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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Nell’Aula di Montecitorio la commemorazione del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle

CAMERA DEI DEPUTATI

 

ROMA – Sono stati ricordati nell’Aula di Montecitorio i settant’anni della tragedia di Marcinelle, il disastro che si consumò l’8 agosto 1956: si ricorda l’incendio nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, che provocò la morte di 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Solo 13 dei minatori presenti nell’impianto sopravvissero. Il Vicepresidente della Camera, Sergio Costa nel suo intervento ha ripercorso gli antefatti storici: a seguito della firma del protocollo tra l’Italia e il Belgio nel 1946, il nostro Paese, uscito stremato dal secondo conflitto mondiale e in grande necessità di materie prime, convenne di inviare 50.000 lavoratori nel bacino carbonifero della Vallonia, in cambio di carbone. Nell’anno della tragedia su 63.000 minatori stranieri impiegati in Belgio ben 44.000 erano immigrati italiani. In memoria di tutti i lavoratori italiani immigrati che hanno perso la vita all’estero per causa di lavoro è stata istituita, nel 2001, la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. IL pensiero è andato anche all’attualità, continuando ed essere presente il problema della sicurezza nei luoghi di lavoro. “Occorre quindi un rinnovato impegno per l’aumento dei controlli preventivi su luoghi di lavoro e cantieri, in una prospettiva che deve vedere la sicurezza dei lavoratori al centro delle preoccupazioni delle aziende e delle pubbliche amministrazioni. Appare altresì auspicabile un rafforzamento delle sanzioni in caso di violazione delle norme antinfortunistiche, ma soprattutto un crescente impegno sulla formazione degli stessi lavoratori, che devono essere messi nelle condizioni di comprendere a pieno i rischi che corrono sul luogo di lavoro, ottenendo ogni informazione utile alla salvaguardia della loro incolumità e ricevendo ogni opportuno aggiornamento”, ha dichiarato Costa.  E quindi intervenuto il deputato Andrea Di Giuseppe (FDI – ripartizione America settentrionale e centrale) che ha spiegato come l’Italia non abbia il diritto di dimenticare Marcinelle, perché “prima ancora di essere un Paese che accoglie siamo stati un Paese che chiedeva di essere accolto”. Di Giuseppe ha parlato di “padri di famiglia che avevano firmato un contratto, accettando il lavoro più duro che si potesse immaginare, e lasciato tutto per conquistare una sola cosa: la dignità”. Per Di Giuseppe il racconto dell’emigrazione italiana non deve andare solo nella direzione di una storia di sacrificio. “Io credo che sia stata soprattutto una straordinaria storia di responsabilità: milioni di italiani sono entrati in altri Paesi non chiedendo privilegi, ma offrendo lavoro; hanno imparato una lingua, rispettato le leggi, costruito imprese, famiglie e comunità”. “Il modo più sbagliato di ricordare Marcinelle – ha aggiunto il deputato – sarebbe raccontarla soltanto come tragedia italiana. Marcinelle è una pagina fondativa della storia europea. L’Europa che oggi parla di diritti, solidarietà e dignità è stata costruita anche nel buio di quelle miniere, con il sacrificio dei nostri connazionali”. A seguire ha preso la parola

Toni Ricciardi (Pd – ripartizione Europa) che ha ripercorso i fatti di quell’8 agosto di settant’anni fa. “Successivamente all’incendio sviluppatosi a Bois du Cazier, a meno 975 metri, persero la vita 262 minatori di 12 nazionalità diverse, di cui 136 italiani. Perché quando scavi carbone per la rinascita e la ripartenza dell’Europa, nessuno viene a chiederti il passaporto. E le famiglie coinvolte mantennero flebili speranze fino alle 3,25 del 23 agosto, quando uno dei soccorritori uscì dicendo: tutti cadaveri. E lì si spense la speranza di un’Italia che era incollata, per la prima volta c’era il resoconto quotidiano, alla radio della RAI che trasmetteva il bollettino ogni giorno”, ha rilevato Ricciardi ricordando che quel carbone rappresentava uno scambio, “l’unico che l’Italia repubblicana fece scritto nero su bianco: carbone in cambio di minatori, 50.000 minatori – 2.000 a settimana – e ogni minatore valeva 200 chili di carbone”. Da segnalare anche l’intervento di Simone Billi (Lega – ripartizione Europa) che ha citato una frase ricorrente ascoltata da diversi connazionali emigrati: “Abbiamo lasciato il nostro amato Paese, abbiamo fatto tanti sacrifici solo per un motivo: per dare un futuro migliore ai nostri figli”.  Billi ha poi espresso la vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a tutti gli italiani che hanno vissuto l’emigrazione con sacrificio e con coraggio. “E un saluto particolare va ad Urbano Ciacci, l’ultimo dei minatori superstiti, che si salvò solo perché in quei giorni era in Italia”, ha aggiunto il deputato. Dal canto suo Chiara Tenerini (FI) ha ricordato che quei minatori erano partiti “dalle proprie case, dai propri paesi e dalle regioni più povere del nostro Paese con una valigia colma di speranza e con il desiderio semplice, essenziale e universale di offrire un futuro migliore alle proprie famiglie”. Tenerini ha anche sottolineato che Marcinelle ci ricorda soprattutto una cosa: “che nessuna esigenza produttiva, nessun interesse economico e nessuna logica del profitto può essere anteposta alla vita e alla sicurezza delle persone”. E’ stata poi la volta di Ida Carmina (M5S) ha parlato dei percorsi migratori come di vicende umane universali che hanno fatto dire, a Papa Francesco ieri e oggi a Papa Leone, “siamo tutti migranti, siamo tutti pellegrini”. Anche la deputata ha ricordato che dieci anni prima della tragedia, il 23 giugno 1946, Italia e Belgio avevano sottoscritto il protocollo passato alla storia come il Patto uomo-carbone. Nel suo intervento Ettore Rosato (Azione) ha ricordato come la storia di tanti Paesi sia stata caratterizzata dall’emigrazione italiana: “un’emigrazione fatta con grandissima dignità, come è stato ricordato”. Rosato ha anche precisato che quella tragedia è “impressa nella storia della Repubblica e viene ricordata anche con una giornata dedicata a loro, l’8 agosto”. Il deputato Francesco Mari (AVS) ha detto di non riuscire a limitarmi alla tristezza del fatto, nel rievocarlo, “perché quelle 262 vittime, di cui 136 italiani, parlano del lavoro italiano nel mondo, ma oggi ci parlano anche di tanto altro”. Mari ha quindi spiegato che “il lavoro più duro che si possa immaginare, come quello di Marcinelle, oggi, in Italia, è quello a 45 gradi in una serra e noi non possiamo fare questa commemorazione senza dirlo”. Ilaria Cavo (Noi Moderati)  ha ricordato come questa sia “la storia di un’emigrazione fatta di fatica, di lontananza, di nostalgia, ma anche di coraggio e di straordinaria capacità di costruire valore ovunque gli italiani siano arrivati”. Cavo ha sottolineato che quei minatori lavoravano nelle condizioni più difficili, “spesso con tutele insufficienti e con rischi che oggi ci appaiono inaccettabili”. Dal canto suo Elena Boschi (IV) ha parlato di “una tragedia immane che colpì l’opinione pubblica in tutta Europa e, in modo particolare, quella italiana, per il contributo di vittime del nostro Paese”. Boschi ha ricordato che all’indomani dell’evento ci fu un editoriale durissimo del Corriere della Sera, che scrisse: “L’Italia può esportare lavoratori, ma non degli schiavi”. Benedetto Della Vedova (Misto) ha spiegato che “ricordare Marcinelle significa anche guardare anche al presente”. “Marcinelle ha evidenziato Della Vedova  – è anche un monito importante sulla necessità di diritto a un lavoro sicuro e rispettoso della dignità della persona, principio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, richiama con costanza fin dall’inizio del suo mandato e che ha, in qualche modo, valorizzato anche come monito rispetto a Marcinelle”. (Inform)

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