FARNESINA
ROMA – Il Vice Ministro degli Esteri Edmondo Cirielli ha aperto alla Farnesina i lavori dell’incontro “I partenariati territoriali: il bando 2024 e il ruolo degli Enti Territoriali al servizio dello sviluppo sostenibile”. “ Sono molto felice ospitare alla Farnesina – ha esordito nel suo intervento il Vice Ministro – questo incontro sugli Enti Territoriali che riguarda un bando che per noi è centrale. Per esperienza personale conosco l’importanza del lavoro svolto e dei servizi prestati dai comuni, dalle provincie e delle regioni. Per la nostra comunità nazionale gli enti territoriali rappresentano per il principio di prossimità un elemento straordinario e fondante. Ecco perché quest’anno abbiamo voluto coinvolgere in maniera coordinata e consistente, con il sostegno della Farnesina, la cooperazione italiana tramite l’AICS, la Direzione Generale insieme agli Enti Territoriali in un bando molto importante. Anche le organizzazioni della società civile avranno un bando molto importante di oltre 120 milioni di euro, mentre agli enti territoriali sono assegnati 60 milioni di euro”. “A noi interessa – ha proseguito Cirielli – la progettualità. Il tema dei finanziamenti è un tema che esiste da sempre in tutti i bilanci, ma la cooperazione, grazie alla Presidente Giorgia Meloni, rappresenta in questo momento un elemento qualificante ed integrante nella politica estera italiana e il piano Mattei ne rappresenta una declinazione plastica. Attesta la prossimità e il comune di destino storico millenario dell’Africa, con il nostro continente che si sviluppa proprio attraverso l’Italia”. L’obiettivo– ha continuato Cirielli dopo aver segnalato che i 60 milioni messi disposizione dal Bando potrebbero anche lievitare in caso di esuberanza di domande e progettualità – è quello di esportare il sistema Italia in maniera durevole, con una politica di cooperazione internazionale che non sia una politica spot, ben che meno paternalistica nei confronti dei partner africani”. Il Vice Ministro, dopo aver ribadito la centralità del Piano Mattei, ha sottolineato come l’Italia voglia sperimentare metodi di approccio e di confronto tutto occidentale ma con caratteristiche tutte italiane. Un modello occidentale che , per Cirielli, non può essere esportato con prepotenza, ma attraverso una forma di accompagnamento di questi stati, senza transigere sullo stato di diritto, evitando così che possano cadere in trappole predatorie e antidemocratiche. “Ecco perché l’Italia, – ha aggiunto Cirielli – grazie alla sua tradizione millenaria di diplomazia, deve dare il suo contributo affinché l’Africa rimanga ancorata al percorso comune. Il Bando delle regioni – ha poi spiegato il Vice Ministro – è finalizzato ad esportare il nostro modello burocratico – amministrativo e il sistema territoriale, che solo le regioni, le province e i comuni possono mettere in campo. Un mondo fatto di sinergie tra gli enti territoriali, con il mondo delle piccole e medie imprese, con le associazioni di categoria, con gli enti dotati di autonomia funzionale, camere di commercio e con il mondo delle università. Quindi siamo convinti che gli enti territoriali possano essere il valore aggiunto della cooperazione internazionale.” Cirielli ha poi evidenziato l’impegno del Governo, anche attraverso il Piano Mattei, per scoraggiare l’immigrazione illegale e favorire la formazione in loco. “La formazione per esempio – ha spiegato il Vice Ministro – di pubblici dirigenti di grandi enti locali piuttosto che dello stato, fatta da grandi comuni o da grandi province o regioni, può rappresentare un elemento fondamentale, che non solo esporta buone pratiche, ma fa conoscere meglio il nostro paese in Africa. Può inoltre rappresentare un canale prioritario per le nostre imprese e aziende. L’85% delle risorse – ha proseguito Cirielli – saranno rivolte all’Africa, il resto del mondo però non sarà abbandonato, anzi vi sarà anche una ulteriore estensione del bando con la messa a disposizione di altri fondi. Rimaniamo poi in prima linea – ha concluso il Vice Ministro – in Medio Oriente e non abbandoniamo né l’Afghanistan, dove 56 soldati italiani hanno perso la vita, né alcuni luoghi del Sud America che vivono al momento crisi straordinarie e dove tanti discendenti italiani sono in grande difficoltà”. (Lorenzo Morgia/Inform)