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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Le osservazioni del Cgie alla nuova disciplina della scuola italiana all’estero illustrate da Fernando Marzo e Norberto Lombardi

SENATO DELLA REPUBBLICA

“Il Cgie ha accolto con favore l’idea di mettere mano complessivamente alla materia, ma occorre uno sforzo per una rappresentazione realistica dello stato della lingua italiana all’estero – afferma Lombardi, che richiama ruolo e flessibilità necessarie all’attività degli Enti gestori. Nel corso dell’audizione anche gli interventi di Maria Mussini (Misto), Stefania Giannini (Pd) e del presidente del Cqie, Claudio Micheloni

 

ROMA – Nel corso dell’audizione informale sulla nuova disciplina delle scuole italiane all’estero del direttore generale per la Promozione del sistema Paese del Maeci, Vincenzo De Luca svoltasi ieri alle Commissioni riunite Affari Esteri e Pubblica istruzione del Senato (vedi http://comunicazioneinform.it/alle-commissioni-riunite-esteri-e-istruzione-laudizione-del-direttore-generale-per-la-promozione-del-sistema-paese-del-maeci-vincenzo-de-luca/), sono intervenuti per il Consiglio generale degli italiani all’estero anche Fernando Marzo, presidente della Commissione tematica Lingua e cultura italiana, e Norberto Lombardi, del Comitato di presidenza. I due hanno in questo modo sottoposto anche ai presenti le osservazioni formulate dal Cgie sulla materia e già esposte in un’analoga audizione al Comitato per gli italiani all’estero e la promozione del sistema Paese della Camera dei Deputati alcuni giorni fa.

Marzo in particolare ha ribadito come il Cgie saluti positivamente una legge che “inquadra in forme generali tutta la problematica della promozione di lingua e cultura italiana all’estero”, cui la collettività tiene quale “strumento identitario e di appartenenza alla madre patria”. Tuttavia le osservazioni già formulate ritengono che il testo non attribuisca in particolare “agli Enti gestori il ruolo che essi si meritano” tacendo dell’importanza di “comunità, famiglie e anche missioni italiane al cui impegno si deve la diffusione della nostra lingua, anche e soprattutto nei momenti di profonda difficoltà dello Stato italiano”. Il consigliere del Cgie tiene dunque a ribadire come occorra evitare i “toni troppo trionfalistici”, evidenziando anche situazioni di arretramento della diffusione della nostra lingua all’estero o ampi spazi di miglioramento e cita in particolare la situazione delle università italiane in Belgio, con dipartimenti di italianistica “in ristrutturazione”.

“Il Cgie ha più volte sollecitato la revisione della normativa e una riforma del sistema in termini anche più strutturali rispetto a quelli che si evidenziano nel decreto – afferma Lombardi, ricordando la formulazione all’indirizzo del Parlamento di alcune proposte relative a tale riorganizzazione da parte del Consiglio generale.

In premessa dunque, “il favore con cui il Cgie ha accolto l’idea di mettere mano complessivamente alla materia”, tuttavia, rileva Lombardi “rinnovare l’impianto normativo, che risale al Testo unico del 94 o ancora alla legge n.153 del 1971 significa compiere uno sforzo per avere una rappresentazione realistica dello stato della lingua italiana all’estero, sia per quanto concerne la sua domanda, che l’offerta”. “Il decreto oggi in esame è invece sfasato rispetto alla forte e complessa articolazione che tale realtà ha assunto nel coso degli anni, dovuta alla diversità geopolitica dei contesti ma anche ad una profonda evoluzione delle comunità italiane presenti in essi, che non sono più comunità di emigranti ma profondamente integrate nei tessuti sociali dei Paesi di insegnamento e che contribuiscono alla formazione della classe dirigente di quei Paesi – prosegue, ribadendo come ora “più che pensare all’insegnamento dell’italiano all’estero come lingua materna, sia più opportuno valutarlo sotto l’ottica dell’apprendimento di una lingua seconda”. Oltre a questa caratteristica, occorre poi considerare e valorizzare i diversi interventi e strumenti operativi sino ad oggi adottati, “una ricchezza – sostiene Lombardi – che ci consente di adattare la nostra offerta a contesti diversi, utilizzando gli strumenti che caso per caso si rivelano più efficaci”. “Si tratta quindi di spostarsi con gradualità verso un modello policentrico, che tenga conto delle realtà e degli strumenti che abbiamo e anche di tutte le trasformazioni che sono avvenute” piuttosto che “adottare modello di tipo gerarchico, piramidale, che potrebbe non adattarsi a realtà fortemente articolate”. In direzione di questo modello le osservazioni sugli Enti gestori formulate dal Cgie e ribadite da Lombardi: “vogliamo richiamare l’attenzione sull’esigenza che il ruolo di tali Enti sia specificamente richiamato ed enucleato nel testo oggi in esame e mi riferisco in particolare alla definizione qui indicata di soggetti senza fini di lucro che operano per la diffusione della lingua italiana, che per noi – precisa – è una definizione troppo generica”. Considerando che proprio tali Enti possono permettere un collegamento “in termini di prospettiva tra la nostra vecchia emigrazione e la realtà di oggi” e il fatto che essi “sul campo hanno dimostrato di saper integrare i loro corsi nei sistemi scolastici locali adattandosi alle esigenze via via emerse, come quella del bilinguismo e del multiculturalismo”, la richiesta al Governo è di “definire in modo più completo questa presenza e questo ruolo” nel testo in esame.

Si evidenzia dunque la necessità di “allargare lo spazio per la valorizzazione delle professionalità in loco”, che consentirebbe un risparmio ma anche un giusto riconoscimento a ciò che di eccellente si è prodotto e si produce all’estero nello studio e nell’insegnamento della nostra lingua. Lombardi rileva in aggiunta come la legge n.153 non risulti di fatto abrogata, anzi permangano gli articoli del Testo unico che si riferiscono alla sua applicazione. “La transizione al nuovo sistema inoltre non deve comportare un blocco del servizio – avverte il consigliere del Cgie, rilevando come tale pericolo sia elevato considerando i diversi piani che essa coinvolge: quello normativo, quello istituzionale, con la cogestione di Maeci e Miur, e quello della gestione diretta del servizio sottoposta anche ad una ridefinizione delle competenze tra la Direzione generale per gli Italiani all’estero e per la Direzione per la Promozione del sistema Paese all’interno dello stesso Maeci. Una fase assai delicata il cui passaggio si auspica graduale e oculato.

Di seguito anche l’intervento di Maria Mussini (Misto) che si ritiene non soddisfatta del testo in esame, che a suo avviso ribadisce una prevalenza del Maeci nella gestione della materia e in questo modo non consente il maggior collegamento auspicato più volte in sede di Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato delle scuole italiane all’estero con il sistema scolastico italiano, né di rispondere all’esigenza di offrire all’estero “l’approccio di disciplina e formativo” del sistema italiano, al di là dell’insegnamento linguistico. Mussini chiede inoltre chiarimenti sui risparmi annunciati con la semplificazione del trattamento economico del personale della scuola italiana all’estero – teme che non vengano reinvestiti nel sistema stesso, – sul tema delle scuole bilingui, e sulla proposta del servizio civile, che ritiene possa non giovare alla qualità dell’insegnamento offerto. Stefania Giannini (Pd) ricorda come in qualità di ministro dell’Istruzione del precedente Governo abbia contribuito a redigere il provvedimento in esame, che ritiene “un primo importante passo organico a seguire dal Testo unico del 94”. Segnala tuttavia come la promozione della lingua italiana nel mondo non sia obiettivo di questo decreto delegato, pur restando nodo centrale e “responsabilità ineludibile del Maeci” e che merita un intervento ad hoc includente la necessaria revisione della legge 153 più volte menzionata.

Una precisazione cui segue quella del presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, Claudio Micheloni, che ribadisce come il tema della promozione linguistica e del ruolo degli Enti gestori siano comunque affrontati nel testo. Micheloni contesta “il quadro idilliaco” sulla diffusione della lingua italiana emerso nell’audizione e ritiene indispensabile invece uno sguardo realistico per predisporre interventi adeguati, che devono coinvolgere molto più di quanto non risulti dal testo in esame “il Cgie e gli Enti gestori” o affrontare questioni come quella delle scuole bilingui, “che stanno nascendo in tutto il mondo- dice, – per lo più su iniziativa dei genitori”. Micheloni ricorda infine quanto gli Enti gestori abbiano contribuito alla diffusione della nostra lingua all’estero e ritiene che una gestione “romanocentrica” degli interventi non gioverebbe al proseguimento efficace della loro attività. Annuncia quindi un parere del Cqie su questi temi, per sollecitare il Governo a rispondere nel merito. In ultimo l’intervento di Antonio Razzi (Fi) che ribadisce la necessità di prevedere una modalità di insegnamento telematica dell’italiano all’estero.

In sede di replica, De Luca precisa come i dati sulla lingua italiana siano stati richiamati per evidenziare lo sforzo di conoscenza messo in atto a partire dagli Stati generali, un impegno che ribadisce essere stato “di tutti, compreso degli Enti gestori” per fornire “un primo quadro da cui partire”- e quindi perfezionabile, – per elaborare una strategia di promozione culturale integrata. Ribadisce come il tema del testo in esame sia il sistema scolastico italiano all’estero per cui si è lavorato e si continua a lavorare “nell’attuazione a stretto contatto con il Miur”. Concorda, infine, con la flessibilità richiesta e con la precisazione e sottolineatura del ruolo degli Enti gestori nella promozione culturale dell’Italia nel mondo. (Viviana Pansa – Inform)

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