SENATO DELLA REPUBBLICA
Dopo il parere favorevole della Commissione Affari Esteri, il ddl è stato illustrato in Aula dalla relatrice Maria Teresa Bertuzzi
ROMA – Illustrato in Aula al Senato il provvedimento di ratifica ed esecuzione del Trattato tra Italia e Brasile sul trasferimento delle persone condannate, già approvato dalla Camera dei Deputati e che consentirà il trasferimento nel rispettivo Paese di residenza dei detenuti condannati nei due Stati – circa 150 italiani detenuti in Brasile e 350 brasiliani in Italia, secondo i dati emersi nel corso dell’esame a Palazzo Montecitorio.
Il provvedimento, che approda in Aula dopo il parere non ostativo espresso in proposito dalla Commissione Affari Esteri di Palazzo Madama alcune settimane fa, è finalizzato – spiega la relatrice Maria Teresa Bertuzzi – allo sviluppo di una cooperazione tra i due Paesi che renda possibile ai rispettivi cittadini detenuti e condannati nel territorio dell’altro Stato di scontare la pena nel proprio Paese di appartenenza. Il trasferimento richiede che il reato sanzionato sia riconosciuto quale reato anche dalla legge dello Stato ricevente, di cui il condannato deve essere cittadino in cui deve avere la residenza permanente. Richiesta inoltre una sentenza definitiva, con una pena prevista di almeno di 12 mesi. Insieme alla sentenza non deve essere stata comminata la pena di morte e deve esserci accordo in merito al provvedimento di trasferimento tra i due Stati. Le autorità centrali preposte all’attuazione delle misure sono la Direzione generale della giustizia penale del Ministero della giustizia per l’Italia ed il Ministero della giustizia per il Brasile. Sono contenute nel provvedimento poi le indicazioni che delineano la procedura per il trasferimento, stabiliscono la necessità del consenso da parte della persona condannata e dettano norme sui fondamenti per la decisione di trasferimento, a partire da alcuni fattori, quali la gravità del reato e gli eventuali precedenti penali. Disciplinati inoltre gli effetti del trasferimento della persona condannata, e gli aspetti finanziari dell’accordo – con le spese a carico dello Stato ricevente, ad eccezione di quelle sostenute esclusivamente nel territorio dello Stato trasferente.
Il Trattato precisa che esso potrà trovare applicazione anche per condanne precedenti alla sua entrata in vigore e gli oneri – a carico dello Stato ricevente – sono quantificati in poco più di 37.000 euro annui. Il provvedimento ha inoltre assorbito il disegno di legge sul medesimo tema presentato da Fausto Longo (gruppo per le Autonomie, ripartizione America meridionale) con l’intento di sollecitare il governo alla ratifica di tale accordo.
Nel corso del dibattito è intervenuto Giacomo Stucchi (Ln-Aut) che ha segnalato come le finalità del provvedimento siano condivisibili, rilevando però come il consenso del soggetto detenuto potrebbe rivelarsi un limite, ed ha suggerito di “sfruttare l’occasione” di accordi come questo per “fare giustizia di alcune questioni ancora aperte”, come il caso di Cesare Battisti, che “ancora oggi, rappresentano ferite non chiuse e che tutta l’opinione pubblica ci chiede di seguire con attenzione”. Una sollecitazione condivisa da Antonio D’Alì (Fi-Pdl) che chiede un aggiornamento sulla vicenda richiamata e sulla possibilità di “ulteriori ragionamenti con il Brasile per evitare che si possano verificare di nuovo casi come quello di Battisti e fare in modo che quel caso venga definitivamente risolto”.
Tra le dichiarazioni di voto – tutte favorevoli – segnaliamo quella di Luis Alberto Orellana (Misto) che, seppur favorevole al provvedimento, si rammarica del fatto che esso non preveda che i cittadini italiani eventualmente condannati alla pena di morte possano essere trasferiti in Italia.
Il provvedimento è stato quindi votato e approvato dall’Aula. (Inform)