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Roma , a Palazzo della Minerva il convegno  “Giorgio Napolitano. Dirigente politico, uomo delle Istituzioni, Presidente della Repubblica”

SENATO DELLA REPUBBLICA

(Fonte foto Presidenza della Repubblica)

ROMA – Si è tenuto  al Senato, presso Palazzo della Minerva, un convegno di studi dedicato a Giorgio Napolitano nel centenario della nascita e intitolato “Giorgio Napolitano. Dirigente politico, uomo delle Istituzioni, Presidente della Repubblica”. Presente in sala anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  I lavori sono stati aperti da Gian Marco Centinaio (Vicepresidente del Senato) che ha definito Napolitano come “un riferimento per la storia della nostra Nazione”. Centinaio ha ripercorso quindi alcune tappe della carriera politica di Napolitano sempre incentrata a “proteggere e valorizzare le istituzioni” compiendo “scelte importanti, spesso difficili, rivelando una grande forza interiore”. Roberto Gualtieri (Sindaco di Roma) ha definito quella di Napolitano come “una grande personalità, di spicco per la sinistra europea”. Quella che ha lasciato Napolitano, per Gualtieri, è “una grande eredità, un patrimonio politico fatto di passione civile e amore per le istituzioni democratiche”. Il Sindaco di Roma ha sottolineato come, per una vita intera, “Napolitano abbia messo al servizio della democrazia italiana e europea la sua straordinaria intelligenza e il suo rigore morale”. Gualtieri anche ha evidenziato come l’attività politica di Napolitano si sia sviluppata nell’arco di stagioni politiche differenti, passando ovviamente anche per l’epoca di Berlinguer e del compromesso storico con la DC nei primi anni ‘70. “Una forma mentis orientata alla concretezza”, ha così definito Gualtieri la peculiarità dell’azione politica di Napolitano. “Al centro della sua riflessione c’era l’idea di un’Europa che fosse sempre più uno spazio politico”, ha aggiunto Gualtieri facendo presente come nella figura di Napolitano vi fosse anche l’idea della centralità della democrazia così come quella dell’indipendenza tra organi e poteri dello Stato. Walter Veltroni (Presidente dell’Associazione Giorgio Napolitano) ha messo in guardia dal pericolo della contemporaneità che ci mostra sovente come unica memoria utile quella di un computer. “La memoria umana però è selettiva e collettiva e restituisce quella tridimensionalità della vita che può renderci consapevoli del nostro cammino”, ha spiegato Veltroni definendo Napolitano come “un uomo del secolo breve”, cresciuto sotto la dittatura fascista e che matura una solida coscienza antifascista aderendo quindi al PCI. Secondo Veltroni, quelle che hanno governato il pensiero di Napolitano non sono state linee rette quanto piuttosto idee e riflessioni culturali immerse nella materia incandescente del ‘900. “Il fulcro della sua vita da dirigente politico era nelle sue idee da riformista”, ha aggiunto Veltroni rimarcando la profondo visione europeista di Napolitano inquadrata in azioni, anche fortemente simboliche, come la visita istituzionale a Ventotene e l’omaggio ad Altiero Spinelli. “Era persona autorevole e simpatica”, ha sottolineato Veltroni ricordando come una delle maggiori preoccupazioni di Napolitano fosse vedere il progressivo inaridimento della politica. Giuliano Amato (Presidente emerito della Corte costituzionale) ha parlato degli anni più difficili per un PCI alle prese con i fatti del ’56 in Ungheria e con un mito dell’URSS e di Mosca che iniziavano in qualche modo a barcollare. “Chi dirigeva il partito nel ’56 sapeva perfettamente che il futuro sarebbe stato quello di cancellare quel mito e inserire pienamente quella famiglia politica nella democrazia parlamentare, in Occidente e in Europa”, ha rilevato  Amato. “Napolitano aveva questo nella mente e identificò come suo compito quello di battersi senza equivoci”, ha spiegato Amato sottolineando come anche ai tempi di Enrico Berlinguer ci fossero certamente visioni e amine differenti all’interno dello stesso partito. Michele Ciliberto (Professore emerito di storia della filosofia moderna e contemporanea della Scuola superiore Normale di Pisa) ha parlato dell’adesione di Napolitano al Partito Comunista, ma anche dell’influenza esercitata da un personaggio illustre come Benedetto Croce. Ciliberto di fatto ha rilevato come molti giovani dell’epoca tragica della Seconda guerra mondiale avessero scelto il Partito Comunista pur non essendo marxisti. Ciò che spinge inoltre molti nuovi militanti come Napolitano è l’idea di vedere sotto la guida di Togliatti un partito in grado di far rinascere e progredire l’Italia, soprattutto il Mezzogiorno. (Inform)

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