FONDAZIONE MIGRANTES
3 ottobre: un anno dalla strage al largo di Lampedusa
ROMA – E’ passato un anno dalla strage al largo dell’isola di Lampedusa, dove morirono 368 eritrei: persone in cammino, persone in fuga, uomini, donne e bambini che avevano il diritto di essere accompagnati da una situazione di persecuzione e violenza a un luogo di pace, mentre hanno trovato la morte nel ‘nostro mare’. Papa Francesco ci ha fatto giustamente vergognare per essere stati incapaci di accompagnare e accogliere queste persone e famiglie.
A un anno di distanza, alla condivisione del dolore per i familiari che, grazie anche all’iniziativa del Ministero dell’Interno a cui collabora anche la Migrantes, speriamo possano riconoscere tra i morti i propri cari, alla preghiera ecumenica e interreligiosa che si alzerà dalla chiesa e dalla piazza di Lampedusa, presieduta dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, con la presenza del presidente della Migrantes, l’arcivescovo di Agrigento mons. Francesco Montenegro, si uniscono alcune preoccupazioni. Non possiamo nascondere la preoccupazione che la fine dell’operazione Mare nostrum, e la sua sostituzione con un’iniziativa non ben definita che sembra andare nella direzione del controllo dei confini e non del salvataggio e dell’accompagnamento dei migranti in mare, rischierà di aggiungere ancora morti nel cimitero del Mediterraneo. Non possiamo nascondere la preoccupazione della mancanza di una programmazione e di una provvisorietà nell’accoglienza di chi chiede una protezione internazionale in Italia, soprattutto per i minori. Non possiamo nascondere la preoccupazione che alcuni Paesi europei, a fronte di nuovi arrivi di migranti dal Corno d’Africa, dal Medio Oriente e dai Paesi del Sud Sahara, ripropongano la chiusura delle frontiere, mettendo in discussione il cammino europeo dopo Schengen.
L’auspicio della Migrantes in questo giorno è che non si dimentichi la tragedia di Lampedusa, ma soprattutto si rinnovi concretamente il cammino di costruzione di un’Europa solidale: che sappia condividere le risorse, perché i Paesi poveri possano crescere e le persone possano avere il diritto di rimanere nel proprio Paese; che sappia rendere effettivo il diritto alla protezione internazionale. (Inform)