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Serbia, “Sacro Gra” di Gianfranco Rosi a Kragujevac l’11 dicembre

CINEMA ITALIANO

Per iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado

 

 

BELGRADO – “Sacro Gra”, film documentario di Gianfranco Rosi vincitore del Leone d’Oro alla 70^ Mostra del Cinema di Venezia, sarà proiettato l’11 dicembre 2014, ore 20.00 a Kragujevac,  presso il Museo 21 ottobre (Desankin venac bb) La proiezione (in lingua originale italiana con sottotitoli in serbo, e a ingresso libero) è promossa  dall’Istituto Italiano di Cultura in Belgrado – che organizza il ciclo “I giovedì del cinema italiano-Incontri con il cinema d’autore italiano contemporaneo” – insieme al Dipartimento di Lingua e Letteratura Italiana della Filum dell’Università di Kragujevac e al Museo 21 ottobre.

Il Grande Raccordo Anulare, che racchiude la città di Roma nel suo complesso circuito, è il protagonista  del documentario di Gianfranco Rosi, premiato con il Leone d’Oro alla 70a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Questo riconoscimento è doppiamente significativo, perchè per la prima volta, nella storia della Mostra, il primo premio viene assegnato ad un documentario e, inoltre, dopo ben quindici anni, un film italiano ottiene di nuovo il Leone d’Oro.

Per due anni, Gianfranco Rosi ha percorso il Grande Raccordo Anulare romano, per scoprire soprattutto la vita degli individui che abitano il paesaggio urbano circostante. Il regista ha incontrato  personaggi singolari come un nobile piemontese decaduto che vive con la figlia in un appartamento in periferia (accanto ad un dj indiano), un pescatore d’anguille, un esperto botanico che combatte per la sopravvivenza delle palme, un paramedico con  madre affetta da demenza senile, un nobile che affitta il suo castello come set per fotoromanzi, un gruppo di fedeli che osservano un’eclisse al Santuario del Divino Amore e la attribuiscono alla Madonna, alcune ragazze-immagine sedute in un bar…

Gianfranco Rosi ha dichiarato di essersi ispirato al romanzo “Le città invisibili” di Italo Calvino in cui Marco Polo descrive al grande imperatore Kublai Khan cinquantacinque città diverse. Come il grande viaggiatore veneziano, il regista visita i luoghi sconosciuti attorno ai quali si snoda il Grande Raccordo Anulare .Per meglio comprendere il rapporto esistente fra questi spazi e i loro abitanti entra nelle case e nell’intimità delle persone che compaiono nel film. Il risultato è una sorta di caleidoscopio metaforico dell’Italia contemporanea, presentata con un documentario che si distacca dalla tradizione propria di questo genere, per avvicinarsi al cinema di finzione, di cui riprende forme espressive e linguaggi propri, ad esempio, della commedia italiana degli anni Cinquanta o del cinema di introspezione psicologica del grande Antonioni.(Inform)

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