direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’impegno della Chiesa per i richiedenti asilo e rifugiati

FONDAZIONE MIGRANTES

Il testo integrale di mons. Giancarlo Perego alla presentazione del Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2015

 

ROMA – 1.“Ogni parrocchia, casa religiosa, monastero, santuario d’Europa accolga una famiglia di richiedenti asilo e rifugiati”. A due settimane dall’appello di Papa Francesco alle Chiese d’Europa, raccolto con entusiasmo e disponibilità anche nelle diocesi e nelle parrocchie italiane, il Rapporto sulla protezione internazionale 2015 costituisce uno strumento prezioso per un cammino di informazione e di formazione: che accompagni le numerose esperienze di accoglienza in atto già in molte parrocchie e che si moltiplicheranno sul territorio italiano, favorendo anche un’accoglienza diffusa e personalizzata, quale valore aggiunto al programma di protezione internazionale e asilo in Italia e quale stimolo a un nuovo programma asilo in Europa, che coinvolga  tutti gli Stati dell’Unione.

2. Le persone migranti che giungono oggi alle diverse frontiere europee fuggono dalle disuguaglianze economiche, dalle disuguaglianze nell’accesso ai beni primari (come acqua e cibo) e anche a causa del fenomeno del land grabbing: cresce infatti il numero di paesi che sta comprando terre molto produttive in Africa per garantirsi il cibo in futuro (sono più di 560 milioni gli ettari di terra passati sotto il controllo di multinazionali e strappati ai paesi africani più poveri). Così come sempre più rilevante sta diventando la problematica di chi fugge per disastri ambientali causati da cambiamenti climatici (e non solo).Tra i volti di chi chiede protezione internazionale, il Rapporto 2015 ci invita a guardare è proprio quello di chi è costretto a lasciare la propria terra a causa di disastri ambientali, i cosiddetti profughi climatici o rifugiati ambientali. L’OIM (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni) li definisce come: “persone o gruppi di persone che, a causa di improvvisi o graduali cambiamenti dell’ambiente che influenzano negativamente le loro condizioni di vita, sono obbligati a lasciare le proprie case, o scelgono di farlo, temporaneamente o permanentemente, e che si muovono all’interno del proprio paese o oltrepassando i confini nazionali”. Queste persone migranti sono sempre più numerose – -nel 2014 i profughi ambientali sono stati 22 milioni e 400 – come si scrive nel Rapporto – , 3 volte i profughi di guerra -, anche perché negli ultimi vent’anni il numero (ufficiale) registrato dei disastri naturali (come alluvioni, siccità, tzunami, terremoti, eruzioni) è raddoppiato passando da circa 200 a oltre 400. Sono migranti che rischiano di non vedere riconosciuta la propria storia e tutelata la propria vita. Anche a loro Papa Francesco a guardato scrivendo l’enciclica ‘Laudato sì’’, sulla cura del creato, laddove ricorda  come “i cambiamenti climatici siano destinati ad avere sempre più ripercussioni nel contesto delle migrazioni, costringendo singoli, nuclei ma anche intere popolazioni a lasciare i luoghi di origine, alla ricerca di spazi più idonei per vivere“. “È tragico l’aumento dei migranti – ricorda Papa Francesco nell’enciclica – che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa. Purtroppo c’è una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo” (n. 25).

3. Il diritto dei rifugiati ambientali a una protezione internazionale rischia il più delle volte di non essere riconosciuto nei diversi Paesi, perché sembra difficile determinare il nesso di causalità esistente fra il cambiamento climatico e le migrazioni, dal momento che la mobilità geografica rappresenta solo una delle possibili strategie di adattamento ai cambiamenti del clima. È pur vero che alcuni Stati hanno riconosciuto una qualche forma di protezione, seppur temporanea, alle vittime di disastri ambientali, come dimostra il caso degli Stati Uniti che con il Temporary Protected Status, riconoscono e tutelano gli individui che “temporaneamente non possono ritornare nel proprio paese a causa di un conflitto armato in corso, di un disastro ambientale o di altre situazioni straordinarie temporanee”. Nel 2010 hanno beneficiato del di tale status Honduras, El Salvador e Nicaragua.

Anche qualche stato europeo sembra muoversi in questa direzione. Si tratta della Svezia e della Finlandia, che hanno inserito la categoria dei rifugiati ambientali nelle rispettive politiche migratorie nazionali. L’Italia, all’art. 20 del Testo Unico sull’immigrazione, ha previsto una disposizione intitolata: “Misure straordinarie di accoglienza per eventi eccezionali”, in cui si fa esplicito riferimento alla protezione temporanea da adottarsi, “per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione Europea”. Si cita dunque espressamente il disastro naturale come una delle cause che rende necessario tutelare i cittadini di Paesi non Ue che si trovino o siano in procinto di giungere sul territorio nazionale. Collegata a questa previsione è la misura contenuta nell’art. 5, comma 6, del Testo Unico sull’immigrazione, che riconosce l’attribuzione di un permesso di soggiorno al ricorrere di seri motivi, in particolare di carattere umanitario.

Per affrontare la questione dei migranti ambientali, bisognerebbe innanzitutto partire dalle esperienze giuridiche già esistenti ed applicarle al caso concreto, senza dimenticare che politiche efficaci volte alla salvaguardia della terra probabilmente rappresentano la migliore risposta al fenomeno. È quanto emerge anche dalla raccomandazione finale della Conferenza Nansen sul Climate Change and Displacement in the 21st Century, tenutasi a Oslo, in Norvegia, dal 5 al 7 giugno 2011, in cui si legge: “La comunità internazionale dovrebbe intervenire per frenare il cambiamento climatico, migliorare radicalmente la prevenzione dei disastri, la capacità nell’intervenire e dare risposte efficaci, supportare l’aiuto finanziario, che è più efficace su larga scala, e rafforzare la protezione per le persone sfollate, sia all’interno che all’esterno del proprio paese. Dovrebbe inoltre esserci una migliore attenzione verso i bisogni di protezione nelle situazioni di disastro ambientale”.

4. Accanto al tema dei profughi ambientali, un impegno particolare a cui spinge il Rapporto 2015 riguarda i minori non accompagnati: oltre 13.000 sbarcati sulle nostre coste nel 2014  e oltre 8500 già nel 2015 fino ad oggi, di almeno 3700 dei quali nel 2014 si sono perse le tracce, perché hanno continuato in solitudine il viaggio insieme ad altre 100.000 persone, mentre oltre 2500 nel 2014 e 2200 nel 2015 hanno chiesto asilo. Come ricordano i dati del Rapporto 2015, al mondo dei minori non accompagnati che sbarcano non siamo ancora riusciti a dare a tutti ugualmente una tutela e un accompagnamento personale, ma soltanto  1 minore non accompagnato su 5 è in una struttura dello SPRAR. La maggioranza è accolto in strutture di prima accoglienza inadeguate, contrariamente a quanto stabilito dal Patto Stato e Regioni del 2014 . Un volto da ricordare e un impegno di tutela da continuare come si ricorda in una delle raccomandazioni del rapporto 2015, che prevede: “la ricomposizione dell’accoglienza di tutti i minori stranieri non accompagnati nell’ambito dello SPRAR, favorendo adeguate qualifiche agli operatori e la promozione di forme diversificate di accoglienza, valorizzando anche la rete già esistente di comunità a favore di minori vittime di tratta, che prevedano anche percorsi di tutoraggio/accompagnamento e di affidamento familiare, sempre con programmi orientati al rispetto del superiore interesse del minore”. (Mons. Gian Carlo Perego, direttore generale Fondazione Migrantes /Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform