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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Commercio estero; a maggio 2018 cala l’export italiano per effetto della diminuzione delle vendite al di fuori dell’Ue

ASSOCAMERESTERO

Ma la crescita tendenziale delle nostre esportazioni per il periodo che va da gennaio a maggio 2018, è comunque positiva

ROMA –  Arretra a maggio l’export italiano nei Paesi extra UE (-1,6% rispetto ad aprile 2018, nei dati destagionalizzati), confermando lo stop and go degli ultimi mesi. Nella misura tendenziale il calo interessa varie tipologie di beni: autoveicoli

(-10,0%), macchinari e apparecchi (-3,0%), articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti (-7,8%) e sostanze e prodotti chimici (-4,2%). Ad eccezione, invece, degli articoli di abbigliamento, pelle e pelliccia che nello stesso periodo crescono del +5,1%. Lo rende noto Assocamerestero.

Ma la crescita tendenziale dell’export italiano, per il periodo che va da gennaio a maggio 2018, è comunque positiva (+3%), con un avanzo commerciale che, al netto dei prodotti energetici, si avvicina ai 30 miliardi di euro.

“Le buone performance registrate sui mercati dell’Unione Europea – sottolinea il segretario generale di Assocamerestero Gaetano Fausto Esposito – confermano il trend di medio periodo: a partire dal 2012 l’Unione Europea ha aumentato il suo peso come mercato di destinazione per le nostre imprese, in tutte le classi dimensionali, con una crescita di circa due punti sul totale delle esportazioni. Molto forte è l’orientamento su questi mercati per le medie imprese – vero e proprio zoccolo duro delle nostre vendite all’estero – dove vendono quasi il 60% dei loro prodotti”.

Le importazioni fanno registrare un incremento tendenziale nei primi cinque mesi dell’anno del 3,7%, in particolare attribuibile all’energia. “È sotto molti versi fisiologico, in una fase di riprese della produzione per un Paese trasformatore come l’Italia, – continua Gaetano Fausto Esposito  – che si registri un aumento del valore delle importazioni di materie prime e prodotti intermedi. Sul versante energetico scontiamo l’aumento delle quotazioni in atto sui mercati internazionali; mentre l’incremento dei valori medi unitari delle importazioni di beni intermedi potrebbe anche essere un segnale della volontà di qualificare ulteriormente le nostre vendite all’estero, incorporando maggiori input qualitativi nei prodotti finali”. Riguardo, infine, le quote delle esportazioni i mercati di riferimento del Made in Italy rimangono Germania (12,5%), Francia (10,3%), Regno Unito (5,2%) e Spagna (5,2%) per l’Europa e Stati Uniti d’America (9%) per l’area Extra Ue. (Inform)

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