutti i livelli delle istituzioni italiane e europee che mettono in atto politiche per gli italiani all’estero”. Prodi ha anche segnalato alcune possibili iniziative su questa tematica, come ad esempio la realizzazione di webinar specifici, lavorare sul tema della mobilità e del lavoro, sottoscrivere un protocollo con l’AICCRE e sollecitare i Comites a designare una persona che sia referente sui temi di coordinamento delle diaspore e sui temi europei. Dopo l’intervento di Gianluca Ericco (Germania) che ha sottolineato l’esigenza di fare il punto su quanto realizzato dal Cgie in questi tre anni, anche in vista di una possibile nuova plenaria entro la fine dell’anno , Filippo Ciavaglia (Cgil) ha evidenziato, rifacendosi al ragionamento del Consigliere Lodetti nel precedente panel, la necessità di tenere insieme una filiera, passando per la Consulta delle Regioni, con consenta di collegarsi ai territori. Per Ciavaglia sarebbe opportuno “focalizzare anche una finestra interlocutoria che metta insieme il mondo sindacale con quello dell’impresa e con la cornice istituzionale, perché la mobilità è legata al mondo del lavoro”. “Il discorso dell’Europa in movimento nacque a suo tempo – ha ricordato il Vice Segretario Generale di Nomina governativa Gianluca Lodetti – perché si prendeva finalmente atto, parlo di diversi anni fa, della mobilità di milioni di persone che in Europa si muovevano e rischiavano di non avere diritti garantiti, il che implicava anche il fatto che poi questa libera circolazione non fosse effettivamente esercitata. Quindi si analizzò il discorso della tutela pensionistica, della sanità, ma anche del diritto del voto”. “L’Europa in movimento – ha proseguito Lodetti – fu un momento di riflessone alta che già guardava avanti rispetto a quello che poi sarebbe effettivamente successo e addirittura si ipotizzò un’Agenzia europea che fosse strutturata per la tutela dei diritti e che fosse incardinata nelle istituzioni europee. Il discorso di oggi – ha continuato il Vice Segretario – potrebbe essere quello di passare dall’Europa dei mercati e della libera circolazione, all’Europa dei cittadini in mobilità che devono poter svolgere come diritto questa mobilità e che possono essere un vantaggio per i singoli Paesi europei e se messi in rete fra tutte queste nazioni possono costituire una risorsa per tutta l’Europa”. “Il riconoscimento da parte delle autorità locali delle vari Paesi delle rappresentanze dei Comites e del Cgie è un discorso antico che non ha mai visto la luce, – ha aggiunto Lodetti- ma io credo che anche questo aspetto sia importante per collocare all’interno di un contesto europeo la nostra figura”. Dal canto suo il Consigliere Vincenzo Acobelli (USA) ha sottolineato l’esigenza, in vista della prossima consiliatura, di un cambio di passo e di un miglioramento del modus operandi del Cgie. Un Consiglio Generale che in questi anni , secondo Arcobelli, ha mancato di trasparenza e collegialità e non ha ottenuto risultati apprezzabili soprattutto per quanto riguarda le riforme. Di mancanza di risultati concreti nella consiliatura ha parlato anche Francesco Papandrea (Australia), mentre il consigliere Carmelo Vaccaro (Svizzera) ha segnalato l’assenza di risposte agli Ordini del Giorno, chiedendo maggiore rispetto per il Cgie e per i consiglieri. Dell’importanza di riuscire a convocare una seconda plenaria entro la fine dell’anno ha invece parlato il consigliere Walter Petruzionello (Brasile). Ha poi preso la parola il Vice Segretario Generale per i Paesi Anglofoni extraeuropei Silvana Mangione che ha ricordato come la modifica alla norma istitutiva del Cgie sia stata trasformata in legge quando era Sottosegretario Piero Fassino. Al contrario la nuova legge sui Comites non è mai stata definitivamente approvata, anche a causa della fine anticipata della legislatura. Mangione ha poi sottolineato come, alla luce di quanto è accaduto, il Cgie “non sia riuscito a penetrare i muri”, in quanto “le priorità dei diversi governi che si sono succeduti non hanno sempre coinciso con le necessità degli italiani all’estero”. La Vice Segretaria ha anche rilevato l’esigenza, anche al fine di poter essere più incisivi e ottenere risultati, di migliorare il dialogo con il Maeci. Ha infine ripreso la parola la Segretaria Generale: “Arrivare a chiedersi come possiamo migliorare – ha esordito Prodi rispondendo alle considerazioni sul Cgie emerse durante il dibattito – è già qualcosa di diverso rispetto a come abbiamo cominciato anni fa. Penso che ci siano da una parte dei malintesi, e dall’altra una trasformazione totale nei numeri e nelle modalità di partecipazione delle nostre comunità nel mondo. Quindi non possiamo cercare di guardare con gli strumenti che avevamo a una realtà che è molto cambiata”. “Io non accetto – ha aggiunto la Segretaria Generale – che le persone come noi, di qualsiasi appartenenza fuori da qui, possano essere considerate persone che si debbano vergognare per non aver raggiunto dei risultati. Noi siamo dei volontari, diamo dei consigli ed abbiamo bisogno di altri che mettano in atto questi consigli. Non è una nostra prerogativa quella di attuare le riforme, noi non siamo un potere legislativo. Per quello insisto sulla filiera della rappresentanza perchè è frustrante darsi delle colpe che non si hanno. Quello che è importante è capire come si lavora insieme e come si fa sistema” . Per quanto riguarda le mancate risposte agli Ordini del Giorno Prodi ha rilevato: “Il nostro Paese è complesso con tanti interlocutori e bisogna sempre tenere il filo e nei prossimi mesi vi chiedo di aiutarci a tenere il filo e di ricordarci che siamo volontari e rappresentiamo un valore aggiunto”. Per la Segretaria Generale inoltre la prossima sfida sarà rappresentata dal portare al voto e a candidarsi per il rinnovo dei Comites il maggior numero di connazionali. (G.M.- Inform)