direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Festa Nazionale dell’Unità a Reggio Emilia l’incontro “ Italiani nel mondo risorsa per l’Italia – dignità cittadinanza diritti”

ITALIANI ALL’ESTERO

 

REGGIO EMILIA – Si è svolto ieri presso la Festa Nazionale dell’Unità 2026 a Reggio Emilia l’incontro promosso dal Partito democratico dal titolo “Italiani nel mondo risorsa per l’Italia – dignità cittadinanza diritti”. Ha moderato l’incontro Luciano Vecchi (Responsabile italiani nel mondo del Pd). Nel suo intervento introduttivo Vecchi ha criticato sia la nuova proposta di legge riguardante il sistema elettorale attualmente all’esame del Senato, che modifica anche alcuni aspetti del  voto degli italiani all’estero,  sia la riforma sulla cittadinanza che limita rispetto alla norma precedente la trasmissione di questo diritto per i connazionali nel mondo. “L’Italia – ha rilevato Vecchi – è ancora un paese di emigrazione, abbiamo dati che confermano che per 100 bambini che nascono in Italia, ci sono 50 giovani che emigrano, di cui solo 11 o 15 rientrano nel nostro Paese e probabilmente non da giovani ma da anziani”. Vecchi anche evidenziato come la questione emigrazione riguardi tutto il paese, toccando non solo in nodo demografico, ma anche gli aspetti sociali, economici e culturali. Il responsabile del Pd per gli italiani nel mondo ha poi rinnovato le sue critiche al Governo per la gestione delle tematiche riguardanti gli italiani all’estero. Vecchi ha concluso la sua riflessione parlando dell’importanza di riuscire a mantenere un legame tra l’Italia e chi emigra dal nostro Paese, in modo da favorire il rientro di coloro che sono emigrati ed intendono tornare. Ha poi preso la parola la sociologa Delfina Licata (Fondazione Migrantes – curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo).  “Il mio compito – ha esordito la ricercatrice – è quello di informarvi sulle trasformazioni sociali degli italiani nel mondo, e sulla non precisa narrazione che viene fatta su questi fenomeni migratori. La prima inesattezza è quella di definire l’Italia come paese di immigrazione e non di emigrazione. Questo viene sfatato nel ‘RIM’. dove viene spiegato che l’Italia è da sempre un paese di mobilità; il secondo punto è quello di parlare della straordinarietà dell’emigrazione, come se il nostro paese, da un giorno all’altro fosse diventato un paese di mobilità. Bisogna per ricordare che l’articolo 35 della costituzione parla di italiani in mobilità e tutela il lavoro italiano all’estero. Quindi se siamo un Paese fondato costituzionalmente sull’emigrazione, parlare della straordinarietà del processo migratorio ci porta fuori prospettiva”.  Il terzo aspetto da rettificare – ha proseguito Licata – è quello di considerare che l’emigrazione sia un problema dell’Italia povera e che quindi il meridione giochi in questo ambito un ruolo principale. In realtà ormai sappiamo che le principali regioni da dove si emigra all’estero sono la Lombardia, il Veneto ed al terzo posto troviamo la Sicilia”. La ricercatrice ha anche parlato dell’importanza di cercare di rivitalizzare le aree interne, in quanto sono le zone più colpite dal fenomeno dello spopolamento. “Un quarto punto da chiarire – ha continuato la sociologa – è la convinzione che la partenza riguardi solo i giovani. In realtà la situazione è diversa. Il 50% riguarda i giovani e giovani adulti, che vanno dai 18 ai 34 anni, il 23% chi ha tra i 35 e i 49 anni, ed un 7 % sono gli anziani, persone dai 65 anni in su, di questi il 5% ha dai 75 anni in su. Il 12% riguarda poi i minori, e nei minori abbiamo il 10% che è composto da bambini dai 10 anni in giù. Si parla anche molto – ha aggiunto – di cervelli in fuga, ma analizzando i dati si ha un risultato diverso. Solo il 33% di chi parte è laureato, mentre il 67% ha un titolo di studi che va dal diploma in giù. Un’altra considerazione non esaustiva – ha poi sottolineato Licata – è quella di dire che si parte solo per una questione economica. In realtà abbiamo riscontrato in questi ultimi anni che le nuove generazioni che vanno all’estero vogliono sentirsi appagati nel lavoro, ma anche nella vita privata. Non cercano però un’occupazione qualsiasi, ma un lavoro giusto, dignitoso e che non sia precario, in modo da potersi proiettare verso il futuro, crescere e migliorarsi”.  “L’ultimo errore di narrazione – ha poi rilevato la ricercatrice – è quello che sottolinea il disinteresse degli italiani all’estero nei confronti dell’Italia. Come mai però su questo punto mi chiedo ci sono organi di rappresentanza all’estero composti da volontari? Questo significa che c’è ancora un legame forte tra le comunità all’estero ed il nostro paese, ma questo legame ha solo cambiato la forma a causa del processo migratorio”. Licata ha concluso la sua riflessione auspicando che la mobilità italiana da unidirezionale possa divenire circolare.  A seguire ha preso la parola la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi  “Quello che ho imparato in questi due anni come Segretaria Generale del Cgie – ha esordito Prodi – è prima di tutto il modo di collegare le comunità alle istituzioni, e questo è un tema di sostanza. Cioè le nostre reti italiane all’estero esistono e sono una forza incredibile, chiunque si interfaccia con la nostra rete all’estero, ha come prima visualizzazione la potenza che noi abbiamo per rappresentare il nostro Paese, per portare un’idea di italianità nel mondo che forse non è legata solo ad un passaporto, ma è legata a tutto quello che è la storia e la cultura dell’Italia”. Una potenza, quella delle nostre collettività, che, per Prodi, in questo momento non viene adeguatamente utilizzata dal nostro Paese. Il Segretario Generale ha inoltre ricordato la capacità del Cgie sia di fare sintesi, sia di saper dialogare, oltre che con la Farnesina, anche con altri interlocutori come gli enti locali e le strutture dei corpi intermedi del nostro Paese   “Il messaggio principale – ha proseguito Prodi – è quello che sicuramente non ci siamo sottratti a quello che andava fatto in questi due anni di Cgie rispetto all’attualità. Quindi sulle posizioni del Consiglio Generale rispetto alla messa in sicurezza del voto, alla legge di cittadinanza e alla legge elettorale, avrete sempre una risposta unanime. Questo è un tesoro che abbiamo consegnato al Parlamento, perché se un’istituzione che rappresenta tutte le comunità nel mondo ti dà pareri unanime su dei temi cruciali, la cosa normale è farne tesoro o perlomeno intavolare un dialogo. Su questo ringrazio i parlamentari presenti, perché questo dialogo c’è sempre stato”. La Segretaria Generale dopo aver auspicato una modifica della legge sulla cittadinanza per quanto riguarda gli italiani all’estero, ha segnalato i vari accordi con varie istituzioni promossi dal Cgie nel corso di questa legislatura.  La Prodi ha infine sottolineato l’importanza di creare accordi con l’Unione Europea per quanto riguarda la diaspora italiana .

Ha poi preso la parola Francesca Barbanti (Vice Presidente Nati Italiani) che ha sottolineato come la nuova legge sulla cittadinanza vada ad incidere sui minori italiani nati all’estero con “verifiche documentali ferraginose”, creando anche maggiore lavoro per la rete consolare. Brabanti ha inoltre segnalato la presentazione da parte degli avvocati di Nati Italiani di un ricorso su questa legge che ora è al vaglio della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. È poi intervenuto Gianluca Lodetti,  Vice Segretario del Cgie di nomina governativa. “Gli italiani nel mondo non sono un fenomeno marginale – ha affermato Lodetti – e non sono neanche un problema da amministrare, dobbiamo smettere di gestire l’emigrazione come un’emergenza, ma vederla come una componente strutturale della società italiana”. Il Vice Segretario si poi sottolineato l’importanza di trasformare la mobilità dei nostri giovani verso l’estero in una mobilità circolare “L’unica politica che è stata fatta oggi in questo senso – ha spiegato Lodetti – è quella degli incentivi di rientro: Noi l’abbiamo sposata perché è una cosa molto importante con i problemi demografici e di spopolamento che abbiamo, però a mio parere una politica di rientro non può sostituire una vera fluidità della mobilità, che guarda il complesso delle azioni che vengono esercitate dagli italiani nel momento in cui partono. Vi è cioè una fase pre- partenza, un’esperienza locale, un rapporto con l’Italia da coltivare, una collaborazione continua con le organizzazioni del nostro Paese, un investimento per un eventuale rientro.  Cioè noi dobbiamo sistematizzare queste azioni e farle rientrare in una strategia nazionale della mobilità italiana. La diaspora – ha aggiunto – è per noi un grandissimo valore aggiunto, ma non siamo stati ancora capaci di trasformare questa presenza in una vera risorsa”. “Per quanto riguarda la cittadinanza – ha poi proseguito Lodetti  – non si può parlare di comunità italiana e poi restringere il concetto di appartenenza. Noi abbiamo ribadito tante volte come Cgie, che non possiamo ridurre la cittadinanza ad una questione burocratica. La cittadinanza è un rapporto tra la persona e la comunità nazionale, perché i cittadini italiani sono una parte del paese… Se vogliamo una cittadinanza veramente consapevole, dobbiamo avere anche una politica della cittadinanza che riconosca i diversi modi attraverso cui quei legami con l’Italia vengono fuori”. Il Vice Segretario ha poi espresso contrarietà ad una riforma elettorale che cancelli le ripartizioni della circoscrizione Estero, mentre sulle prossime elezioni dei Comites ha segnalato la necessità di una costante campagna informativa che dovrebbe coinvolgere la comunità all’estero a tutti i livelli. Lodetti si è anche soffermato sull’esigenza, per quanto riguarda l’erogazione dei servizi sul territorio, di creare una sinergia tra i patronati che operano all’estero il Ministero e i Consolati.

Tra i vari interventi segnaliamo quello di Filippo Ciavaglia (Cgie – Belgio) che ha evidenziato come le iniziative del Governo non favoriscano il coinvolgimento degli italiani all’estero nelle politiche del Paese. Secondo Ciavaglia inoltre sarebbe opportuno una rivalutazione della Consulte regionali, al fine di ripartire dai territori per ritrovare il contatto con le comunità. Anche Ciavaglia ha parlato della necessità di accompagnare i giovani che voglio lasciare il nostro Paese, favorendone al contempo il rientro. È poi intervenuto Tommaso Bracciali (Cgie – ACLI) . “L’attuale rete dei Comites deve affrontare la sfida più importante che è quella della partecipazione”, ha rilevato Bracciali che ha inoltre criticato le politiche del Governo per gli italiani all’estero. È poi intervenuto Aldo Esposito (Filef) che ha rilevato come la riforma della legge elettorale in discussione in parlamento incida negativamente sulla rappresentanza delle nostre comunità lontane dall’Europa. Esposito ha anche auspicato una forte azione di comunicazione sui territori, in modo da aiutare i cittadini nel mondo. “La proposta che noi di Filef siamo pronti a lanciare a tutti i patronati, sindacati ed associazioni è di cercare di costruire insieme una proposta comune, che guardi alle elezioni dei Comites, ma che pensi anche alle elezioni politiche che ci saranno nel 2027”, ha concluso Esposito. E stata poi la volta del senatore Francesco Giacobbe (Pd – Ripartizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide) che ha lanciato un appello alla partecipazione e alla mobilitazione contro la legge sulla cittadinanza, che limita questo diritto per gli italiani all’estero, e la riforma elettorale in discussione al Senato. Una legge, quest’ultima, che, per Giacobbe, rischia di vedere eletti nella circoscrizione Estero solo parlamentari dell’Europa e del Sud America. Dal canto suo il deputato Nicola Carè (Pd – Ripartizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide) ha sottolineato l’esigenza di informare e far conoscere agli italiani e ai parlamentari eletti in Italia “la forza che hanno gli italiani all’estero, non soltanto per l’Italia ma per tutta l’Europa, sia dal punto di vista economica che sociale” “Dobbiamo fare in modo – ha aggiunto Carè dopo aver evidenziato l’importante contributo che possono dare anche le seconde e terze generazioni all’estero al mantenimento del legame con l’Italia – che tutti sappiano cosa sono gli italiani all’estero”. È poi intervenuto il deputato Toni Ricciardi (PD – Ripartizione Europa). “La prossima campagna elettorale – ha affermato il deputato dopo aver segnalato il rischio di un progressivo spegnimento del processo democratico per gli italiani all’estero – sarà identitaria, e tutto questo non avviene solo in Italia, ma in tutto il mondo. Ed allora dobbiamo avere la capacità di trasmettere l’importanza che noi abbiamo, non in quanto migranti, ma in quanto portatori di identità plurime. Noi dovremmo introiettare questa cosa nelle linee guida della campagna elettorale e politiche nazionale perché dobbiamo diventare una risorsa in grado di ribaltare la dinamica della narrazione della fissità di un’identità, di un’Italia che era e che non è più”.  “A noi non basta – ha aggiunto Ricciardi – la mobilitazione o la partecipazione, serve mettere a terra una linea strategica, la rivendicazione di quello che siamo oggi , ma non nella retorica del sacrificio del passato o della mobilità delle eccellenze”.   Da segnalare anche la riflessione del senatore Andrea Crisanti (PD – Ripartizione Europa) che, la fine di sfatare la narrazione che parla di scarsa partecipazione alle consultazioni politiche delle nostre comunità all’estero,  ha rilevato come il tasso di partecipazione alle elezioni degli italiani all’estero sia secondo solo a quelle dei francesi nel mondo che raggiungono percentuali altissime. Crisanti ha anche sottolineato come la nuova legge elettorale di fatto limiti rappresentatività della circoscrizione Estero. Il senatore ha quindi ribadito l’impegno, già espresso nell’Aula di Palazzo Madame , a cambiare questa legge in caso di vittoria alle prossime elezioni.  Ha poi preso la parola il Deputato Christian Di Sanzo (Pd– Ripartizione America Settentrionale e Centrale) che ha parlato di come l’attuale maggioranza non comprenda la realtà degli italiani all’estero che è in piena evoluzione rispetto al passato. “Noi abbiamo cercato di fare di tutto in questi 4 anni in Parlamento – ha affermato Di Sanzo – riguardo la difesa delle comunità all’estero, cercando di rimanere vicino a tutte le istanze. Questo per dirvi come noi abbiamo portato avanti il nostro lavoro in Parlamento ed abbiamo davvero rappresentato le collettività che ci hanno eletti”. “Questa legge elettorale – ha aggiunto il deputato – che elimina per l’estero una rappresentanza di ripartizione mettendola addirittura mondiale, ovviamente non sarà una rappresentanza vicina ai problemi della comunità. Io credo che il senatore mondiale avrà difficoltà nel capire quali sono i problemi tra Bogotà, l’Australia e gli Stati Uniti, e chi ci rimetterà saranno le comunità più piccole”.   È infine intervenuto il deputato Fabio Porta (PD (Ripartizione America Meridionale).  “Noi dobbiamo lanciare immediatamente – ha affermato il deputato dopo aver criticato le iniziative del Governo sugli italiani all’estero – una campagna, che ovviamente avrà nelle elezioni il suo momento culminante, lavorando per la cittadinanza ed il rilancio della rappresentanza a tutti i livelli”. Porta, nel rilevare la mancanza di conoscenza da parte dell’esecutivo della realtà degli italiani all’estero, ha anche sottolineato che le nostre comunità nel mondo rappresentano una forza capace di favorire importante accordi come ad esempio quello tra Ue e Mercosur. Segnalato inoltre come la presenza degli eletti all’estero in parlamento garantisca una relazione costante con determinate zone del mondo. Una realtà che, per Porta,  rischia di andare perduta a causa dei recenti sviluppi sulla rappresentanza. (Lorenzo Morgia – Inform)

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