direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Le conclusioni del presidente Mattarella e del vice ministro degli Esteri Giro agli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo

STATI GENERALI DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

 

Interventi del presidente della Regione Toscana Rossi e del sindaco di Firenze Nardella

Mattarella: “Indispensabile il rafforzamento dei canali televisivi in lingua italiana dedicati all’estero e dei contenuti per la rete internet. Un’offerta che non raggiungerà solo le nostre comunità all’estero, desiderose di trasmissioni di qualità, ma contribuirà al ruolo di ‘lingua franca’ che in molti ambiti culturali l’italiano si trova a svolgere. Anche l’editoria di lingua italiana all’estero va sostenuta”

Giro: “C’è tanta Italia fuori d’Italia e in questi due anni abbiamo lavorato per raggiungerla,  motivarla,  rafforzarla e darle strumenti e credo che ci siamo riusciti. Dobbiamo essere più attrattivi per gli studenti proventi dall’estero, questo darà all’Italia risorse intellettuali  ed umane e posti di lavoro perché di cultura si vive, ma si fa anche un buon affare”

 

FIRENZE-  La sessione conclusiva degli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo,  è stata introdotta dal sindaco di Firenze Dario Nardella che ha evidenziato come oggi, a differenza del passato quando gli emigranti spesso non trasmettevano la nostra lingua alle nuove generazioni per favorirne l’integrazione nel paese ospitante,  vi sia in questo cointesto un’inversione di tendenza con la riscoperta del desiderio di aggregazione. “Vi è la  consapevolezza – ha spiegato Nardella – di un valore di un’identità e di una appartenenza ad una comunità globale che va ben oltre la semplice origine territoriale. Non vi è dunque il ricordo nostalgico di riscoprire soltanto le radici, ma vi è qualcosa di più complesso e grande e cioè di fare della lingua italiana una chiave di apertura a quel patrimonio straordinario ricco e complesso in cui si troviamo valori, modi di pensare, di concepire la vita e di stare insieme. Quindi – ha proseguito Nardella – possiamo lavorare insieme per fare della nostra lingua uno straordinario strumento di arricchimento di un patrimonio di conoscenza e di valori globali condivisi con tutto il mondo, una missione che richiede convergenza di energie per il perseguimento di un obiettivo, un programma che chiama in causa  anche le città”.  

Ha poi preso la parola il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha sottolineato come ancora oggi troppi italiani vivano al di sotto del livello minimo di utilizzo della propria lingua, un livello  che è necessario per vivere e lavorare bene. “La crisi  economica – ha affermato Rossi – ha separato milioni di persone dalla formazione ampliando questo divario cognitivo.  Lavorare ad una formazione permanente consente di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione della persona.. Bisogna impegnarci di più – ha poi proseguito Rossi affrontando la questione immigrazione – per un forte processo di alfabetizzazione, dentro le politiche di accoglienza e di integrazione su cui l’Italia sta dimostrando di saper lavorare andando fiera dei suoi lavori antichi. Oggi – ha aggiunto Rossi  – vi sono numerosi neologismi,  fenomeni che svelano come la creatività popolare cambi la lingua attraverso tanti scambi e contaminazioni, credo – ha concluso il presidente della Toscana – che bisogna vivere questi  cambiamenti senza azzerare il passato.  Per questo motivo non condivido affatto la proposta di eliminare latino e greco dall’esame di maturità. Spegnere una lingua, tanto più in una scuola, significa spegnere la memoria”.  

 “Quando due anni fa volli gli Stati Generali – ha ricordato il vice ministro agli Esteri e alla Cooperazione Internazionale Mario Giro – c’era molto scetticismo,  si pensava che fosse un mondo vecchio e c’era l’idea che la nostra lingua non era importante  e non abbastanza diffusa. Noi invece abbiamo scoperto fuori dall’Italia un continente che non abbiamo ancora finito di conoscere e che si allarga ogni giorno sotto i nostri occhi. C’è tanta Italia fuori d’Italia – ha affermato Giro – e in questi due anni abbiamo lavorato per raggiungerla,  motivarla,  rafforzarla e darle strumenti e credo che ci siamo riusciti. Da qui ai prossimi Stati Generali vi è un secondo lavoro da compiere, quello di attrarre gli studenti esteri nelle nostre università. In Italia abbiamo tutti i mestieri della cultura, le grandi scuole di eccellenza pubbliche e private, su cui non c’è confronto o concorrenza. Dobbiamo quindi essere più attrattivi e questo darà all’Italia risorse intellettuali, umane e posti di lavoro perché di cultura si vive, ma si fa anche un buon affare”.

Ha infine preso la parola il Capo dello Stato Sergio Mattarella che ha sottolineato come la promozione della lingua italiana sia opportunamente inserita nell’ambito della più generale promozione del sistema Paese. “Italofonia e italofilia – ha spiegato Mattarella – sono percorsi sempre più paralleli e fra loro interconnessi. Non è di oggi la riflessione sulla pluralità di linguaggi che hanno accompagnato la diffusione della lingua italiana nel mondo.  Accanto a quella tipicamente letteraria,  elemento peculiare della presenza italiana nel mondo, non possiamo certo dimenticare il fatto che a parlare dell’Italia sono altri e, spesso non meno importanti, ambiti. L’arte, la musica, il design, la moda, il cinema, lo sport, l’industria, la cucina, per citarne solo alcuni.  A ragion veduta il dibattito, nei decenni, si è allargato sino a ricomprendere un’idea estesa della suggestione che la civiltà italica, nelle sue sfaccettature, antiche, moderne e contemporanee, può offrire. Un’idea lontana dall’arroccamento identitario e protesa, piuttosto, ad offrire alle altre culture, il portato dell’esperienza, della bellezza, cumulata in millenni”.

Secondo  Mattarella inoltre la sfida di fronte a noi è rappresentata dalla capacità di proporre la qualità Italia, cioè l’umanesimo che deriva dalla nostra cultura, dal modo di vivere, di lavorare. Per il Capo dello Stato la valorizzazione di un passato già noto “non può esaurirsi in percezioni di nostalgia: ci tocca il compito – spiega – di riprogettare continuamente l’immagine e l’offerta culturale del nostro Paese”.

Per quanto poi riguarda l’ibridazione linguistica da Mattarella viene ricordato come “alla diaspora dell’italiano in uscita, con l’emigrazione di massa prima e quella più di carattere professionale di oggi” faccia “da contraltare la diaspora di altri popoli, in ingresso nella cultura italiana e per i quali, spesso, l’italiano è la lingua tramite per eccellenza, una sorta di ‘lingua franca’ per dialogare tra loro, così come accadeva molti secoli fa nel Mediterraneo. In qualche modo, – spiega il Capo dello Stato – l’italiano, da lingua tipica di un territorio limitato, si propone in questo senso come lingua di una cultura a vocazione universale, andando oltre la dicotomia tra linguaggi del vedere e linguaggi del sentire, tra linguaggi della scrittura e linguaggi dell’immagine”. “Accanto alla ‘esportazione’ dell’insegnamento dell’italiano, ieri rivolto pressoché esclusivamente alle nostre comunità di immigrati e che va, sempre di più, indirizzato anche ai giovani nei rispettivi Paesi,  – prosegue Mattarella – oggi l’italiano per stranieri in Italia è divenuto un altro canale importante di propagazione culturale. Due fronti, sui quali ci troviamo ad agire, tra loro complementari e che chiamano in causa, in modo prepotente, nuovi media e nuove tecnologie per la promozione della lingua italiana da un lato e la trasmissione dei contenuti della cultura italiana dall’altro. Dunque, indispensabile il rafforzamento dei canali televisivi in lingua italiana dedicati all’estero e di contenuti per la rete internet: si tratta di una missione peculiare cui il servizio pubblico radiotelevisivo deve assolvere, con grande attenzione proprio all’offerta culturale complessiva che l’Italia è in grado di mettere in campo. Si tratta di un’offerta che non raggiungerà solo le nostre comunità all’estero, desiderose di trasmissioni di qualità, ma contribuirà al ruolo di ‘lingua franca’ che, in molti ambiti culturali, arte e musica fra questi, l’italiano si trova a svolgere. E’ questione che riguarda anche il sostegno alla editoria di lingua italiana all’estero: si tratta di media che vanno sostenuti. Accanto a questo compito – prosegue il Capo dello Stato va annoverata, naturalmente, la diffusione di contenuti nella lingua prevalente dei luoghi. Traduzioni, produzione di contenuti per tv e nuovi media, mostre dell’attività artistica contemporanea, produzioni di percorsi culturali che attingano al nostro patrimonio museale, bibliotecario, archivistico, e si propongano alle reti estere, sono tutti elementi che possono contribuire ad ampliare la numerosa platea di estimatori della cultura italiana o degli italofili come si usa definirli, anche a seguito anche dell’iniziativa dell’Albo istituito dal ministero degli Esteri”. Mattarella, dopo aver definito poco convincente l’ipotesi di dare all’inglese la funzione di lingua veicolare e di confinare le altre lingue nell’ambito di specifici settori culturali o scientifici, ha sottolineato come le nuove tecnologie di comunicazione e gli strumenti oggi disponibili, ad esempio il web, abbiano modificato in maniera significativa anche il rapporto con la lingua italiana, aprendo nuove frontiere da esplorare. .

“Ogni settore del nostro Paese – ha concluso il Presidente della Repubblica dopo aver ricordato che l’internazionalizzazione delle nostre imprese ha dato un contributo fondamentale alla causa della lingua italiana – è chiamato a essere fonte di ispirazione e avvicinamento alla cultura italiana e non possono mancare, in questa direzione, iniziative tese alla attrazione di talenti in Italia, insieme a quelle dirette al rientro dei talenti italiani che hanno visto crescere le loro competenze all’estero. Il mondo della scienza e della ricerca viene interpellato per primo in questo senso. Ma, alla base di tutto, vi è, naturalmente, la necessità di un ampliamento della conoscenza della lingua italiana”. (Goffredo Morgia – Inform)

 

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