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Presentazione Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, il dibatto dei panel sulle sfide della filiera agroalimentare e sulla dimensione del cibo come elemento di cultura
ROMA – Nell’ambito della presentazione a Villa Madama della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo (vedi Inform Presentata a Villa Madama la decima edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, Tajani : Il settore agroalimentare rappresenta il fiore all’occhiello della produzione italiana e del nostro export | www.comunicazioneinform.it) si è tenuto un panel dedicato alle opportunità e alle sfide della filiera agroalimentare e vitivinicola. Ha in primo luogo preso la parola Vincenzo Celeste (Rappresentante Permanente presso l’Unione Europea) che ha ricordato il tema dei dazi statunitensi e di come l’UE sia riuscita, seppur tra problemi di varia natura, a gestire tale questione, essendo il tema economico internazionale un qualcosa che compete alle istituzioni comunitarie. Sono stati ricordati appunto i dazi che si sono fermata alla soglia del 15% per lo meno nel settore in oggetto. “Da questi dazi stiamo chiedendo delle esenzioni che riguardano diversi prodotti: esenzioni che però ancora non riusciamo ad ottenere”, ha spiegato Celeste sottolineando che un miglioramento delle condizioni per i prodotti europei sarebbe subordinato all’approvazione dei regolamenti UE per la riduzione dei dazi europei nei confronti dei prodotti americani. Maurizio Martina (Vicedirettore generale della FAO) ha confermato che il saper fare italiano anche nel settore agroalimentare è un valore aggiunto straordinario. “Tutti riconoscono questa forza: è uno degli esempi di soft power, per quanto non sia riassumibile solo in questo concetto ma riguarda anche il modo con cui riusciamo a fare impresa e portare le nostre esperienze nel mondo”, ha rilevato Martina evidenziando che c’è poi l’impatto del cambiamento climatico e ci sono le sfide tecnologiche che stanno certamente influendo nel settore in questione. Martina ha infine auspicato nuovi spazi di crescita passando anche per le grandi agenzie coinvolte nel multilateralismo. Luigi Scordamaglia (Amministratore Delegato Filiera Italia) ha sottolineato l’importanza di avere alleanze tra mondo pubblico e privato esprimendo soddisfazione per il modo in cui si sta sviluppando questo coordinamento. “Bisogna avere il coraggio di riconoscere ai governi ciò che fanno”, ha sottolineato Scordamaglia evidenziando i 15 miliardi messi dall’attuale Governo per la filiera agroalimentare muovendosi anche a sistema con un Ministero degli Esteri che si è evoluto negli anni nell’aspetto commerciale. Lucia Forte (Amministratore Delegato Oropan) ha spiegato che a volte basta un semplice prodotto come il pane per raccontare cosa è davvero un Paese, rappresentando un prodotto all’apparenza così comune anche valori e cultura. Forte ha ricordato che internazionalizzare il pane è un qualcosa di importante perché significa portare la nostra terra nel mondo insieme a un sistema produttivo sostenibile. Luca Brondelli (Vicepresidente Confagricoltura) ha spiegato che in questo momento i dazi stanno impattando su alcuni prodotti italiani per quanto abbia la convinzione che gli imprenditori saranno efficienti nel far fronte al problema. Brondelli ha anche espresso un certo orgoglio per la quantità di italiani che, in giro per il mondo, hanno saputo fare impresa avendo successo. “Non vendiamo solo prodotti ma uno stile di vita”, ha sottolineato Brondelli menzionando ad esempio la qualità della dieta mediterranea. Marzia Varvaglione (Vicepresidente Unione Italiana Vini) ha spiegato che la cucina rappresenta necessariamente l’abbinamento tra cibo e vino. Tuttavia anche il consumo di vino è leggermente cambiato, recentemente, con l’adozione di nuove abitudini culinarie, più leggere, ma senza rinunciare a questo prodotto che resta ben presente sulle tavole degli italiani. A seguire si è svolto il Panel sulla dimensione del cibo come elemento di cultura, condivisione e dialogo. Bruno Archi (Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a Roma) ha definito il diritto al cibo come un qualcosa che equivale a dignità. Archi si è riferito a zone calde come la Striscia di Gaza e il Sudan dove il cibo è la primaria necessità per la popolazione civile. Archi ha anche menzionato il programma alimentare della FAO, ringraziando la filiera agroalimentare italiana per la solidarietà. Si è poi parlato dell’invio di circa 300 tonnellate di cibo a Gaza. Una iniziativa he ha comportato certamente degli ostacoli anche di carattere burocratico. “Questa azione ci è stata riconosciuta anche da altri Paesi europei”, ha aggiunto Archi, evidenziando come l’Italia abbia dato prova dell’impegno del Sistema Paese con un tavolo variegato per portare avanti un programma come il Food for Gaza. Maddalena Fossati (Presidente del Comitato promotore della cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’UNESCO) ha definito la cucina italiana come un elemento fortemente identitario e culturale: “esiste da tantissimo tempo prima ancora che si formasse l’Italia”, ha precisato Fossati ricordando che il riconoscimento a Patrimonio UNESCO della cucina italiana sarebbe un risultato importantissimo. “Ho visto cuochi che hanno cominciato a dialogare e cucinare insieme: passi importanti verso l’appropriazione culturale della cucina italiana. Comunque vada c’è questa consapevolezza forte”, ha spiegato Fossati auspicando che la cucina italiana possa essere insegnata come materia scolastica. Alberto Figna (Presidente di ALMA) ha ricordato che ALMA nasce oltre venti anni fa sulla base di un’idea di cultura del territorio legata al cibo. “In venti anni ha formato 15mila diplomati”, ha rilevato Figna sottolineando che probabilmente in molti ristoranti di alta cucina in giro per il mondo potrebbe esserci un diplomato ALMA. “La cucina italiana è una forma di cultura viva capace di ispirare, educare e creare connessioni profonde”, ha evidenziato Figna sottolineando che ALMA collabora con numerose scuole straniere in diversi Paesi del mondo. Lo Chef Salvatore Bruno (Segretario Generale Federazione Italiana Cuochi) ha ricordato che spesso si parla della cucina italiana come ambasciatrice dei nostri territori. “Questo è vero ma ci rendiamo anche conto che la cucina italiana oltre che avere un’identità ha una grandissima competenza nel trasformare il patrimonio della nostra biodiversità e stagionalità”, ha aggiunto Bruno sottolineando che l’Italia non esporta solo prodotti ma esporta anche molte competenze. Lo Chef Alessandro Circiello (Responsabile Comunicazione Federazione Italiana Cuochi) ha parlato di cucina italiana evidenziando i suoi aspetto salutari, considerando l’intera piramide alimentare fatta anche di stagionalità e biodiversità. Circiello ha quindi elogiato le materie prime della cucina italiana che sono alla base dei piatti della tradizione italiana. (Inform)