CENSIS
La sanità non è uguale per tutti: tempi biblici per le liste d’attesa, cure a pagamento per chi può
ROMA – Sono sempre di più gli italiani che pagano di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non garantisce più. Lo rileva la ricerca di Rbm Salute-Censis “Costruire la sanità integrativa”, promossa in collaborazione con Previmedical, presentata oggi a Roma al IV Welfare Day. Sono intervenuti, tra gli altri, Giuseppe De Rita presidente del Censis, Carla Collicelli vice direttore del Censis, Roberto Favaretto presidente di Rbm Salute e amministratore delegato di Previmedical, Marco Vecchietti direttore generale di Previmedical.
La spesa sanitaria privata degli italiani – sono alcuni dei dati messo in luce dalla ricerca – è pari a 26,9 miliardi di euro nel 2013 ed è aumentata del 3%, in termini reali, rispetto al 2007. Nello stesso arco di tempo la spesa sanitaria pubblica è rimasta quasi ferma (+0,6%). La logica per cui il cittadino paga di tasca propria quello che il sistema pubblico non è più in grado di garantire è arrivata all’estremo.
Gli italiani sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie da fare subito a pagamento e quelle da rinviare oppure non fare. Così, crolla il ricorso al dentista a pagamento (oltre un milione di visite in meno tra il 2005 e il 2012), ma nello stesso periodo aumentano gli italiani che pagano per intero gli esami del sangue (+74%) e gli accertamenti diagnostici (+19%). Ormai il 41,3% dei cittadini paga di tasca propria per intero le visite specialistiche. Cresce anche la spesa per i ticket, sfiorando i 3 miliardi di euro nel 2013: +10% in termini reali nel periodo 2011-2013. (Inform)