ISTITUZIONI
(Fonte foto Presidenza del Consiglio)
ROM,A – “Intanto voglio ringraziare tutti gli studenti, voglio ringraziare particolarmente i rappresentanti degli studenti, i rappresentanti delle consulte. Sono ruoli che ho ampiamente ricoperto, ormai purtroppo diverso tempo fa. So quanto sia entusiasmante, ma complesso. Mi è capitato di dire delle volte che poche cose mi hanno insegnato cosa fosse la politica come le assemblee studentesche. Una delle cose più complesse che si possano fare nella propria vita. E quindi fate bene, perché quello che state facendo vi insegnerà molto, qualsiasi siano le scelte che farete nella vostra vita”. Lo ha detto il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo a Roma all’evento “Gli studenti italiani in Europa” dedicato alla presentazione del piano per il potenziamento dell’apprendimento delle lingue e promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’iniziativa prevede un programma di mobilità educativa e di formazione in Europa degli studenti delle Scuole secondarie di secondo grado. “Noi parliamo – ha proseguito Meloni – del più importante programma di formazione linguistica e di mobilità internazionale che è stato mai realizzato in Italia per gli studenti delle scuole superiori. Un investimento da 420 milioni di euro di fondi strutturali europei che noi decidiamo di destinare a questa sfida. Sono risorse che vogliamo mettere a disposizione per consentire ad almeno 150 mila ragazzi e ragazze italiane di vivere un’esperienza che consideriamo particolarmente importante, soprattutto in questo tempo, e cioè trascorrere un periodo in un paese europeo, periodo di studio, periodo di formazione, migliorare la propria capacità di parlare una lingua straniera, confrontarsi con realtà diverse dalla propria”. “Il messaggio che vorrei dare – ha aggiunto il Premier è: non considerate questa come una semplice occasione per imparare meglio una lingua straniera, secondo me non è solamente questo, è molto importante ma non è solamente questo. Vivere e studiare anche solo per qualche settimana, anche solo per qualche mese in un altro Paese, significa imparare ad affrontare situazioni nuove, significa diventare più autonomi, significa confrontarsi con persone che hanno abitudini, idee, culture diverse dalla nostra, quindi allargare lo spazio della propria mente, della propria capacità di comprensione dell’altro. Significa acquisire sicurezza, significa imparare a cavarsela, allargare i propri orizzonti. E significa per noi arricchire questa comunità, perché quando questi ragazzi che parteciperanno al progetto torneranno indietro, porteranno con loro molto più di una lingua straniera meglio conosciuta, meglio parlata. Porteranno nuove idee, porteranno nuove amicizie, porteranno una maggiore fiducia in loro stessi, uno sguardo più ampio sul mondo. Tutto questo sarà una ricchezza per loro certamente ma lo sarà anche per i loro amici, lo sarà per le loro famiglia e lo sarà per le loro classi, lo sarà per l’Italia nel suo complesso”. “Noi oggi viviamo in un mondo – ha poi rilevato Meloni – che è sempre più interconnesso. Le Università, il lavoro, la ricerca, le imprese cercano sempre più persone che sono capaci di muoversi nei contesti internazionali e conoscere una lingua – conoscere segnatamente l’inglese – è molto importante. Però ancora più importante è saper usare quella lingua nella vita reale. E questo non si fa solamente imparando quella lingua sui libri di testo, si fa se si riesce a vivere l’esperienza di quella lingua immersa nel contesto in cui quella lingua si parla. Ed è la ragione per la quale noi abbiamo deciso di investire su questa iniziativa, soprattutto perché crediamo che il talento dei nostri ragazzi debba meritare le stesse opportunità di tutti i loro coetanei, europei, ad esempio. Crediamo che il talento di un ragazzo non si possa e non si debba fermare di fronte a una barriera linguistica in un tempo come questo. E pochi, guardate, lo sanno come me”. Dopo aver sottolineato che le lingue si imparano davvero “quando le vivi, quando cerchi di capire che cosa c’è davvero dietro le parole”, il Premier ha parlato dell’importanza di conoscere le frasi idiomatiche di una lingua straniera che “insegnano molto di più di quello che puoi imparare chiaramente con il “The cat is on the table”, cioè ti insegna la cultura, la storia, la mentalità che c’è dietro le parole che vengono utilizzate. E allora io sono certa – ha aggiunto – che se vuoi imparare davvero una lingua devi parlarla con quelli che la parlano, devi andare sul posto, devi fare un’esperienza che ti immerga in quella realtà e ti aiuterà davvero a capire che cosa c’è dietro”. “Nessun interprete, per quanto possa essere bravo, – ha poi rilevato Meloni – riesce a trasferire quello che tu puoi trasferire direttamente, cioè la comprensione dell’altro e la possibilità che l’altro ha di comprendere te. Un rapporto che è molto più umano, un rapporto che è molto più reale, che è molto più immediato. Fa totalmente la differenza. La farà anche per voi. La farà in questo tempo, perché questo è un tempo interconnesso nel quale, bene o male, vi troverete, qualsiasi sia il percorso che deciderete di fare nella vostra vita, di fronte a questo tema della interconnessione, della capacità di imparare una lingua straniera. Allora noi abbiamo voluto investire così tante risorse su un progetto di questo tipo per ricordare a noi stessi, e per mettere la testa sul fatto che, se noi oggi non togliamo quella barriera, rischiamo che tantissimi giovani italiani non siano pienamente liberi domani nella loro capacità di scelta perché hanno la barriera della lingua. E noi vogliamo fare tutto quello che possiamo per superare la barriera della lingua. Si fa ovviamente a livello curricolare, si fa con i programmi didattici, si fa ovviamente a scuola, lo si fa anche con altre soluzioni. E tra tutte le altre soluzioni, quella di vivere unìesperienza di questo tipo fa totalmente la differenza”. Dovete essere pienamente liberi – ha concluso il Presidente del Consiglio rivolgendosi ai giovani – di fare le vostre scelte quando, farete quelle scelte. Non dovete avere dei limiti che sono stati precostituiti, che non dipendevano da voi, che dipendevano dalla condizione dalla quale arrivavate, dalla famiglia nella quale nascevate. Queste barriere vanno rimosse. La vera uguaglianza, l’uguaglianza esiste davvero nel punto di partenza, non nel punto d’arrivo. Uno Stato giusto costruisce le condizioni per cui tutti devono avere le stesse opportunità, poi però dove arrivi quello lo Stato non lo può determinare, quello lo determinate voi, con la vostra capacità, con la vostra determinazione, con la vostra passione. Quello che noi stiamo cercando di fare è cercare di costruire queste condizioni di partenza pari per tutti anche in una dimensione che diventa molto molto importante oggi, che è la vostra capacità di confrontarvi con i vostri coetanei, ovunque quei coetanei siano”. (Inform)