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Recovery Fund, audizione del Ministro degli Esteri Di Maio davanti alle Commissioni Esteri e Attività Produttive

CAMERA DEI DEPUTATI

ROMA – Si è svolta, davanti alle Commissioni riunite Affari Esteri e Attività Produttive della Camera dei Deputati, l’audizione del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, avente per oggetto le priorità nell’utilizzo del Recovery Fund. Come ricordato dal Presidente della Commissione Esteri, Piero Fassino, anche questa audizione rientra nel ciclo di incontri promossi dalle Commissioni della Camera quale attività istruttoria al fine di presentare al Parlamento il programma Next Generation Ue. “Il documento del Governo definirà le linee guida a lungo termine e le azioni sulle quali si articolerà il piano”, ha precisato Fassino ricordando anche il Piano per l’Export per la promozione delle imprese italiane sui mercati internazionali. “Il 70% delle risorse (che per l’Italia ammontano a circa 209 miliardi, ndr) dovrà essere impiegato nel biennio 2021-2022 ed il restante nel 2023”, ha sottolineato Fassino menzionando tra le priorità quelle attinenti allo sviluppo sostenibile, alla digitalizzazione e alle politiche green.

Del ruolo che spetta alla Farnesina, per la modernizzazione del Paese, ha quindi parlato il Ministro Di Maio sottolineando l’importanza del coinvolgimento del Parlamento sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Siamo consapevoli della responsabilità di fronte alla mole di risorse messe in campo dall’Unione europea e destinate al nostro Paese: l’Italia è il primo beneficiario del Next Generation Ue”, ha spiegato Di Maio che vede nell’uso lungimirante dei fondi un obiettivo indispensabile per superare gli ostacoli che finora hanno frenato l’Italia. “Siamo il Paese europeo che per primo è stato colpito dal Covid e quello che per primo ha attuato il lockdown: le immagini di Bergamo coi mezzi militari incolonnati hanno scosso l’intero continente ed il resto del mondo. Essendo stati colpiti economicamente siamo stati altresì in prima linea per chiedere all’Europa interventi comuni ed un piano di rilancio straordinario”, ha aggiunto Di Maio. “Per comprendere la portata di queste misure europee è bene ricordare come furono gestite le precedenti crisi finanziarie, prima nel 2008 e poi nel 2011, quando l’Europa si comportò come quei medici che nel Medioevo pensavano di poter curare ogni malattia con la stessa soluzione: il salasso”, ha evidenziato il Ministro contestando l’idea dell’austerità fine a se stessa ed il tabù storico del debito comune europeo. “Il Ciae (il Comitato interministeriale per gli affari europei, ndr) è stato incaricato di lavorare a questo Piano nazionale derivando le sue competenze dalla legge 234 del 2012 che delinea la fase ascendente della partecipazione dell’Italia alle attività dell’Ue”, ha precisato Di Maio ricordando le linee guida definite lo scorso 9 settembre ed evidenziando come all’interno del Ciae il processo sia aperto e partecipato per i territori e gli enti locali. “Quattro sono le grandi sfide – ha spiegato il Ministro –  partendo dalla ripresa, passando per la transizione verde e digitale, l’aumento del potenziale di crescita e infine l’incremento dell’occupazione. I criteri dovranno essere in linea coi parametri europei, che sono l’elemento indispensabile per avere i fondi”. I singoli Piani nazionali dovranno destinare il 37% delle risorse alle politiche green mentre la stessa Presidente Ursula von der Leyen ha precisato che un 20% dovrà andare al digitale. Di Maio ha parlato nello specifico della struttura della Farnesina che conta su una rete composta da oltre 370 uffici nel mondo tra ambasciate, consolati, istituti di cultura e sedi Ice; a ciò si aggiungono le recenti competenze esclusive in materia di internazionalizzazione ed export. “Buona parte della proiezione esterna del nostro Paese è data dal turismo che rappresenta il 15% del Pil, ma soprattutto dall’export e dal Made in Italy quale volano fondamentale che produce il 32% del Pil”, ha precisato Di Maio ricordando che tra le priorità del Governo ci sono: il sostegno alle piccole e medie imprese, le politiche in favore del rientro delle imprese che avevano delocalizzato la produzione, il rafforzamento dell’internazionalizzazione, il riconoscimento del valore della cultura, del turismo e del Made in Italy. “La figura del digital export manager sarà incaricata di accompagnare le imprese in questo percorso di crescita finalizzata all’esportazione”, ha aggiunto il Ministro menzionando anche programmi formativi oltre ai fondi ed alle forme di finanziamento agevolato per le imprese. (Simone Sperduto/Inform)

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