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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Trentennale del Mondiale Italia ’90, Marcelo Gabriel Carrara (Cgie) racconta a Zoomma News i suoi ricordi calcistici e familiari comuni a tanti italo-argentini

ITALIANI ALL’ESTERO

 

 

ROMA – Nel 2020 ricorrono i 30 anni del Mondiale Italia ’90. Marcelo Gabriel Carrara, italo-argentino residente a Mar del Plata nella provincia di Buenos Aires e membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), ha parlato dei suoi ricordi da bambino legati a quell’evento in un’intervista rilasciata al portale sammarinese Zoomma News. Ha parlato del Mondiale di Calcio del 1990 come del “Mundial  de la Historia” ripercorrendo alcune delle gare di quel torneo e legandole ai ricordi più intimi. “Nel ’90 avevo nove anni e per me quello è stato il primo grande evento sportivo vissuto, perché in realtà della Coppa vinta dall’Argentina nel 1986 non ho ricordi. Guardavo in televisione il torneo assieme ai miei nonni  materni: Ostilio ed Albina, nati nell´alto Molise, che dopo la guerra hanno scelto la mia città di Mar del Plata per iniziare una nuova vita”, racconta Marcelo Gabriel Carrara unendo i ricordi dell’evento calcistico a quelli di famiglia: italiani emigrati, come tanti altri, in Argentina o in altre parti dell’America Latina. “Nonno Ostilio mi ha trasmesso questo amore per l’italianità che quindi coltivo da piccolissimo: il momento in cui ricordo di aver sentito forte questo amore per due Nazioni è coinciso proprio con Italia ‘90. I miei compagni di scuola, in terza elementare, non potevano capire come io potessi tifare per l’Italia, a volte con più intensità che per l’Argentina”, confessa Carrara che ancora abita non molto distante dello stadio ‘Mundialista’ – come lo chiamano affettuosamente – dove ha giocato l’Italia nei Mondiali del ‘78. “Ricordo che disegnavo il logo del Mondiale, ‘Ciao’, dappertutto. Avevo la maglia azzurra, ancora la conservo, e l’album di figurine che ho potuto alla fine completare: l’ultima figurina è stata quella del sovietico Zavarov, dopo quasi un mese di grande ricerca. Ovviamente si giocava al calcio nella scuola o nel parco del quartiere ed ognuno si identificava con i giocatori: Baggio, poi Schillaci ed io che facevo il portiere Zenga. Tanti erano i calciatori da imitare. Ricordo perfettamente la partita inaugurale, l’Argentina contro il Camerun”, così Carrara va ancora a pescare tra i ricordi di un ragazzino innamorato di calcio. Neanche la differenza di fuso – cinque ore indietro rispetto all’Italia – ha impedito ai ragazzini di Mar del Plata di seguire con passione il torneo e i propri campioni. “Quel giorno, durante il pomeriggio, ci hanno convocati tutti nella palestra della scuola, con un televisore non molto grande: tutti seduti al suolo a guardare da lontano la partita. Prima tutti a cantare poi, con la sconfitta dell’Argentina, tutti in silenzio e nessuno capiva più nulla. Ricordo su tutti personaggi come Omam Biyik o il mitico Roger Milla che, con i suoi balletti dopo i gol, volevamo copiare nelle nostre partite di ragazzi. E’ invece a casa con i miei nonni che ho guardato la prima partita dell’Italia contro l’Austria: prima l’ansia poi l’inizio di un mito, almeno per quel mese: il ‘Salvatore della Nazione’ (Totò Schillaci, ndr). Quindi la partita contro gli Stati Uniti e quella simpatia verso Tony Meola perché, come diceva mio nonno, anche lui aveva origini italiane. Nutrivo inoltre simpatia per un difensore, Marcelo Balboa, che portava il mio nome e aveva origini argentine”, è un fiume in piena di ricordi Marcelo che, da buon italo-argentino, non poteva non gridare al gol dell’Albiceleste contro i rivali continentali di sempre: il Brasile. Ed ancora le partite dell´Italia contro l’Uruguay e poi l’Irlanda, sempre vissute insieme ai nonni. Alla fine la dura notizia della semifinale Italia-Argentina. “Io non volevo sapere nulla: una partita molto strana per me. Ancora non la posso decifrare, ma ricordo che ero molto dispiaciuto che l’Italia non fosse in finale. In Argentina invece erano tutti felicissimi, naturalmente, per questa nuova finale”, e la mente degli argentini non può non andare ancora, dopo trent’anni, a quel contestato rigore concesso alla Germania dall’arbitro messicano Codesal. “Ricordo la partita per il terzo posto dell’Italia, assieme al nonno: lui sarebbe deceduto un anno dopo. Indubbiamente quello dei Mondiali è stato un periodo fantastico: con quelle ‘Notti Magiche’ e quelle giornate di emozioni”, chiude così il baule dei ricordi Marcelo Gabriel Carrara tifosissimo tra l’altro del Boca Juniors, un club storico fondato nel 1905 a Buenos Aires da un gruppo di giovani italiani. (Simone Sperduto/Inform)

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