ITALIANI ALL’ESTERO
Un confronto promosso dall’Unaie per stimolare percorsi di partecipazione e rinnovamento associativo in vista di Expo 2015 e degli Stati generali dell’associazionismo italiano, previsti nei prossimi mesi. All’intervento introduttivo del presidente Unaie, Franco Narducci, sono seguiti quelli di esponenti del mondo accademico e istituzionali. Hanno chiuso la prima parte dei lavori il vice presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, Paolo Corsini e Fabio Porta, presidente del Comitato per gli italiani all’estero e le promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati
ROMA – Si è svolto stamani al Senato della Repubblica il seminario di studi “Percorsi migratori e organizzazioni degli italiani all’estero”, confronto promosso dall’Unione Nazionale Associazioni Immigrati Emigrati (Unaie) per stimolare percorsi di partecipazione e rinnovamento di tale settore associativo in vista di Expo 2015 e degli Stati generali dell’associazionismo italiano, in fase di preparazione e previsti nei prossimi mesi.
Ad introdurre l’incontro, moderato da Gianni Lattanzio, il presidente nazionale dell’Unaie Franco Narducci che ha segnalato l’importanza del contributo del mondo accademico chiamato a partecipare alla riflessione, contributo che le associazioni auspicano di poter mettere a frutto anche in vista dei prossimi appuntamenti e su cui richiama l’attenzione della stessa politica. “Il nostro obiettivo è di passare oggi dall’analisi alla proposta, per un rinnovamento dell’associazionismo in linea con la realtà del contesto migratorio – afferma Narducci, – e in particolare con le nuove forme di mobilità delle persone”. Rileva infatti come il fenomeno migratorio non sia esaurito ma abbia ripreso vigore in questi anni di crisi economica, tanto da ritenere debba rientrare tra le priorità della politica europea, così da consentire a tutti gli effetti il passaggio dalla condizione di migranti a quella di cittadini europei. “Prevale invece oggi la sfiducia nell’Unione, parola che esprime una volontà ed un intento comune, una condivisione di valori che non è uno Stato, ma una strada, in gran parte da percorrere – rileva Narducci, che ribadisce come proprio alla luce di queste nuove forme di mobilità l’associazionismo debba rinnovarsi, “integrando nuovi bisogni, in una visione nuova delle comunità di italiani nel mondo e degli italici”, “agendo con responsabilità vero la ricerca del bene comune e in base a principi di sussidiarietà”. Ricorda come le associazioni costituiscano a tutt’oggi una “scuola di civismo”, una valida palestra di confronto, elaborazione di priorità e istanze che devono trovare ascolto da parte del mondo della politica. Gli impegni da tracciare nell’ambito di questo rinnovamento sono dunque lo sguardo verso le nuove forme di mobilità, “in un quadro di sostanziale arretramento dello Stato italiano dinnanzi a nuove esigenze e istanze” e il coinvolgimento in Expo 2015, così da far risaltare da un lato il ruolo che i connazionali le loro associazioni possono avere quali ambasciatori di economia e cultura italiana nel mondo e come occasione per dare loro modo, visitando l’Italia, di rafforzare i legami con la loro terra di origine. Di seguito interviene Michele Petraroia, assessore della Regione Molise con delega all’emigrazione, che ribadisce come il Molise, vista la percentuale di corregionali emigrata, sia particolarmente sensibile al rilancio del legame con i connazionali all’estero, “che sono una straordinaria potenzialità, probabilmente sottovalutata”. “Expo non deve essere solo occasione per instaurare o rivitalizzare scambi economici – prosegue Petraroia, – ma per riallacciare il cordone ombelicale tra collettività legate in primo luogo da comuni appartenenze, valori e memorie”. Richiama l’importanza dei legami con i corregionali emigrati anche Marino Fardelli, consigliere della Regione Lazio, che richiama, nonostante i tempi di spending review, la necessità di investire su tali legami, ascoltando i soggetti interessati e formulando politiche nuove.
Richiama alcuni aspetti della realtà complessa e multiforme delle nostre collettività Carlo Brusa, docente di geografia all’Università del Piemonte Orientale, che evidenzia la necessità di affiancare le analisi quantitative con indagini qualitative, proprio per comprendere meglio tale complessità e valorizzare tale risorsa, approfondimento cui auspica possano contribuire le iniziative associate ad Expo 2015. Flavia Cristaldi, docente di geografia all’Università Sapienza di Roma, richiama l’opportunità di condurre analisi sistematiche sul fenomeno migratorio e i suoi diversi aspetti, tra cui l’associazionismo, così da fornire strumenti sempre più accurati in vista di scelte politiche mirate. Anche da parte sua l’auspicio che il confronto tra mondo accademico e politico possa proseguire con iniziative analoghe a quella odierna. In vista di Expo 2015 annuncia una ricerca realizzata sull’esportazione di viti e modi di coltivazione dei vigneti all’estero, da parte degli emigrati italiani, attività che ha dato origine a imprese e settori agricoli produttivi e innovativi, specie oltreoceano – cita in particolare la produzione vitivinicola presente nello Stato brasiliano di Rio Grande do Sul. Il volume realizzato in proposito verrà presentato il 28 aprile al Vittoriano e il 4 giugno ad Expo e sarà affiancato da una mostra. “Occorre distinguere chiaramente l’uso improprio dei marchi e tutto ciò che ruota intorno all’italian sounding dall’impegno di tanti emigranti speso a cercare di riprodurre all’estero i sapori della propria terra, su terreni e con semi che non sempre si adattavano ai nuovi contesti. Essi hanno aperto una strada e diffuso pezzi importanti di cultura italiana, che ora tutto il mondo conosce e apprezza – afferma Cristaldi.
Ricorda alcuni dei numeri dell’emigrazione italiana all’estero Delfina Licata, curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, che spiega come proprio l’estrema complessità del fenomeno e la ripresa di flussi in uscita abbia determinato il proseguimento dell’analisi, edizione dopo edizione dal 2006. “Negli ultimi anni l’emigrazione italiana verso l’estero è cresciuta di un trend del 3%, con aspetti delle nuove mobilità che incrociano elementi più tradizionali – afferma Licata. “I residenti all’estero sono oggi circa 4.700.000, ma non va trascurato che l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero – rileva Licata – non può cogliere i numeri di nuovi flussi il cui progetto migratorio è caratterizzato dall’estrema precarietà”. Tra i dati segnalati, oltre al trend sempre positivo delle partenze dall’Italia, l’età media di coloro che si traferiscono all’estero (30-35 anni) e il progressivo spostamento anche di minorenni al seguito delle famiglie. Restano tra le principali destinazione il Regno Unito, la Germania, la Svizzera, la Francia, anche se cominciano ad emergere nuove mete come la Finlandia oppure l’Oriente. Anche per quanto riguarda gli studenti Erasmus, si evidenzia una pluralità di destinazioni che supera la tradizionale triade Regno Unito, Germania e Spagna, e coinvolge Paesi come il Portogallo, l’Irlanda o i Paesi baltici. Licata ricorda anche come la Chiesa italiana, con diocesi e missioni sparse in giro per il mondo, e le stesse associazioni italiane costituiscano un punto di osservazione privilegiato sui cambiamenti e le caratteristiche assunte dai nuovi flussi migratori. Tra le tematiche meno esaminate richiama l’emigrazione delle famiglie e il rientro in Italia, mentre ribadisce come spesso il fenomeno sia associato impropriamente a disagio e povertà mentre l’emigrazione ha fatto, magari partendo da livelli tutt’altro che privilegiati, grandi cose all’estero. Si sofferma sull’importanza dell’associazionismo d’emigrazione Silvia Aru, dell’Università di Cagliari, che rileva come la sedi associative, oltre che luogo di aggregazione e sempre più, in questi ultimi anni di crisi, di aiuto e sostegno nella ricerca di casa o lavoro da parte di connazionali che ad esse costantemente si rivolgono, siano anche un centro di documentazione per chi svolge ricerche su questi temi. Richiama anche nuove forme di associazionismo nate dal web e le difficoltà che spesso incontrano le associazioni più tradizionali ad intercettare nuovi bisogni ed esigenze da parte delle giovani generazioni.
Intervengono di seguito anche Paolo Corsini, vice presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, e Fabio Porta, presidente del Comitato per gli italiani all’estero e le promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati, Comitato che ieri ha audito proprio il Comitato promotore degli Stati generale dell’associazionismo degli italiani nel mondo. Per Corsini l’associazionismo conserva ancora oggi un’importante valenza: “nel tempo del disincanto e dello sradicamento – afferma – esso è garanzia dell’impegno del fare comunità e conserva la sua rilevanza anche sotto il profilo della rappresentanza politica del mondo dell’emigrazione”. A ciò si aggiunge “la valenza per i rapporti solidaristici che esso promuove e innesca”. “L’emigrazione si trasforma in parallelo alla società italiana – prosegue Corsini – e la trasformazione del contesto esige nello stesso tempo una riclassificazione del ruolo dell’associazionismo, riclassificazione che è anche responsabilità delle istituzioni pubbliche”. Per il senatore inoltre il fatto che il nostro Paese sia divenuto terra di immigrazione non deve oscurare l’attenzione “sulla robustezza del processo di emigrazione italiana”, mentre tiene a ribadire il contributo “sostanziale ed irrinunciabile” apportato dall’ingresso degli eletti all’estero nel Parlamento italiano. Parla di “fase di delicatezza e strategicità per le politiche rivolte agli italiani all’estero” Fabio Porta, rilevando come i profondi mutamenti che avvengono nel contesto attuale, specie le nuove mobilità, richiedano la ripresa di un dibattito e un approfondimento che egli si augura proceda anche oltre l’iniziativa di oggi. Definisce poi “interessante e condivisibile” il documento preparatorio degli Stati generali dell’associazionismo, anche se ammette di ritrovarsi di meno “nelle criticità espresse rispetto alle istituzioni e a ciò che è avvenuto negli ultimi anni”. “Se infatti c’è stato un calo e un venir meno delle istituzioni rispetto a tali politiche, tale scenario va riconsiderato anche in funzione della crisi economica da cui ancora non siamo usciti – ricorda il parlamentare eletto nella ripartizione America meridionale, segnalando come tale arretramento non debba essere imputato – anche se coincide temporalmente – all’ingresso in Parlamento degli eletti all’estero.
Per Porta “lo spazio per le politiche di sostegno adottate da Stato e Regioni, sostanzialmente assistenzialistiche, non esiste più e non tornerà”, per cui è necessario “individuare risposte innovative e credibili ai bisogni che derivano della nuove forme di mobilità, che tengano conto anche della ridotta capacità dell’intervento pubblico e della diversa fisionomia sociale e culturale dei protagonisti”. Risposte innovative che egli sollecita anche l’associazionismo a formulare, “superando vecchi schemi e logiche” e compiendo “uno sforzo di interlocuzione e di rappresentatività di questi nuovi soggetti”. L’esponente democratico richiama infine il rinnovo dei Comites cui i connazionali saranno chiamati a breve, evidenziando come, una volta provveduto al voto, anche di questi organismi di rappresentanza sarà opportuno ridiscutere, rivisitandoli “in forma innovativa e non difensiva, a partire da una lettura qualitativa e quantitativa dei risultati e della partecipazione alle elezioni dei Comites, al di là delle polemiche talvolta strumentali che le hanno accompagnate”. (Viviana Pansa – Inform)