ASSOCIAZIONI
CAGLIARI – La Sardegna sta vivendo una fase di declino demografico accentuando il problema legato allo spopolamento del territorio. Il calo demografico interessa tutte le province. Anche la Città Metropolitana di Cagliari, dove fino al 2017 si registrava un aumento della popolazione, negli ultimi tre anni è in decrescita, riportando nel 2020 una riduzione pari a quasi 3mila unità. Lo rileva il Crei-Comitato regionale per l’emigrazione e l’immigrazione delle Acli sarde che nei giorni scorsi ha presentato il report 2020 sui flussi migratori in Sardegna realizzato dal presidente Mauro Carta e dal ricercatore Marco Sideri. “La popolazione della Regione Sardegna presenta una dinamica naturale fortemente negativa. Il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) risulta per l’anno 2020 pari a -10mila unità, ulteriormente negativo e superiore a quanto registrato nei due anni precedenti. Nel 2020 il saldo migratorio totale, inteso come differenza tra emigrati e immigrati, evidenzia a livello regionale un dato negativo”, spiega il Crei. Il report 2020 è un progetto di ricerca che si pone, in continuità con il lavoro di studio svolto negli anni scorsi, l’obiettivo di analizzare il fenomeno dello spopolamento dei Comuni sardi e la direzione dei flussi migratori da e per la Sardegna in modo da fornire spunti utili all’analisi e alla programmazione di adeguate politiche di intervento. “Un dato eclatante – ha mostrato Sideri nelle diapositive – è l’aver perso dal 2017 al 2021 circa 55mila abitanti scendendo sotto la soglia di 1milione e 600mila abitanti a livello regionale”. Preoccupante è il fatto che il calo abbia riguardato perfino la Città Metropolitana di Cagliari che pure aveva avuto una leggera crescita mentre nella Provincia di Sassari non vi è mai stata una crescita negli ultimi cinque anni. Pochissimi sono i Comuni che presentano un saldo positivo, seppure inferiore ai venti abitanti: Sestu, Tortoli e Girasole. A guidare la classifica della maglia nera ci sono invece le già menzionate Cagliari e Sassari, dove il saldo negativo è di diverse centinaia di unità. “La crisi demografica ha quasi cancellato il cosiddetto ‘effetto ciambella’ – ossia lo spostamento dall’interno alle coste – perché il turismo da solo non sembra compensare il saldo naturale negativo”, si legge in un’altra dispositiva mostrata da Sideri alla quale Carta ha aggiunto l’idea di una distorsione creatasi anche nella mobilità interna per il venir meno di questo effetto legato al turismo costiero. Le diapositive hanno evidenziato come ci sono Comuni sardi dove addirittura c’è in prospettiva un ‘rischio estinzione’ e sono quelli che superano di poco le cento o duecento unità come popolazione. Per quanto riguarda invece l’effetto Covid, nel 2020 in base ai comunicati ufficiali, in Sardegna ci sarebbero stati circa settecento decessi per Covid. Carta ha quindi parlato di alcuni progetti messi in atto da Crei e Acli per il contrasto allo spopolamento regionale: Talent In Sardegna (per attrarre i giovani emigrati di prima e seconda generazione), Co-working di comunità (per rendere disponibili spazi professionali), Help desk (per gli investimenti in Sardegna), Monitoraggio dell’emigrazione in collaborazione con i Comuni e un Progetto pilota Acli per i Comuni a rischio spopolamento. Purtroppo dai dati emersi, l’isola non pare essere un paese per giovani e si parla anche di rischio dispersione scolastica anche a causa della chiusura di alcuni istituti. “Si è fatto tanto per il diritto allo studio dei nostri giovani universitari, però anche lì si possono fare proposte ulteriori per far frequentare sempre più le università a chi termina gli istituti superiori. Allo stesso tempo, serve un’analisi sulle possibilità di inserimento successivo nel mondo del lavoro”, ha spiegato Carta. Per la deputata Romina Mura (PD) servirebbe una maggiore attenzione della Regione su questi temi, da portare all’attenzione anche delle istituzioni europee. “La Città Metropolitana di Cagliari e gli altri poli principali hanno perso la loro capacità attrattiva e la loro capacità di sopravvivere nel deserto”, ha aggiunto Mura che già da tempo temeva quanto sta avvenendo. “I progetti del PNRR dovrebbero essere destinati a dare un futuro alla Sardegna: il futuro si costruisce partendo dalle aree interne e rurali, ossia quelle meno abitate”, ha precisato Mura. La consigliera regionale Elena Fancello (M5S) ha ricordato che “i Governi regionali non sono stati in grado fino ad oggi di dare risposte e lo stesso si può dire del Governo nazionale”, ha commentato Fancello con un monito su spopolamento ed emigrazione: “non combattere la libertà delle persone di potersi spostare, perché le persone devono avere la possibilità di scegliere il luogo in cui vivere e bisogna quindi creare le condizioni affinché ciò diventi una scelta”. Emiliano Deiana (Presidente regionale Anci) ha elogiato l’importanza di tale dibattito che consente di discutere di spopolamento non in maniera astratta ma attraverso i dati. “La grande novità è lo spopolamento di due realtà urbane importanti come Cagliari e Sassari. Lo spopolamento è denatalità, emigrazione, mortalità e invecchiamento della popolazione”, ha commentato Deiana spiegando come l’indice di invecchiamento sia comunque mediamente un indicatore di qualità della vita. Il consigliere regionale Roberto Deriu (PD) ha invitato a riflettere sulle possibilità di reinventare uno sviluppo sostenibile e tecnologico per la Sardegna menzionando anche il bisogno di un approccio interdisciplinare: “servono politiche di alta intensità e di sistema su più materie”, ha precisato Deriu concentrandosi in modo particolare sul problema dell’abbandono scolastico. L’incontro si è concluso con l’idea di poter giungere quanto prima ad a una ‘legge-quadro’, ossia ad un progetto strategico condiviso sui fenomeni trattati. (Simone Sperduto/Inform)