CINEMA
Domani 3 dicembre. Organizza l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado
BELGRADO – Domani 3 dicembre, ore 20, presso il Centro Culturale di Kikinda, in Vojvodina,
(Trg srpskih dobrovoljaca 23) sarà proiettato il film di Mario Martone “Noi credevamo” tratto dall’omonimo romanzo di Anna Banti.
L’evento rientra nel ciclo “I mercoledì del cinema italiano”, che prevede undici incontri con il cinema d’autore italiano contemporaneo, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura in Belgrado.
L’ingresso è libero . Il film è presentato nella versione originale italiana con sottotitoli in lingua serba
Il film di Martone – con: Luca Barbareschi, Valerio Binasco,Anna Bonaiuto, Renato Carpentieri, Francesca Inaudi, Luigi Lo Cascio, Luigi Pisani, Michele Riondino, Toni Servillo, Luca Zingaretti- ha ottenuto molti riconoscimenti: Premio Miglior Film, Miglior sceneggiatura, Migliore fotografia, Premi David di Donatello 2011, Nastro d’Argento dell’Anno Premi Nastro d’Argento 2011, Gran Premio della Stampa estera a Mario Martone, Premi Globo d’Oro 2011 Premio Miglior film a Mario Martone, Premio Miglior sceneggiatura a Mario Martone e Giancarlo De Cataldo, Premio Alabarda d’Oro 2011.
Tre giovani amici siciliani, Angelo, Domenico e Salvatore, coinvolti nei moti antiborbonici del 1828,si rifugiano in Piemonte per unirsi alla “Giovane Italia”, il movimento rivoluzionario fondato da Giuseppe Mazzini. Inizia così la loro lunga avventura ideologica e umana nei decenni che precedono l’unificazione del Paese, fra speranze, delusioni, fallimenti e rinnovati entusiasmi.
Dei tre amici, solo Domenico riuscirà a vedere l’Italia unita, ma gli incontri con Francesco Crispi, antico compagno di lotta ed ora ambizioso deputato del nuovo Parlamento italiano, e con Giuseppe Garibaldi, eroe oramai scomodo, lo lasceranno disincantato e disilluso.
Mario Martone dichiara di aver voluto cogliere il clima esistenziale vissuto da ragazzi diventati uomini e mai piegati sotto il peso di una lotta disperata, impegnati in una azione democratica destinata a fallire quando alla purezza degli ideali subentrano l’accomodamento e il compromesso. Nel Regno d’Italia, all’indomani della sua proclamazione, non c’è più posto per le utopie generose, come testimonia l’indimenticabile scena in cui Francesco Crispi pronuncia un discorso fermo e intransigente nell’aula completamente vuota del Parlamento.(Inform)