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Silvana Mangione: Siamo al Day After

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “La Gente d’Italia” del 28.2.2013 un articolo di Silvana Mangione
Siamo al Day After
Fra i nostri eletti ci sono alcune conferme, mentre scompaiono parecchi protagonisti degli ultimi sette anni di presenza dei parlamentari “esteri”
NEW YORK – Nei film di fantascienza dopo una catastrofe procurata da esplosioni nucleari o da una scossa violenta di madre Natura si parla di “day after”. Siamo al Day After, dopo il terremoto elettorale in Italia, e la fine dello spoglio dei voti per la circoscrizione estero. Abbiamo i nomi dei magnifici 18, che ci accompagneranno per tutta la vita di uno dei parlamenti più improbabili e accidentati della nostra storia dal dopoguerra ad oggi. Sono certa che qualcuno sta pensando: ridateci i governi balneari, quelli di salute pubblica, i governi traghetto, che erano comunque composti da capitani di lungo corso e guidati da esperti statisti, capaci di affrontare i momenti più ardui e pericolosi per l’Italia e superarli con concretezza e intelligenza. Per merito loro ci risollevammo dalla svalutazione della lira, entrammo nell’Eurozona, siamo la terza economia europea o forse la seconda. Spero che in questa difficilissima congiuntura ci sarà da parte di tutti la volontà di mettere l’Italia al primo posto, ivi inclusi gli italiani all’estero, in tutte le sfaccettature delle loro complesse realtà. 
Fra i nostri eletti ci sono alcune conferme, mentre scompaiono parecchi protagonisti degli ultimi sette anni di presenza dei parlamentari “esteri”. Iniziando dal PD, il partito più votato fuori dai confini, fra chi ha lavorato meglio per le nostre collettività vanno certamente indicati alla Camera Fabio Porta, Marco Fedi e Laura Garavini, sempre presenti, attenti ascoltatori delle nostre istanze e sinceri nel dirci quello che si poteva fare e ciò che era secondo loro impossibile. Con meraviglia di molti non è stato rieletto in Europa Franco Narducci, già vice presidente della Commissione Esteri, che perde il testa a testa con Gianni Farina, ora alla sua terza legislatura. 
Al Senato in Nord e Centro America si riconferma Renato Turano, che ha impostato tutta la sua campagna elettorale su competenza ed esperienza e sull’impegno a portare a termine le iniziative positive che aveva avviato nel corso del suo primo mandato (2006 – 2008). Si riconferma in Europa Micheloni, il geniaccio, testardo come tutti gli abruzzesi, che, non si sa come, è riuscito a superare l’opposizione dell’intero mondo degli italiani all’estero alla sua proposta di legge distruttiva delle rappresentanze di base – Comites e CGIE – e a prevalere per una minuscola manciata di voti sul Segretario generale del CGIE, Elio Carozza. 
Fra gli interlocutori seri e aperti al dialogo in Europa è riconfermato Aldo Di Biagio al Senato, candidato questa volta nella Lista Monti, che all’estero si colloca al secondo posto ed elegge due deputati e un senatore. Altrettanto fa il MAIE, che premia con la rielezione il suo deus ex machina Ricardo Merlo, il grande maestro concertatore e direttore d’orchestra del Movimento nel mondo. Praticamente scomparso il PdL, che perde pezzi a favore della Lista Monti e del MAIE, e porta a casa soltanto un deputato, Guglielmo Picchi in Europa, al quale auguriamo di voler finalmente comprendere che la galassia italiana all’estero desidera essere ascoltata e non contrastata, depauperata ed ostacolata in ogni sua proposta, come è successo per tutto il precedente mandato del governo Berlusconi. 
Vittime eccellenti, si fa per dire, della debacle pdiellina sono Giuseppe Angeli in America Latina, Massimo Romagnoli in Europa e, in Nord e Centro America, l’ex senatore Basilio Giordano, l’ex deputato Amato Berardi, nonché l’ex deputato Salvatore Ferrigno (2006 – 2008, non ricandidato dal PdL nel 2008) che, pur avendo costruito un nuovo partito intitolato “Insieme per gli italiani nel mondo”, conquista soltanto 2.371 voti personali e annovera, fra i co-candidati certa De Grandis Sabbia in Auriti, colei che ha raccolto il minor numero di preferenze: 235, inversamente proporzionali al suo prolisso e turgido curriculum vitae, che richiederebbe un volume della Treccani. 
C’è poi il lungo elenco dei Consiglieri del CGIE, candidati e non eletti, fra cui Augusto Sorriso (ex PdL ora Monti/MAIE), Gian Luigi Ferretti (ex alcune cose ora MAIE), Claudio Pieroni, Antonio Laspro, Nello Collevecchio, Ugo Di Martino (MAIE); Filomena Narducci, Renato Palermo, Elio Carozza, Giovanni Rapanà (PD) e ne avrò certamente dimenticato qualcuno. 
Davvero eclatanti sono i casi delle due donne elette in America Settentrionale e Centrale: Francesca La Marca per il PD; Angela Rosaria Nissoli Fitzgerald detta Fuchsia per la Lista Monti. Non ho mai avuto l’onore e il piacere di conoscere la prima delle due. Ho incontrato più volte la seconda. Ho guardato i loro siti, ho letto le loro presentazioni, ho visto le loro foto di belle donne eleganti. Se mi si permette una chiosa, ho visto che una delle due si autodefinisce “membro” di comitati. Pur non essendo mai stata una femminista (ma sempre una womanist, il che è molto diverso), a suo tempo io chiesi e ottenni che i “membri” del Comitato di Presidenza del CGIE, dato che ci sono due donne, fossero invece chiamati “componenti” del CdP. Così fu fatto. Per noi e per le due elette, mi auguro che ci rappresentino degnamente e sono certa che lo faranno. Ricordino che i riflettori sono sempre puntati con maggiore puntigliosità e cattiveria sulle donne in carica. 
E in questo passaggio politico di infinite difficoltà per l’Italia, periodo in cui gli eletti all’estero saranno considerati utili soltanto al Senato, perché incrementano il PD di quattro unità e Monti e MAIE di una unità ciascuno, non possiamo permetterci di parlare dell’emigrazione in termini vaghi, non rispondenti alle realtà che viviamo e all’infinito potenziale di intervento a favore del nostro Paese d’origine da parte di questo immenso reservoir di professionalità, capacità e ricchezze morali e materiali. Con maggiore calma e con tutti i dati alla mano faremo l’analisi degli eventuali errori commessi nelle scelte dei candidati, nelle gestioni delle singole campagne elettorali, alcune davvero ridicole, nei programmi e nelle prospettive future. Adesso, l’unica cosa che abbiamo il dovere di fare è augurare a tutti i magnifici 18 di lavorare bene, con umiltà, tutti insieme, evitando di trasformarsi in servi sciocchi o utili signorsì per le compagini all’interno delle quali si trovano. In bocca al lupo! (Silvana Mangione*-La Gente d’Italia /Inform) 
* Vice segretario del CGIE per i paesi anglofoni extraeuropei
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