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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Una gondoliera a Venezia

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, marzo 2°22

 

Lo «stazio» di San Tomà è diventato ormai la sua grande casa. E i colleghi uomini hanno imparato ad apprezzarne le qualità professionali e umane. Da qui parte il traghetto che collega i sestieri di Dorsoduro e San Polo a quello di San Marco. Giorgia Boscolo, 38 anni, veneziana, risponde con un sorriso ai tanti turisti che le chiedono di poter ammirare da una gondola la città più amata al mondo. Nel 2010, per la prima volta, ha iniziato a vogare nelle acque della laguna con la volontà di farne una professione. La sua giornata inizia di buon mattino sui traghetti (gondole «da parada») che attraversano in continuazione il Canal Grande oppure su quelle «da nolo» che portano in giro chi è in visita alla città. A Venezia si contano circa 450 gondolieri «titolari» e altrettanti «sostituti». E una sola donna. Uno squilibrio di genere legato più a un’antichissima tradizione che a una vera e propria preclusione. Oggi non più. Maglietta a righe bianche e blu, pantaloni e scarpe nere, Giorgia si presenta al lavoro con una lunga treccia bionda

Msa. Giorgia, una donna gondoliera. La prima.

Boscolo. È un sogno cullato sin da bambina. Sono figlia di un gondoliere e ho sempre seguito con meraviglia e curiosità il lavoro di papà Dante. L’ho accompagnato parecchie volte e mi son sempre detta: «Un giorno farò anch’io la gondoliera». Quel giorno è arrivato.

Com’è successo?

Per poter accedere a questa professione ho dovuto superare un severo esame di ammissione. Poi, la scuola di formazione per «sostituto» gondoliere.

Una scuola particolarmente impegnativa.

Sono stata bocciata due volte, ma al terzo tentativo ce l’ho fatta. Devo molto ad Aldo Rosso, ex presidente dell’Ente Gondola, che mi ha dato la possibilità di potermi confrontare con questa realtà assolutamente nuova per una donna. La scuola prevede un corso teorico e pratico. Un anno di lezioni durante il quale si studiano l’inglese e lo spagnolo, diritto della navigazione, tradizioni venete, toponomastica, scienze della natura (maree, venti), arte e storia di Venezia.

E nella conduzione vera e propria?

Le prove pratiche sono particolarmente impegnative: prova di voga a prua della gondola e una seconda a poppa. Per chi sarà impegnato in un traghetto, la prova da prua è la più importante. Chi invece dovrà portare la gondola da «nolo», fondamentale è l’esame a poppa. Contano molto saper tenere la gondola in equilibrio, le particolari posizioni di voga e il metodo usato per far girare il remo all’interno della «forcola», (un attrezzo in legno molto elaborato, ndr), con ben otto posizioni di voga.

I colleghi maschi come hanno reagito?

È stata una novità anche per loro. All’inizio erano un po’ sorpresi, qualcuno anche contrario che si rompesse una tradizione iniziata ai tempi della Serenissima e dei Dogi, quando a portare una gondola è sempre stato un uomo. Oggi sono una di loro. Ho cercato di farmi conoscere, dimostrare la mia serietà e professionalità.

Come concili gli impegni di famiglia?

Non è facile. La nostra è una famiglia allargata ed è composta dal mio compagno e i nostri quattro figli: Patrick, Nicholas, Filippo e Samuele. Per una donna è un doppio impegno. Anche perché il mio lavoro si protrae per dodici ore al giorno. Quando si torna a casa, rimane sempre altro da fare. Non è semplice, ma la volontà e la passione aiutano.

In casa come hanno preso questa tua decisione?

Mi hanno incoraggiata tutti, a partire da mio papà che la gondola ce l’ha nel sangue. E poi gli stessi figli, incuriositi dalla mia scelta e dall’inevitabile notorietà. Quando ho iniziato la scuola gondolieri, fotografi e giornalisti mi aspettavano sotto casa per conoscermi e raccontare la mia esperienza. Posso dire che i miei familiari sono orgogliosi della mia scelta e mi sostengono tuttora con entusiasmo.

E i turisti?

Per loro è una novità e ne sono piacevolmente sorpresi. Cerco sempre di instaurare subito un rapporto discreto, di rispetto e disponibilità, offrendo indicazioni storiche e curiosità. C’è chi ama stare in silenzio ammirando le bellezze che lo circondano, e chi ha il desiderio di chiedere informazioni, di scambiare qualche parola. Con alcuni s’instaura una particolare simpatia, fino ad arrivare a un’amicizia che dura nel tempo. Penso a una simpatica famiglia americana, una coppia spagnola e tanti altri con i quali sono rimasta in contatto.

Qual è la zona più difficile per la navigazione?

Sicuramente il bacino di San Marco. Un’area molto trafficata, dove si incrociano le gondole del «Danieli» e i vaporetti. Serve la massima prudenza, perché questi ultimi creano le famose «restie», dove l’acqua viene risucchiata per poi essere liberata in maniera anomala. Un movimento che crea forti correnti e vento.

Il tratto di laguna che ami particolarmente?

Ogni luogo è diverso e particolare, con le sue curiosità e tesori, testimonianze di una storia millenaria. La nostra zona, San Tomà, è abbastanza tranquilla, anche se centrale. Un’area particolare molto apprezzata anche dai turisti è quella degli squeri, dove vengono costruite le gondole e dove ha sede anche il relativo Museo.

È un antico mestiere quello che si tramanda negli squeri.

Venezia è legata indissolubilmente all’acqua e la tradizione degli squeri è viva da sempre in questa storica città. La costruzione di una gondola richiede circa otto mesi, e l’impiego di ben otto qualità di legno. Un lavoro che si tramanda di generazione in generazione.

A oltre dieci anni di distanza, qual è il prossimo traguardo?

Ottenere una licenza tutta mia e diventare «titolare», con una mia gondola. La licenza si ottiene in base a un concorso con graduatoria, che tiene conto delle ore di navigazione. Sarebbe un grande passo, soprattutto per una donna che ha fatto di una grande passione il suo lavoro. (Intervista a cura di Claudio Zerbetto – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

 

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