direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Mons. Perego: l’Europa mostri scatto di umanità verso i migranti

FONDAZIONE MIGRANTES

 

ROMA – Ogni giorno si ripropone il dramma dei profughi, verso cui dobbiamo avere sentimenti di solidarietà, come ha evidenziato il gesto eucaristico del Papa di lavare i piedi a 12 richiedenti asilo al Centro Cara di Castelnuovo di Porto. Un itinerario quello di Francesco di continui gesti e incontri, a partire dal suo viaggio a Lampedusa nel 2013. Qui – ha detto mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – Papa Francesco aveva detto che “occorreva opporre alla globalizzazione dell’indifferenza la globalizzazione della solidarietà, con i gesti successivi, che hanno parlato più di tanti discorsi, tra cui l’ultimo nel Cara di Castelnuovo di Porto, il Papa ha voluto ribadire come occorra costruire, nei gesti e nelle relazioni, quella cultura dell’incontro che è veramente lo strumento importante per vincere l’indifferenza e la paura che, anche dopo i fatti recenti, stanno entrando nelle città, nelle coscienze di tante persone in Europa”.

In una intervista alla Radio vaticana mons. Perego sottolinea l’incapacità dell’Europa di leggere “ciò che sta avvenendo in tanti Paesi, anche alla periferia dell’Europa. Profughi di guerra, delle 33 guerre in atto; profughi ambientali, che sono quattro volte i profughi di guerra; profughi in cammino da Paesi nei quali non c’è libertà politica né libertà religiosa; profughi in cammino per non essere vittime di tratta. E’ impressionante e vergognoso – evidenzia – come l’Europa non stia leggendo questa situazione e come l’Europa non ritenga un aspetto strutturale della sua democrazia, riuscire a ripensarsi anche alla luce di una solidarietà che non può essere delegata fuori dai nostri confini, come è avvenuto con l’accordo con la Turchia e prima ancora con  l’accordo con la Libia, ma che deve essere dentro l’Europa stessa, attraverso una nuova riorganizzazione di questa protezione internazionale nei diversi Paesi – nei 28 Paesi europei – che porti veramente l’Europa ad accogliere un milione di persone – lo stesso numero che sta accogliendo il piccolo Libano – e che veda l’Europa diventare effettivamente una democrazia che riparte proprio dalla protezione internazionale. Noi ci auguriamo che ci sia questo scatto di umanità, ma soprattutto questo scatto di democrazia perché, diversamente, la chiusura dell’Europa non potrà che vedere un’Europa sempre più assediata, e sempre più assediata al proprio interno da un terrorismo che, di fatto, sta ripartendo e facendosi forza su questo chiusura dell’Europa stessa”.

Il direttore di Migrantes afferma che l’Italia avrebbe dovuto allargare quel progetto Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), di accoglienza dei richiedenti asilo, in tutti i comuni italiani come “uno dei nuovi servizi sociali di una democrazia attenta alla protezione internazionale. E invece, l’ultimo bando è andato semi-deserto: 5 mila posti sui 10 mila erano disponibili. Senza un’accoglienza diffusa – sostiene il sacerdote – il rischio è che l’arrivo di tante persone si trasformi ancora in un’accoglienza in grandi centri, in conflittualità sociale e si rischia ancora una volta di alimentare quella contrapposizione che premia poi i partiti nazionalisti e anti-immigrati, in Italia, come sta avvenendo in altri contesti europei. Quindi, noi ci auguriamo che, da subito, ci sia questa attenzione, un’attenzione che chiede anche il cambiamento del progetto Sprar. Oggi il progetto Sprar, purtroppo, nasce intorno a una logica statalista, o il Comune lo promuove, oppure, diversamente, nessuna associazione sul territorio – contrariamente a tutti gli altri servizi sociali – può promuoverlo. Noi ci auguriamo che questo possa cambiare perché la società civile, insieme al Comune, possa aprire degli spazi”. (Migrantes online /Inform)

 

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