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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato a Roma il volume di Daniela Maniscalco “Racconto degli Italiani nel Mondo. RIM JUNIOR 2017”

ITALIANI ALL’ESTERO

 

Il libro, promosso dalla Fondazione Migrantes propone l’emigrazione italiana ai ragazzi attraverso la storia del cibo e dei mestieri all’estero. Gli interventi di Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo, direttore regionale Migrantes Lazio e dell’autrice dell’opera

 

ROMA – Raccontare le migrazioni ai ragazzi, questo lo scopo del libro e della conferenza dedicata alla presentazione dello stesso presso l’Istituto Comprensivo “Antonio Gramsci” di Roma. Il libro “Racconto Italiani nel Mondo RIM Junior 2017” è un volume che,  come descritto in quarta di copertina, nasce con lo scopo “di narrare ai ragazzi, in un linguaggio semplice e accattivante, la mobilità italiana nel mondo”. La Fondazione Migrantes con questo particolare testo, scritto da Daniela Maniscalco e arricchito dalle  illustrazioni di Carmela D’Errico, narra ai ragazzi le migrazioni italiane nel mondo attraverso pagine colorate ricche di disegni, illustrazioni, simboli che riconducono alla storia del cibo e dei mestieri che gli italiani nel loro migrare in terre straniere hanno portato con loro. Per la presentazione del libro è stata scelta come sede un istituto in cui,  come ha ricordato il dirigente scolastico, professor Bruno Aletta, il 40% dei ragazzi frequentanti sono di origine straniera. La storia dell’emigrazione italiana purtroppo è sempre attuale, è in divenire, perché oggi in Italia è tornata a crescere, a essere notizia d’attualità, si parte, si lascia il “bel Paese”, e non più dalle terre del Sud, che per antonomasia sono luoghi di emigrazione. Tutto questo mentre l’immigrazione tiene alto il dibattito sociale e politico.

All’incontro hanno partecipato Monsignor Guerino Di Tora, Presidente della Fondazione Migrantes, Monsignor Pierpaolo Felicolo, Direttore regionale Migrantes Lazio, l’autrice Daniela Maniscalco, insegnante presso la Dante Alighieri, Comitato Lussemburgo. Per il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca era presente Vinicio Ongini, della Direzione Generale per lo studente, l’integrazione, la partecipazione e la comunicazione. A coordinare gli interventi Donatella Trotta, giornalista de Il Mattino e vicepresidente UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana).

Dopo una prima parte dedicata alla presentazione dei lavori realizzati dai ragazzi dell’istituto sui temi trattati nel libro, con video, cartelloni e testimonianze,  si è passati al dibattito.

Nel prendere la parola Donatella Trotta ha sottolineato la necessità di sensibilizzare i ragazzi sui temi dell’immigrazione per una integrazione costruttiva, citando Gianni Rodari (forse il più grande autore di libri per ragazzi) che parlava del sasso nello stagno e diceva “la mente è una sola ma la creatività va coltivata in tutte le direzioni”. Ringraziando poi i docenti per il lavoro di preparazione fatto con i ragazzi e le emozioni che sono riusciti a trasmettere, Trotta ha ribadito l’importanza didattica del libro, “che è veramente uno strumento adeguato al segno dei tempi”, sottolineando come le  “scuole di ‘frontiera’ dimostrino come le cose possano cambiare.

Ha poi preso la parola l’autrice Daniela Maniscalco che si è soffermata sulle motivazioni del libro: “Io vivo in Lussemburgo, insegno italiano ai bambini italofoni e mi occupo anche della Dante”. E questo lavoro è scaturito “proprio in una serata organizzata dalla Dante sui gelatieri italiani all’estero, sulle loro storie, sulle difficoltà che hanno incontrato. In quella occasione ho visto l’interesse dei genitori e dei bambini presenti. Così mi sono detta perché non raccontare un RIM ai bambini, fare uno storytelling”. Proposta accolta da Delfina Licata della Fondazione Migrantes che ha collaborato alla realizzazione del volume.

L’autrice ha insistito sull’importanza di raccontare ai bambini l’immigrazione perché ha detto “io trovo che i bambini italiani hanno perduto la memoria e cioè quelle pagine importanti della storia italiana che sono state dimenticate. E se si è dimenticato questo è anche diverso il modo in cui si guardano gli immigrati che arrivano in Italia”.  Per la Maniscalco i bambini non hanno coscienza di quanto gli italiani siamo presenti all’estero. “Dall’altro lato della prospettiva – ha continuato – i bambini italiani che vivono all’estero non sanno che loro stessi sono emigrati”. L’autrice rivolgendosi alla coordinatrice Donatella Trotta ha detto “hai citato i libri delle ricette, io penso che la cucina sia un modo fantastico per parlare di emigrazione e del fatto che non esiste una cultura chiusa in sé stessa. Prendiamo la nostra pizza senza il pomodoro venuto dall’America non sarebbe esistita, finanche la nostra pasta trova il suo antenato nel cus-cus, o il caffè che viene dall’Etiopia, che è diventata una bevanda nello Yemen”. Per la Maniscalco basta prendere una ricetta per scoprire che c’è un mondo al suo interno.

“La globalizzazione, – ha detto il presidente della Migrantes Di Tora – la vediamo sotto molti punti di vista: delle monete, alle merci, tutto quello che arriva dalla Cina, ma non la vogliamo prendere in considerazione per le persone, mentre c’è oggi nel mondo una globalizzazione degli esseri umani. C’è oggi una mobilità delle persone che è un dato scontato.  Ma non è un fenomeno di oggi, esiste da sempre, l’uomo è migrante per natura”.

“Immaginate – ha continuato Di Tora – anche il fenomeno storico quando ci fu il crollo del Impero Romano,sotto il peso di quelli che venivano chiamati  ‘barbari’ che arrivavo da nord verso il sud dell’Europa”.  “La parola Barbari – ha continuato il presidente della Migrantes – ci dà qualcosa di brutto, ma il suo significato etimologico, in greco è “balbuziente” uno che non parlava la lingua classica del latino dei romani o la lingua greca del mondo mediterraneo. Dall’integrazione di questi ne è venuta fuori una nuova società che ha fatto scuola nel mondo”. Di Tora si è poi soffermato sull’attuale fenomeno delle migrazioni. Un grande fenomeno da guardare in un ottica diversa che secondo alcuni studi “durerà almeno 25/30 anni, e porterà ad un cambiamento globale di tutto il mondo”.

Secondo Di Tora inoltre gli attuali migranti non fuggono solo dalla guerra e dalla fame, ma anche dalla siccità: “Il Sahara – ha ricordato – il grande deserto aumenta sempre di più, e quindi ci sono popolazioni che non hanno più di che sopravvivere. Ognuno è portato a cercare situazioni migliori. Non emigrano le persone più scadenti, lo abbiamo sentito dire tante volte, come abbiamo sentito dire che portano malattie gli immigrati. Ma è una cosa irreale”.

 “Bisogna cominciare dal mondo dei ragazzi, dei giovani – ha concluso Di Tora – per poter guardare a un futuro nuovo e diverso e quindi ci vuole anche l’impegno di noi adulti a favorire questa nuova realtà… partendo dalla scuola, dalla famiglia che rimane sempre il primo nucleo, partendo da quello che può essere una integrazione religiosa, si arrivi veramente a un mondo nuovo non solo di tolleranza ma anche di creazione che deve essere la pace per tutti”.

Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Monsignor Felicolo che ha sottolineato come l’immigrazione sia un tema complicato da analizzare con intelligenza, e che invece molto spesso viene affrontato con demagogia e troppa facilità.

“Voi ragazzi – ha detto rivolgendosi a quanti stavano assistendo al dibattito – siete stati molto bravi, si è parlato di Gianni Rodari, a cui era molto cara la grammatica della fantasia. Voi lo avete messo in pratica il tema dell’immigrazione con fantasia e semplicità, rappresentando con il teatro, i cartelloni e in tanti modi quello che noi stiamo cercando di fare con le parole”.

 “Il ruolo della Chiesa – ha continuato Felicolo rispondendo alla domanda della moderatrice su Cosa fa la Migrantes? – è anche quello di saper creare comunità con tante nazionalità diverse che lavorano prima di tutto per mantenere la fede di tanti cristiani, attraverso un lavoro di integrazione molto forte”. Per Felicolo, direttore regionale Migrantes Lazio, bisogna parlare di integrazione e non di assimilazione e l’integrazione non vuol dire essere come l’altro. “Ci si può integrare ma non assimilare. Noi promuovano nelle nostre comunità l’integrazione, e questa passa prima di tutto con la conoscenza della lingua, con la cultura del paese che ti ospita”. Per gli immigrati è fondamentale la conoscenza della lingua e la Fondazione Migrantes fornisce corsi gratuiti di lingua italiana alle comunità straniere”. Per quanto poi riguarda il diritto alla salute Felicolo ha rilevato come molti migranti si trascurino per pensare ai mezzi di sostentamento per la famiglia che hanno lasciato nel paese di provenienza. “La Migrantes – ha concluso accompagna l’integrazione ma con il valore che ognuno (immigrato) si porta dentro”.  (Nicoletta Di Benedetto- Inform)

 

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