ITALIANI ALL’ESTERO
GENOVA – Presentato nei giorni scorsi al Museo dell’Emigrazione Italiana (MEI) il libro “Lou Carnesecca, da Pontremoli a New York” scritto dal giornalista Lorenzo Mangini e dedicato al coach italiano divenuto icona del basket americano. L’evento è stato introdotto da Paolo Masini (Presidente MEI) che ha spiegato come lo sport sia sempre più al centro delle storie che intrecciano l’emigrazione italiana all’estero. Antonio Micillo (Presidente CONI Comitato Regionale Liguria) ha definito lo sport come “uno degli strumenti migliori per migliorare questo mondo” ricordando le recenti Olimpiadi che pure non hanno visto la consueta ‘pax olimpica’. Christian Valenti (Vicepresidente FIP Comitato Regionale Liguria) ha espresso soddisfazione per aver dato il patrocinio a questa iniziativa. “Era per noi d’obbligo essere qui”, ha ribadito Valenti. Michele Marini (Dirigente Scolastico del Liceo Statale ‘Martin Luther King’) ha sottolineato l’importanza di portare gli studenti a visitare un museo come il MEI ma anche di coinvolgerli in queste storie di sport a maggior ragione per un liceo che tratta anche di scienze motorie e sportive. Andrea Guglielmino, esperto di editoria, ha quindi dibattuto insieme all’autore del volume, spiegando la genesi di questa ricerca condotta da Mangini che ha permesso di abbracciare oltre allo sport tante tematiche correlate alle questioni migratorie che hanno interessato le terre poste Oltreoceano, quindi Sudamerica e Nordamerica. “La famiglia di Lou Carnesecca parte da Genova alla volta degli Stati Uniti: da qui prende avvio tutta la storia”, ha spiegato l’autore pur ricordando che l’origine della famiglia Carnesecca è nella Lunigiana e che quindi Genova entra in questa storia in quanto luogo di addio all’Italia, comune a tanti migranti della prima metà del secolo scorso. “Questo discorso delle sue radici ritorna molto nel suo modo di essere e di allenare con un rapporto forte con i suoi giocatori, al di là dell’aspetto tecnico: aveva attenzione per tutti e non solo per quelli che gli facevano vincere le partite”, ha spiegato l’autore sottolineando come questo modo di essere del coach italiano si ponesse un po’ in antitesi rispetto. allo sport di oggi che accentua troppo l’aspetto della vittoria anteponendolo a volte a quello umano. “Lou Carnesecca era un mito: una volta un veicolo dei pompieri vide passare il coach e, riconoscendolo, ha cominciato a suonare: questo per dire quanto era conosciuto per le strade”, ha evidenziato Mangini raccontando questo aneddoto. Sono state quindi proiettate immagini sulla vita di questo famoso coach italiano deceduto nel 2024 all’età di quasi cento anni. “Riusciva a sdrammatizzare le situazioni e prendersi anche un po’ in giro, la riprova della sua serenità interiore”, ha aggiunto l’autore evidenziando come il contesto sportivo relativamente al basket sia molto mutato nei decenni negli USA soprattutto in fatto di regole meno stringenti per il basket universitario, quello dal quale normalmente vengono attinti i talenti per la nota NBA professionistica. Il basket è un mondo che ha saputo, con fatica, anche a superare certi stereotipi forti negli Stati Uniti e che riguardavano ad esempio gli atleti di colore: da qui la valenza sociale e culturale di una disciplina che ha saputo sfidare anche certe discriminazioni. (Inform)