ITALIA-ETIOPIA
ADDIS ABEBA – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita di Stato in Etiopia (v. Inform,http://comunicazioneinform.it/il-presidente-mattarella-incontra-in-etiopia-il-presidente-teshome-e-il-primo-ministro-desalegn/ ), nel pomeriggio di ieri ha incontrato il patriarca della Chiesa Ortodossa etiopica, Abune Matthias I. Si è recato quindi all’Istituto Italiano di Cultura in occasione dell’inaugurazione dell’Auditorium “Giuseppe Verdi” dove la soprano Felicia Bongiovanni si è esibita in un concerto d’opera.
La prima giornata della visita si è conclusa con il pranzo di Stato offerto in suo onore dal presidente Mulatu Teshome al Palazzo presidenziale.
“Abbiamo parlato di quello che è avvenuto in Costa d’Avorio e in Turchia ribadendo l’esigenza di contrastare il terrorismo e l’estremismo violento. E l’Etiopia in questo è in prima linea. I principi a cui si ispira l’Etiopia nella politica internazionale coincidono con quelli a cui si ispira l’Italia: lotta al terrorismo, affrontare in maniera responsabile fenomeno migratorio, promuovere sviluppo e pacificazione. In questa regione, il Corno d’Africa, l’Etiopia riguardo alla crisi del Sud Sudan ha svolto un compito di mediazione per la pacificazione molto importante”. Lo ha detto il presidente p Mattarella, parlando con i giornalisti al termine degli incontri avuti ad Addis Abeba. “L’Etiopia accoglie nei campi profughi 800 mila rifugiati, malgrado la siccità – ha aggiunto -. Andrò a visitare uno dei campi profughi, cui l’Italia contribuisce per l’istruzione e l’approvvigionamento idrico. Abbiamo parlato dell’esigenza, per affrontare seriamente il fenomeno migratorio, di occuparsi delle condizioni dei paesi da cui nascono i flussi migratori, per migliorarle. Nessuno lascerebbe la propria terra se potesse vivere in pace e in maniera accettabile”.
Rispondendo alla domanda di un giornalista sull’accoglienza dei migranti Mattarella ha detto: “Io rispetto, nel mio come negli altri Paesi, qualunque posizione. Naturalmente occorre evitare di semplificare. Queste posizioni non sono maggioritarie, non lo sono state neppure in Germania. Quindi occorre tenere conto di questi orientamenti, ma senza semplificare e cadere nell’errore di ritenere che queste posizioni di rifiuto interpretano l’Europa perché non sono maggioritarie. Mi pare che maggioritarie siano altre posizioni nel rispetto di tutti. Ma io non intendo fare richiami a nessuno. Occorre che l’Europa si renda conto di non essere il centro del mondo. Il centro del mondo non c’è più. Quel che avviene nel mondo vale per tutti, al di là delle illusioni di potersi chiudere nelle proprie frontiere. Oggi ho visto, parlando con i responsabili dell’Etiopia, che questo Paese, in grave difficoltà perché El Niño ha creato siccità e scarso raccolto, ospita in campi profughi 800 mila persone. Noi stiamo aiutando, così come fanno l’Unione europea e l’Onu con le sue agenzie, lo sforzo di questo Paese come di altri Paesi che si rendono conto che questo fenomeno migratorio non è transitorio e va comunque affrontato con intelligenza. C’è una considerazione di fondo da fare : nessuno lascia la propria terra se può vivervi in pace e in maniera accettabile; se la lascia vuol dire che non ha queste condizioni. E allora, se si vuole che non vi siano flussi migratori sempre più imponenti, occorre aiutare i Paesi da cui nascono i flussi perché non vi siano più né guerre, né persecuzioni, né condizioni economicamente inaccettabili. Se non si comprende questo non si comprende che il fenomeno migratorio sarà sempre più imponente”. (Inform)