direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentata ricerca realizzata dal Censis per conto della Focsiv “Servizio Civile all’Estero – giovani, lavoro e cittadinanza attiva”

GIOVANI ESERVIZIOCIVILE ALL’ESTERO

 

Sottosegretario Bobba: “I giovani in servizio civile esprimono la politica estera del nostro Paese”

Cattai (Focsiv): “Il servizio civile è un laboratorio esperienziale e lavorativo”

 

ROMA –  Esiste una cultura del dono oggi in Italia? In una società in cui la crisi continua a mordere famiglie e imprese, e sembra aggravarsi il rischio di cadere in povertà, c’è ancora fiducia nell’economia della gratuità ed è ancora possibile parlare di un impegno dell’Italia a favore dei Paesi in condizioni più svantaggiate? Sembrerebbe proprio di sì, stando ai dati della ricerca “Servizio Civile all’Estero – giovani, lavoro e cittadinanza attiva”, realizzata dal Censis e promossa dalla Focsiv (Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario), presentata oggi a Roma nella sede dell’Istituto di ricerca, alla presenza di Luigi Bobba, sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle politiche giovanili e al servizio civile.  “I giovani in servizio civile all’estero esprimono la politica estera del nostro Paese”, ha detto Bobba .

La ricerca condotta da Censis per Focsiv (v. Inform di oggi, http://comunicazioneinform.it/con-il-servizio-civile-allestero-crescita-personale-e-arricchimento-umano/) è stata realizzata insieme alla Caritas Italiana, l’Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”, con cui ha costituito la “Rete Caschi bianchi”, con Confap- Confederazione Nazionale Formazione Aggiornamento Professionale con cui sediamo insieme alla Consulta nazionale dell’Ufficio Problemi Sociali e il lavoro della Cei, e Isfol.

Per la ricerca sono stati intervistati i volontari partiti negli ultimi 10 anni con la “Rete Caschi bianchi”, cui aderiscono, insieme a Focsiv, Caritas Italiana, l’Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”

Da quando è stato istituito nel 2001, sono circa 5.000 i giovani fino a 28 anni che hanno speso un anno lavorando in progetti di cooperazione internazionale. E’ la punta avanzata di un piccolo esercito di volontari che, per periodi più o meno lunghi, si impegnano in prima persona in progetti di sviluppo.

Perché scelgono di partire? Non perché non si abbia nulla da fare (opzione di un trascurabile 0,4%) e nemmeno come alternativa a un periodo di disoccupazione (1,1%). Le motivazioni sono di tipo valoriale: il 61,5% ha visto nel servizio civile all’estero l’opportunità di una crescita personale e di un arricchimento umano, il 52,2% lo ha vissuto come un modo per accrescere le proprie competenze, il 36,9% come un completamento del percorso di formazione.

È stata un’esperienza che non li ha delusi: l’87% di questi giovani ritiene che le cose siano andate secondo le loro aspettative, il 74% si dice molto soddisfatto dell’esperienza compiuta, metà del campione pensa che sia più quello che si riceve da un’esperienza del genere che quello che si dà.

La qualità che hanno appreso di più è l’apertura mentale: l’87,8% sente di averne di più rispetto a prima. Segue la solidità emotiva (65,4%). E il 66% dei giovani ritiene che le competenze acquisite durante l’anno di servizio civile all’estero siano molto o abbastanza utili nello svolgimento del loro lavoro.

Questi giovani sembrano avere una marcia in più anche nella ricerca di un lavoro: il 69% ritiene che il servizio civile all’estero sia stato utile per trovare lavoro, per il 25% è stato addirittura determinante. Non a caso, quasi il 70% di coloro che sono tornati dal servizio civile all’estero oggi è occupato. Tra gli occupati, il 73% ha trovato lavoro entro 6 mesi dal rientro, con un periodo di ricerca medio di circa 3 mesi, contro la media nazionale degli italiani laureati che è di 4,3 mesi.

“Alla luce di questi dati e dell’esperienza maturata nella gestione dei volontari, Focsiv ritiene importante – ha detto il presidente Gianfranco Cattai – che siano identificate modalità e strumenti per riconoscere le competenze sviluppate dai giovani durante il Servizio Civile. È necessaria una certificazione di competenze che favorisca l’inserimento dei volontari nel mondo del lavoro, così come previsto dalla proposta di riforma recentemente presentata dal Governo chiamata Servizio Civile Universale”.“Il servizio civile non è soltanto un apprendistato o un tirocinio all’estero ma – ha sottolineato Cattai – un laboratorio esperienziale e lavorativo, come emerge dai riscontri dei giovani coinvolti, che confermano l’utilità della metodologia esperienziale.” Per questo motivo Focsiv sostiene l’approccio learning by doing, in tutte le sue proposte di impegno all’estero, quali progetti di Servizio Volontario Europeo, tirocini formativi, campi di lavoro e viaggi di conoscenza e tante altre occasioni di volontariato e servizio, rivendicandone pari dignità e importanza rispetto alla formazione formale (scolastica e universitaria). Focsiv accoglie “l’invito del sottosegretario Bobba ad immaginare con il Governo e la società civile una convention dei giovani rientrati dal Servizio civile all’estero, per valorizzare il loro ruolo nella società e restituire alla comunità la loro esperienza, perché in tempo di crisi la cultura del dono è una risposta sia nell’ambito dell’economia sociale, che nell’economia di mercato, di cui è parte integrante e non alternativa, come si legge anche nell’enciclica di Papa Benedetto Caritas in veritate”. (Inform)

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