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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Sì dell’Aula alla ratifica dell’Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli universitari rilasciati in Italia e in Cina

CAMERA DEI DEPUTATI

Le dichiarazioni di voto dei deputati Mottola (Misto), Nissoli (Des – Cd), Borghesi (LNA), Vezzali (Scelta Civica), Archi (Fi), Grande (M5S) e Peluffo (Pd)

 

ROMA – Con  419 sì e 2 astenuti la Camera dei Deputati ha approvato la ratifica dell’Accordo, firmato a Pechino il 4 luglio 2005, sul reciproco riconoscimento dei titoli attestanti studi universitari o di livello universitario rilasciati nella Repubblica italiana e nella Repubblica popolare cinese. Il provvedimento ha già acquisito il via libera del Senato. (vedi Inform n. 51 http://comunicazioneinform.it/in-aula-la-ratifica-dellaccordo-sul-riconoscimento-dei-titoli-di-studi-universitari-rilasciati-in-italia-e-in-cina/).

Durante le dichiarazioni di voto finali Giovanni Carlo Francesco Mottola  (Gruppo Misto) ha rilevato, annunciando il voto favorevole al provvedimento, come  “Il tasso di internazionalizzazione dei nostri atenei non potrà che giovarsi della ratifica di questo Accordo. Sappiamo – ha proseguito il deputato – quanto il nostro sistema universitario abbia bisogno di aprirsi, di accogliere studenti e professori, che abbiano anche esperienze all’estero, per poter competere su quello che ormai è diventato il mercato globale dell’istruzione universitaria. Ma attualmente – ha aggiunto Mottola – l’assenza di una disciplina del reciproco riconoscimento dei titoli di studio a livello universitario rilasciati dalla Repubblica italiana e dalla Repubblica popolare cinese comporta che i cittadini che intendono iscriversi presso un’università dell’altro Stato contraente conseguono, presso tali università, diplomi privi di riconoscimento legale”.  Anche la deputata Fucsia Fitzgerald Nissoli (Des – Cd), eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, ha illustrato le ragioni del voto favorevole del suo gruppo in merito al provvedimento. “È un accordo importante, – ha spiegato la Nissoli – che va a colmare una lacuna nelle relazioni tra l’Italia e la Cina, che sono sempre più vive, oltre che sul piano economico, anche sul piano della cultura e dell’istruzione, anche in considerazione dei circa 8 mila studenti cinesi che si iscrivono nelle università italiane, ma che non godono di un quadro giuridico, valido in entrambi i Paesi, che definisca il valore legale dei loro titoli di studio conseguiti in Italia. Quindi, il riconoscimento dei titoli di studio, che è oggetto della ratifica, fornisce anche un contributo positivo al processo di internazionalizzazione delle nostre università”. Per la Nissoli questa intesa presenta inoltre vantaggi per la promozione dell’italiano in Cina.

“Oggi, – ha concluso la Nissoli – in un sistema globalizzato, i due Paesi saranno chiamati sempre più ad interagire e, in un siffatto contesto, la lingua italiana può esercitare il suo fascino anche nella misura in cui è in grado di avvicinare l’utente a quei settori in cui gli italiani sono maestri, dall’archeologia alla musica e al design. Inoltre, la conoscenza dell’italiano può aiutare i cinesi a comprendere meglio quel patrimonio storico e culturale che è alla base della civiltà occidentale, anche nella prospettiva di un dialogo economico e politico più stretto con l’Occidente”.

Ha poi preso la parola Stefano Borghesi (LNA) che ha ricordato come l’accordo si prefigga di favorire la collaborazione italo-cinese nel campo dell’istruzione, un settore che è stato finora regolato dalle singole università statali interessate dei due Paesi, senza che però intervenisse alcun trattato che provvedesse ad equiparare i titoli di studio posseduti dagli studenti dalle due parti. Per Borghesi “è positivo che sia previsto l’esonero dalle prove per l’accertamento delle competenze linguistiche in favore degli studenti che abbiano da tempo inserito nel loro piano di studi l’apprendimento della lingua della controparte.  L’intesa – prosegue Borghesi – rispetta anche il principio dell’autonomia universitaria, riconoscendo le competenze delle istituzioni universitarie di accoglienza a valutare l’equivalenza dei certificati e degli esami sostenuti dagli studenti della controparte. Borghesi, dopo aver ricordato che gli  oneri economici connessi alla gestione dell’Accordo appaiono modesti, ha sottolineato come, nonostante l’odierno sì a questa collaborazione con la Cina nel campo dell’istruzione, permanga da parte della Lega la contrarietà alla concessione dello status di economia di mercato alla Repubblica popolare, della quale si discute, in questo periodo, in ambito europeo. Una scelta che causerebbe perdita di competitività per l’Ue. Dal canto suo Maria Valentina Vezzali (Scelta Civica), annunciando il voto favorevole del suo gruppo, ha rilevato come, dato l’elevato numero di studenti di lingua italiana nelle scuole superiori e nelle università cinesi e il crescente numero di studenti cinesi che si iscrivono presso i nostri atenei, l’accordo, favorendo l’inserimento di questi studenti nel sistema accademico italiano, contribuisca all’aumento del tasso di internazionalizzazione dei nostri atenei, nonché all’ulteriore diffusione della lingua italiana, anche attraverso la rete dei tre istituti di cultura operanti a Pechino, Shanghai ed Hong Kong.

Da segnalare anche le dichiarazioni di voto favorevoli al provvedimento da parte di Forza Italia, il deputato Bruno Archi ha ricordato come questo accordo permetterà agli studenti italiani e cinesi in possesso del titolo finale degli studi secondari superiori di essere ammessi nelle istituzioni universitarie dell’altro Stato contraente, e del Movimento 5 Stelle. La deputata Marta Grande ha infatti evidenziato come il reciproco riconoscimento dei titoli di studio fra Italia e Cina possa incrementare lo scambio culturale e quindi anche turistico tra i due Paesi, nonché accrescere le competenze in alcuni campi chiave con relativo sviluppo delle economie italiane e cinesi, ma soprattutto strutturare nuovi canali di studio e di cooperazione. Da segnalare infine l’intervento del deputato del Pd Vinicio Giuseppe Guido Peluffo che ha evidenziato come il ritardo della politica nella ratifica di questo accordo derivi dalla scarsa consapevolezza del fatto che nell’attuale scenario planetario la Cina si trovi oggi ad occupare una posizione di protagonista.

“Sul piano del rapporto bilaterale, – ha spiegato il deputato del Pd – l’Italia negli ultimi anni si è mossa di più e meglio di altri Paesi suoi competitori. In linea col tradizionale approccio fondato sulla ricerca della comprensione reciproca, l’Italia ha sviluppato un solido e regolare dialogo con la Cina. Le visite istituzionali italiane in Cina e cinesi in Italia, che si sono avute nel corso degli ultimi tre anni, testimoniano di questo interesse reciproco a rinsaldare ulteriormente il rapporto bilaterale che dal 2004 abbiamo definito un partenariato strategico. Da tempo auspichiamo un indispensabile salto di qualità nelle relazioni bilaterali, sia facendo tesoro dei traguardi raggiunti nel campo dell’interscambio commerciale, sia promuovendo da un lato un’ulteriore integrazione economica alimentata da un flusso bidirezionale di investimenti, e dall’altro un più solido dialogo politico”. “Alla luce di quanto osservato sinora, – ha concluso Peluffo preannunciando il voto favorevole del suo gruppo – si può concludere che l’attrazione in Italia di studenti e imprenditori cinesi è pertanto diventata una priorità strategica. Nel 2014 i consolati italiani in Cina hanno rilasciato oltre 400 mila visti, a fronte dei 100 mila del 2010, collocando l’Italia al primo posto tra i Paesi dell’Unione europea in termini di visti rilasciati in Cina.  Tale politica ha permesso agli atenei italiani di ricevere un numero crescente di studenti cinesi”. (Inform)

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