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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Silvana Mangione: “Il regalo di Natale e le promesse dei Re Magi… o Maghi… o Orchi?”

QUI NEW YORK

Da “Pd Cittadini nel mondo”, 22.12.2014

 

NEW YORK – L’anatra zoppa spiazza tutti e comunica che si riapriranno i rapporti diplomatici fra Stati Uniti e Cuba. Il miracolo, si può proprio dirlo, favorito da due Papi, Giovanni Paolo II e Francesco, è tale non soltanto per l’intervento del Vaticano, ma prima di tutto perché è stato realizzato direttamente dai due governi che per diciotto mesi hanno dialogato inviando propri negoziatori in Canada, con la complicità del governo canadese, poi perché non c’è stata alcuna soffiata ai giornali nelle sei settimane trascorse fra l’informazione del Consiglio per le relazioni estere e l’annuncio ufficiale da parte di Obama. Non c’è bisogno di dire che i repubblicani si sono scatenati urlando che il Presidente ha svenduto gli USA, che non ha ottenuto nulla in cambio di “eccessive aperture”, che ha reso gli Stati Uniti ancora più deboli sul palcoscenico internazionale e che Barack sta esagerando nell’attribuirsi poteri che la Costituzione non gli concede. Sembra proprio che ci sia una Scuola globale della destra, che insegna ai maghi conservatori come avere le stesse reazioni e fare le stesse accuse ovunque le amministrazioni siano guidate da forze democratiche. I repubblicani possono ovviamente mettersi di traverso sulla strada della realizzazione di questa vittoria epocale, perché l’embargo, votato dal Congresso cinquant’anni fa, può essere tolto soltanto da una decisione del Congresso stesso, che da gennaio avrà maggioranza repubblicana in ambedue le Camere, in questo sistema di bicameralismo perfetto. Il mondo del business USA però esulta: già ci sono progetti di intervento, collaborazione, espansione in una zona finora soggetta al predominio di Russia e Cina anche per gli approvvigionamenti.

Questo regalo di Natale è un chiaro indizio della ricerca di Obama di legare il suo doppio mandato ad un’azione forte che definisca positivamente il valore della sua Presidenza, macchiata da una serie di errori e minacciata anche dal crollo della sua celebrata riforma dell’assistenza medica che, al di là delle esagerazioni della destra, votata a cassarla al più presto, non sta effettivamente funzionando in parecchi dei suoi aspetti. La tempistica dell’annuncio ha anche cancellato l’effetto della scesa in campo di uno dei re magi in pectore, candidato alle presidenziali del 2016, vale a dire Jeb Bush, fratello del pessimo George W. Bush che ha trascinato il mondo in una guerra disastrosa in Iraq e riacceso focolai di tensione in tutto il medio oriente. Jeb Bush ha detto e scritto: “sto attivamente esplorando la possibilità di candidarmi”, vale a dire che sta telefonando a tutti i possibili donatori della sua eventuale campagna elettorale per fargli scucire i cordoni della borsa, in una “preemptive strike” alla probabile corsa alla presidenza del rotondissimo Governatore repubblicano dello Stato di New Jersey, Chris Christie, che si è appena portato a casa, a spese dei contribuenti, un giocatore chiave nella gara verso la Casa Bianca: Forbes. Il gigante mondiale dell’informazione economica e finanziaria infatti sposta la sua sede e i suoi 350 dipendenti diretti da Manhattan, nello Stato di New York dove si è insediato quasi un secolo fa, a Jersey City lunedì 19 dicembre 2014, al costo di 27 milioni di dollari di detrazioni fiscali in un periodo di dieci anni.

L’edificio del Greenwich Village dove Forbes ha prodotto il suo bouquet di giornali e riviste per i massimi attori dell’economia mondiale tornerà alla New York University. In una sorta di compensazione per questo trattamento favorevolissimo, il Chairman Steve Forbes sta già rilasciando interviste nelle quali elogia le infinite capacità amministrative di Chris Christie, che secondo lui è il prototipo del perfetto presidente degli USA e si “augura” che comunichi al più presto le sue intenzioni.

Dall’altra parte della sfera politica si attende con ansia la decisione di Hillary Clinton e perfino la matriarca Barbara Bush ha scherzato: “ma è possibile che ci siano soltanto figli di dinastie presidenziali che vogliono correre per la più alta carica degli USA?”. L’America ha sempre sentito la mancanza di una vera aristocrazia all’inglese e desidererebbe davvero costruirsene una, nel pieno rispetto della democrazia. La dimostrazione si è avuta ancora una volta quando William e Kate hanno affascinato New York nel loro blitz di due giorni, apparentemente finalizzato alla cena per la raccolta di fondi a botte di $100.000 al piatto al Metropolitan Museum, per finanziare l’alma mater studio rum di William, in realtà per permettere al principe ereditario di incontrare Obama a Washington, forse proprio per parlare di Cuba e dei nuovi rapporti con l’America Latina, in preparazione alla prossima riunione dell’OAS – Organization of American States, di cui fa parte anche il Canada, che ancora ha un Governatore generale britannico in rappresentanza della regina Elisabetta.

Molto più grave dei posizionamenti di pretendenti al “trono” di Washington, magi o maghi o orchi che siano, è il sussulto di rabbia di tutto il mondo creativo di Hollywood e non, di fronte alla decisione della Sony di cedere alle pesanti minacce della Corea del Nord dirette contro la programmazione nei cinema USA della farsa “Interview” in cui si ipotizza un risibile complotto per l’uccisione di Kim Jong-un, attuale leader supremo del paese recluso e in costante guerra unilaterale contro gli Stati Uniti. Dopo il pesante hacking della rete Sony, la minaccia di atti di terrorismo contro qualunque sala cinematografica che proiettasse il film ha fatto spaventare le maree di “corporate lawyers” strapagati, che hanno vietato ai rispettivi assistiti di procedere con il normale piano di presentazione che avrebbe dovuto iniziare il giorno di Natale. Questa posizione di cedimento alla paura apre scenari devastanti per tutto il mondo dell’arte internazionale, che potrebbe trovarsi sottoposto a censura preventiva da parte dei più strani estremisti politici o religiosi, come è già successo in passato, in casi isolati, ma non per questo meno preoccupanti, quali la fatwa contro l’autore dei Versetti satanici o le vendette contro il periodico che pubblicò le vignette satiriche su Allah.

Non possiamo e non dobbiamo cedere alla forza distruttrice della libertà di pensiero e del perseguimento della scolarizzazione e dell’acquisizione di cultura, perpetrate attraverso il terrorismo alla 11 settembre 2001 rapimento o lo sterminio di bambini e bambine, ragazzi e ragazze guidati soltanto dalla voglia di sapere e di costruire un migliore futuro.

Godiamoci pure il nostro Natale, con tutti i simboli di tutte le religioni, le luminarie, la corsa al consumo, il rilancio dell’economia.

Ma a partire dall’anno nuovo interroghiamoci con sincerità, coscienza e senso della realtà sulla risposta dura e inequivocabile da dare a questa minaccia alla crescita intellettuale dei popoli del mondo. Con tanti bellissimi auguri. (Silvana Mangione – PD Cittadini nel mondo del 22 dicembre 2014 /Inform)

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