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“Un quesito che non produce alcun beneficio per i residenti né effetti reali sui lavoratori frontalieri”
LUGANO – “Il voto referendario espresso in Ticino il 25 settembre, sul quesito Prima i nostri, rappresenta solo l’ennesimo tentativo di esacerbare gli animi tra la popolazione residente e i lavoratori frontalieri italiani, che ogni giorno varcano il confine, e non produce alcun beneficio per i residenti né effetti reali sui lavoratori frontalieri”: così la nota diffusa dal Partito democratico in Ticino a seguito della consultazione svoltasi lo scorso fine settimana.
Il Pd definisce “comprensibile la preoccupazione di chi teme possa non trovare un posto di lavoro per se o per i propri figli”, ma ritiene il quesito volto “ad affrontare in maniera semplicistica un tema serio come quello dell’occupazione”, e condizionato da “frustrazioni, eccessiva intolleranza e apatia verso quella categoria di persone corteggiate e sacrificate alla contingenza economica”, oltre che destinato a creare “problemi ingovernabili, come quelli – ricorda – già causati dal referendum del 9 febbraio 2014 sulla libera circolazione dei cittadini comunitari alla cui soluzione legislativa il governo elvetico, causa anche l’allora risultato ticinese, non riesce ancora a trovare una formulazione nel Consiglio federale ed un accordo adeguato con l’Unione europea”. Si rischia inoltre di “discriminare una parte cospicua di forza lavoro e facilitare il gioco di chi dovrebbe assumersi le proprie responsabilità in merito alla deregolamentazione del mercato del lavoro”.
Di fronte a tale contesto, la politica italiana è “quindi chiamata a difendere non solo gli interessi legittimi dei lavoratori frontalieri, ma anche e soprattutto il loro diritto a non essere odiati”. La nota dei democratici ricorda che la Lombardia “dovrà fare ogni sforzo per instaurare un proficuo e stabile dialogo teso a governare i processi sociali cum grano salis”. L’auspicio formulato è quindi volto alla “pratica di una realpolitik” più dettata dalla ragione che non da logiche populiste.
Il Partito democratico del Canton Ticino e il Pd Svizzera, “oltre a manifestare forte scontento sull’esito uscito dalle urne”, che reputano “un forte campanello d’allarme nei rapporti tra Stati per la messa in discussione della convivenza tra i residenti e i lavoratori frontalieri”, ribadiscono “la continua disponibilità ad affrontare questo problema, perché siamo convinti – scrivono – che il populismo non rappresenti una seria risposta ai problemi e alle sfide, che questa società globalizzata ci sta ponendo”. Nella conclusione, la condivisione di quanto espresso in questa occasione dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha legato la non discriminazione dei frontalieri italiani all’intesa con l’Ue. (Inform)