QUIRINALE
(Fonte foto Presidenza della Repubblica)
SAN SEVERINO – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha celebrato il 25 aprile, Anniversario della Liberazione, a San Severino Marche, città insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile. “Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera; tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche: a muoverci è amor di Patria. Quello che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l’8 settembre 1943”, ha esordito nel suo intervento Mattarella ricordando i tanti giovani che si unirono nelle formazioni partigiane in un’area in cui fu protagonista l’eroismo. “Siamo qui perché, sulle macerie di un regime dittatoriale, anche qui, in questo luogo, si trovano le radici della Repubblica. Nata ottant’anni or sono, dalla libera scelta delle cittadine e dei cittadini, solennemente sanzionata dal referendum istituzionale. Nata sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione a un occupante”, ha aggiunto il Capo dello Stato sottolineando come la Repubblica sia nata per esprimere la speranza e l’avvio di un futuro migliore. “Noi celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà. La celebriamo da una terra allora attraversata da una linea che divideva l’Italia, dall’Adriatico al Tirreno, che divideva gli italiani: una terra segnata dalle distruzioni della guerra”, ha ricordato Mattarella segnalando come il comune di San Severino, sia stato insignito della Medaglia d’oro al merito civile per il contributo fornito dai suoi cittadini e dalla sua popolazione durante la guerra partigiana. “Il concentramento di bande partigiane sapeva tener testa, tenere anche in scacco, i nazifascisti e si subivano le loro rappresaglie: proprio San Severino fu teatro dei primi scontri a fuoco”, ha poi rilevato il Presidente della Repubblica ricordando che proprio nelle Marche era insediato il campo di internamento di Urbisaglia, presso l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra: nel settembre 1943 gli ebrei di quel campo vennero avviati tragicamente a Fossoli e da lì ad Auschwitz. “Gli avvenimenti in queste terre, con la decisiva avanzata delle truppe alleate, segnarono la ricongiunzione all’Italia libera delle province centro-settentrionali cadute sotto il dominio hitleriano con i suoi zelanti complici fascisti. Anche in questa regione, anche qui a San Severino, a Castel Raimondo, a Matelica, la Liberazione anticipò l’arrivo delle truppe alleate, nel luglio del 1944. Così come le Marche furono partecipi dell’esperienza di ‘zone libere’, di centri amministrati dalle forze partigiane per periodi più o meno lunghi. Fu così a San Leo, allora in provincia di Pesaro, con protagonisti i partigiani della Brigata Mazzini”, ha aggiunto Mattarella sottolineando più in generale come la Resistenza fu esperienza che ebbe a donare alla Repubblica personalità e classi dirigenti di spessore. “Eminenti figure ebbero a compiere in queste terre scelte che, segnando la loro vita, avrebbero, al contempo, segnato quella dell’Italia”, ha proseguito Mattarella citando la figura di Enrico Mattei, protagonista del dopoguerra italiano in campo economico. “Nelle Marche, nell’entroterra maceratese, ebbe modo di operare Sandro Pertini, settimo presidente della nostra Repubblica, dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli a Roma, compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica”, ha aggiunto il Capo dello Stato. “La stretta relazione tra forze partigiane e popolazione scatenava la rabbia nazifascista con eccidi gratuiti contro la popolazione: oltre trecento saranno i civili uccisi per rappresaglia”, ha continuato Mattarella definendo il senso della Resistenza nell’opposizione alla violenza dell’uomo sull’uomo. “Fu per rispondere a questo accorato appello che la comunità internazionale progettò, con l’Onu, di ambire a liberare il mondo dall’incubo della guerra e, con il disegno dell’unità europea, di liberarne il nostro continente. In questi ultimi anni stiamo assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura rimuovere quei percorsi”, ha rilevato il Capo dello Stato con un pensiero anche all’attualità. “Quel che è accaduto – ha concluso Mattarella – non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!”(Inform)