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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Sardi nel mondo” il report del Crei Acli

ITALIANI ALL’ESTERO

 

CAGLIARI – “Sono in maggioranza giovani, risiedono principalmente nei Paesi europei e rappresentano un patrimonio fondamentale per la nostra Isola. Sono i sardi emigrati nel mondo iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero”, ha sottolineato il Crei Acli Sardegna presentando nei giorni scorsi con la Regione Sardegna, in collaborazione con Fondazione di Sardegna, Iares e Acli Sardegna la propria analisi dei dati sui sardi registrati come residenti all’estero nell’anno 2020.

Secondo lo studio, partendo dalla fotografia dell’Aire, si evidenzia che l’87% della presenza di sardi all’estero si concentra nei paesi del continente europeo contro il 54% del dato globale degli Italiani nel mondo. Meno del 10% dei sardi iscritti all’Aire risiede nel continente americano contro il 40% degli Italiani. In particolare, i Paesi con la maggiore presenza di sardi sono Germania, Francia e Belgio seguiti da Svizzera, Paesi Bassi e Argentina. Inoltre, la popolazione di sardi nel mondo si dimostra molto giovane. Sono solo 20mila gli over 65 mentre oltre 75mila le persone in età attiva e più di 25mila i giovani fino ai 24 anni. Donne e uomini sono parimenti rappresentati con una leggera prevalenza maschile (53%). Alla presentazione del rapporto sono intervenuti il Presidente di Crei Acli, Mauro Carta, l’Assessore al Lavoro della Regione Sardegna, Alessandra Zedda (che ha la delega per i sardi nel mondo), il ricercatore Marco Sideri, Giovanni Nuvoli (Lussemburgo), Maria Giovanna Filia (Canada), Jennifer Cauli (Gran Bretagna).

Marco Sideri ha evidenziato che i numeri del report sono quelli ufficiali estrapolati dall’Aire benché, come noto, nella realtà i dati sui flussi emigratori italiani siano in generale assai più ampi, specialmente per la nuova mobilità. Stando ai dati del dicembre 2019, il totale dei sardi all’estero è di 123mila unità, così distribuiti: 107mila in Europa, 11mila in America, poco più di un migliaio tanto in Africa quanto in Asia e Oceania. Per quanto riguarda i giovani sardi nel mondo, le nazioni che spiccano sono Germania, Francia, Belgio, UK, Svizzera e Paesi Bassi; fanalini di coda con meno di mille unità sono Argentina, Spagna, USA e Australia. Per quanto riguarda invece i sardi over65, qui la classifica vede Francia e Germania nettamente in testa con un significativo distacco rispetto a Belgio, Svizzera, Paesi Bassi e Argentina; in coda con poche centinaia di unità ci sono UK, Brasile, Australia e Spagna. Gli iscritti Aire per Comune vedono in testa le due città maggiori dell’isola che sono Cagliari e Sassari; questo dato va accompagnato però a quello del peso percentuale dell’emigrazione sulla popolazione locale, che è molto più forte nei piccoli borghi: Bidonì e Sindia, per esempio, con circa mille abitanti di media hanno un’incidenza migratoria che si aggira tra il 60 ed il 70%. Anche l’associazionismo sardo nel mondo vede prevalere l’Europa con 92 circoli e quasi 27mila associati. Mauro Carta ha ricordato alcuni progetti del Crei come l’help desk per accompagnare i rientri, l’osservatorio permanente, il progetto ‘Sardegna Working’, lo sviluppo di reti e partenariati, i laboratori di formazione-informazione. Carta ha sottolineato come proprio questo periodo di pandemia abbia impedito a molti sardi di poter tornare a vedere la propria terra, aumentando così il senso di nostalgia. L’Assessore Alessandra Zedda ha auspicato in futuro fenomeni di rientro invece dei continui picchi di emigrazione visti finora. Zedda ha parlato dei concetti di ‘comunità’ e di ‘circolo’, quali espressioni che identificano i sardi nel mondo. L’Assessore ha ricordato inoltre che grazie al web è stato più facile interagire con l’emigrazione sarda in questo anno e mezzo di pandemia. Zedda ha ricordato il progetto ‘Casa Sardegna’ che racchiude diversi aspetti dell’identità sarda: dal patrimonio storico-archeologico allo sport nazionale per eccellenza, ossia il calcio. “Questo per noi è l’anno dell’emigrato e la Regione ha deciso di abbinare all’International Job Meeting una sezione dedicata al valore dell’emigrazione; nonché la conferenza internazionale dell’emigrato, che pensiamo di svolgere per il mese di ottobre”, ha spiegato Zedda che sogna proprio per la conferenza una “rimpatriata” di sardi emigrati, rendendoli protagonisti dell’evento. Più lungimirante ancora l’idea di creare opportunità per un rientro, anche lavorativo, di tanti giovani sardi emigrati: secondo l’Assessore uno dei settori sui quali bisogna agire immediatamente è quello dell’università. “Bisogna recuperare il cuore e la speranza di chi è andato via dalla Sardegna, andando oltre l’aspetto economico”, ha rilevato Zedda.

Giovanni Nuvoli ha raccontato dal Lussemburgo di aver visto in tanti anni trascorsi all’estero molti giovani sardi che dopo la laurea sono emigrati e si sono affermati professionalmente lontano dall’Italia. Jennifer Cauli ha ringraziato da Londra il progetto del Crei dedicato ai giovani talenti per averle permesso di realizzare attraverso un tour in Sardegna il suo sogno di studiare e immortalare come fotografa le antiche tradizioni gastronomiche sarde nel progetto chiamato ‘The Sardinian Kitchen’: scopo ultimo della ricerca fotografica è la pubblicazione di un libro. Maria Filia dal Canada, in rappresentanza della Consulta regionale, ha ricordato l’avvenuta realizzazione di un progetto televisivo dedicato a far conoscere la Sardegna ai canadesi. Dunque quella dei sardi è un’esperienza all’estero da dover essere valorizzata di più anche per poter cambiare le cose proprio in Sardegna: questo in sostanza il desiderio espresso da Filia auspicando così politiche lungimiranti per il rientro. Alberto Delogu, già membro della Consulta regionale che per lavoro oggi si sposta spesso tra Canada e Svizzera, ha invece espresso pessimismo sulla possibilità di un rientro degli under24 sardi che secondo le stime Aire ammontano a circa 20mila unità. “Una delle ragioni per le quali questi giovani sono andati via dalla Sardegna è proprio quella di mancanze strutturali importanti nel sistema scolastico e universitario italiano in generale: l’unico modo per farli tornare sarebbe eliminare queste carenze . Lo stesso discorso vale per le imprese: tornare per fare impresa in Sardegna lo vedo difficile, con questo sistema burocratico e fiscale”, ha spiegato Delogu. Luca Sollai dal Canada ha invitato le istituzioni a un impegno politico trasversale in Regione per favorire il rientro. “Serviranno 15-20 anni per mettere in marcia un qualcosa di tangibile perché come ha già detto Alberto (Delogu, ndr) i problemi strutturali ci sono e sono di difficile soluzione”, ha commentato Sollai sottolineando come compito dei circoli possa invece essere quello di mantenere viva l’identità facendo conoscere la Sardegna alle comunità locali nelle quali si vive all’estero. Mauro Cossu dal Canada ha parlato di sardi all’estero come “ambasciatori della Sardegna e risorsa”. (Simone Sperduto/Inform)

 

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