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Lidia Pittau: un ricordo a un mese dalla scomparsa

INTERCULTURA

ROMA – Ieri sera, presso la parrocchia San Pio X, alla Balduina, si è svolta una cerimonia religiosa dedicata a Lidia Pittau a un mese dalla sua morte. Lidia, che iniziò la sua attività negli anni ’60 in Belgio, insegnando l’italiano ai figli dei nostri emigrati, ha avuto come ultimo impegno la creazione di una scuola di italiano per stranieri, presso la stessa parrocchia, unitamente ad una serie di attività sociali e culturali per le donne immigrate del quartiere.

Nell’articolo che segue, scritto dal marito Franco, si ricorda che per oltre trent’anni Lidia mise a disposizione il suo grande cuore e la sua capacità organizzativa, a fianco di don Luigi Di Liegro e dei successivi direttori della Caritas diocesana di Roma, come responsabile prima dell’Area Immigrati e poi del Settore Intercultura.

 

“A Roma, una volta, c’era l’intercultura” di Franco Pittau

 

Non è mancato chi, riferendosi alla situazione attuale della Capitale, ha ritenuto che l’intercultura sia pressoché scomparsa. Questo giudizio sommario va ridimensionato perché si deve tenere conto  di quanto continuano a fare le piccole associazioni e i singoli mediatori culturali, per lo più senza alcun contributo.

Non si può, poi, non pensare allo straordinario sviluppo della Rete Scuole Migranti che, completando in maniera sostanziale le limitate possibilità di intervento delle strutture pubbliche, offre corsi di lingua italiana in tutti i quartieri di Roma e anche in diversi comuni della provincia. Naturalmente con l’insegnamento dell’italiano si promuove anche la convivenza interculturale e si genera una certa dimestichezza con le caratteristiche del nostro paese, favorendo di conseguenza la composizione armoniosa delle specificità di chi è di origine straniera.

Nel passato, tuttavia, era diversa l’attenzione sociale e politica accordata alle prospettive interculturali. Di questa apertura fu un’incubatrice la prima normativa sull’immigrazione, la legge Foschi del 1986, nella quale  si parlò, per la prima volta, di apertura alle culture degli immigrati.

Tali prospettive non sfuggirono alla dinamica Caritas diocesana di Roma, fondata e diretta negli anni ’80 da don Luigi Di Liegro, un sacerdote sensibile a tutte le realtà umane bisognose di promozione, tra le quali convintamente inclusi anche gli immigrati. Sotto l’aspetto normativo, questo sacerdote nel 1989 organizzò un incontro dell’associazionismo più rappresentativo con il vicepresidente del Consiglio Claudio Martelli, tramite il quale riuscì a far passare alcuni emendamenti migliorativi della legge, approvata a febbraio 1990 e conosciuta con il nome di quell’uomo politico.

Nell’ambito interculturale la Caritas diocesana di Roma, d’intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale scambi culturali, presentò un progetto europeo che consentì, sia di offrire ai docenti dei vari gradi di scuola un’ampia gamma di corsi di aggiornamento interculturale, sia di utilizzare ampiamente come sussidio il Dossier Statistico Immigrazione, pubblicato nel 1991 come primo rapporto statistico e quasi subito destinato ad una diffusione nazionale.

La Caritas inclusiva di don Luigi Di Liegro non volle lavorare in solitudine e sollecitò l’apporto di altre organizzazioni, sia dell’area religiosa che laica. Nacque così il programma “Forum per l’intercultura”, al quale diedero il loro contributo gli immigrati, con una vasta ed efficace opera di pionierismo.

Dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano del 1998 il programma del Forum per l’intercultura continuò consentendo di inserire in rete i mediatori interculturali. Complessivamente questa iniziativa formativa riuscì a coinvolgere migliaia di docenti e decine di migliaia di studenti (tramite gli insegnanti e l’intervento in classe dei mediatori interculturali).

Fu un periodo eccezionale per la sensibilità sociale e le iniziative condotte. Da parte della Caritas diocesana fu memorabile quella realizzata durante la prima guerra del Golfo (un corso cittadino per far conoscere l’islam tradottosi in un volume) per smentire l’esistenza di guerre di religione. Nel 1990 la Caritas curò anche il volume Il pianeta immigrazione: dal conflitto alla solidarietà.

Incontri, convegni, corsi di formazione, mostre, un impegno a tutto campo. A fungere da perno ispiratore e organizzativo, a fianco di don Luigi e dei successivi direttori, fu Lidia Pittau,  scomparsa il 13 agosto 2020, responsabile prima del Settore Immigrazione e poi del Settore Intercultura dalla Caritas.

Il Comune di Roma non rimase insensibile ai nuovi orizzonti di convivenza sociale. Questa strategia venne ripresa ufficialmente nelle varie edizioni di ”Intermundia”, organizzate a Piazza Vittorio (il luogo interetnico per eccellenza), che seppe valorizzare l’associazionismo, stimolarne la creatività e valorizzare gli immigrati. Negli anni ’90 e nella prima decade del 2000 l’intercultura era di casa a Roma.

Il Forum per l’intercultura Intermundia non sono stati portati più avanti e se ne sente la mancanza. Vi è chi, come Lidia, ha continuato a livello parrocchiale. Molti mediatori hanno cercato di inserirsi nei Municipi, non sempre con successo. I fondi per queste attività sono stati ridotti; cosa più preoccupante, in larga misura è venuta meno anche la sensibilità. Per questo, con rimpianto, molti continuano a dire che a Roma, una volta, c’era l’intercultura. (Franco Pittau-Inform)

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