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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Le categorie esplicative delle migrazioni”, il panel conclusivo del convegno dello CSER “1964-2023: sessant’anni di studio e analisi sulle migrazioni”

MIGRAZIONI

 

ROMA – “Le categorie esplicative delle migrazioni”, è il titolo di uno dei panel di approfondimento tenutisi nell’ambito del convegno CSER “1964-2023: sessant’anni di studio e analisi sulle migrazioni” che ha avuto luogo presso la sede del Parlamento Europeo a Roma. Il panel è stato moderato da Carola Perillo (CSER). E’in primo luogo intervenuto Maurizio Ambrosini (Università di Milano) che ha parlato della dimensione sociologica del fenomeno migratorio. “Gli immigrati sono coloro che stanno sotto una doppia alterità: sono stranieri e poveri”, ha introdotto Ambrosini spiegando come generalmente non chiamiamo ‘immigrati’ coloro che vengono da Paesi benestanti, ad esempio Giapponesi, Coreani, Statunitensi e Svizzeri. “Gli immigrati sono quelli che vengono da Paesi meno sviluppati”, ha aggiunto Ambrosini spiegando come in tal senso questo concetto dipenda per lo più dal nostro punto di vista soggettivo. “L’immigrazione è di fatto la mobilità umana vista come problematica dove il termine ‘immigrati’ contiene un implicito significato svalutativo”, ha suggerito Ambrosini. Mattia Vitiello (CNR) ha parlato della dimensione giuridica del fenomeno ma con un approccio di tipo sociologico. “Lo status riguarda la posizione dell’attore sociale rispetto a un sistema sociale, in questo caso il sistema giuridico del Paese che lo ospita”, ha spiegato Vitiello aggiungendo che dietro il termine ‘ruolo’ che viene giocato dalla persona in sociologia si celano i modelli legati alle aspettative che si hanno nei confronti di chi arriva: aspettative comportamentali oltre che legate al rispetto delle normative. “La prima distinzione è tra straniero e immigrato: l’immigrato è una particolare figura sociale dello straniero”, ha spiegato Vitiello sottolineando che lo straniero si valuta come tale semplicemente rispetto al possesso o meno di una determinata cittadinanza.  E’ poi intervenuto il Direttore Generale del Maeci per gli italiani all’estero Luigi Maria Vignali che ha in primo luogo posto in evidenza come il numero dei connazionali nel mondo , con passaporto e iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, stia raggiungendo quota 7 milioni.  “Quando io ho iniziato a fare questo lavoro, qualche anno fa, – ha ricordato il Direttore Generale – gli italiani all’estero si stavano avvicinando ai 5 milioni e ora sono diventati 7 milioni , una entità numerica superiore alla popolazione della seconda regione italiana”. Vignali poi ha segnalato come oggi siano ancora molti i giovani e i meno giovani che emigrano all’estero, ma si muovono anche interi nuclei familiari e pensionati. “C’è ancora una ondata migratoria importante dall’Italia – ha rilevato Vignali – che porta al peggioramento del saldo demografico del nostro Paese. Uno stato demografico, tra l’altro, che non è più compensato dagli arrivi dei migranti che ottengono un asilo o un permesso di soggiorno come avveniva negli anni scorsi. Non si compensano le nostre uscite e tutto ciò porterà a uno squilibrio importante di cui dobbiamo tener conto per il futuro del nostro Paese, per le politiche di welfare e per il mondo del lavoro”. Il Direttore Generale ha anche sottolineato la necessità di riscoprire lo straordinario soft power nel mondo delle nostre comunità all’estero che si caratterizzano per straordinarie storie di successo, un successo che avviene per diverse ragioni. “In proposito – ha spiegato Vignali- io ho una mia teoria che prende spunto dalla storia di Dante. Dante non era un italiano all’estero, ma era un fiorentino in esilio, però vi sono delle similitudini. Cioè spesso gli italiani all’estero hanno un risentimento nei confronti della madre patria, così come lo aveva Dante verso Firenze, perché sono costretti ad andar via anche se solo per ragioni economiche. Ma gli italiani all’estero hanno anche una fortissima nostalgia della madre patria cioè continuano a sentire il richiamo dell’Italia o di Firenze nel caso di Dante. Questi due elementi, il risentimento e la nostalgia, si sublimano in qualche modo in una straordinaria voglia di riscatto sociale ed economico. Tutto questo fa sì che la determinazione degli italiani all’estero sia tale da portali al successo nei campi più svariati della politica, dell’economia e delle arti… Lo straordinario strumento di soft power che appartiene agli italiani all’estero – ha continuato il Direttore Generale – noi lo dobbiamo mantenere e seguire, è il compito della nostra rete diplomatico-consolare. Lo possiamo fare intanto dando degli strumenti adeguati di rappresentanza agli italiani all’estero che votano per le consultazioni politiche in Italia. Un voto degli italiani all’estero che se da un lato è una storia di successo, perché comunque gli italiani all’estero attraverso i parlamentari che eleggono continuano a contribuire alla vita nazionale,  dall’altro pone degli interrogativi sulla modalità di voto utilizzata , quella per corrispondenza. In proposito stiamo studiando il voto digitale e tra qualche settimana avvieremo un’altra sperimentazione di questo sistema di voto”. Vignali ha anche segnalato il problema della rappresentatività degli italiani all’estero: “perché – ha spiegato – se un parlamentare italiano in Italia rappresenta circa 100mila elettori, un parlamentare eletto in America Latina o in Europa rappresenta 800/900mila abitanti. Uno squilibrio che è dato anche dalla riduzione del numero dei parlamentari”. Un problema che, per Vignali, riguarda anche il Cgie dove, per una legge non perfetta, interi territori non sono rappresentati, come ad esempio l’Africa – sono 40mila i connazionali che vivono in Sud Africa – l’Asia o l’America Centrale. “I Comites – ha poi rilevato il Direttore Generale – sono arrivati a 115, anche perché gli italiani continuano a ramificarsi nel mondo in aree dove prima non c’erano. Adesso abbiamo un Comitato degli italiani all’estero anche a Shangai, per citare un posto dove non lo avevamo prima.  In questo contesto – ha continuato Vignali – vi è però un problema di affezione degli italiani residenti all’estero verso questi Comitati, purtroppo la media dei partecipanti al voto per il rinnovo di questi organismi è stata intorno al 4% dell’elettorato. Vi è quindi un distacco che va colmato cercando di recuperare proprio la nuova mobilità, i nuovi arrivati all’estero che non partecipano a questi organismi di rappresentanza e che bisogna cercare di mantenere agganciati all’Italia attraverso le reti social e le reti informali di aggregazione. Uno strumento molto efficacie, ad esempio, è quello delle reti di associazioni di professionisti che mantengono quindi qualche contatto pure professionale con l’Italia. Noi speriamo sempre che chi è andato all’estero possa tornare un domani nel nostro Paese con il proprio patrimonio culturale, professionale, emotivo e linguistico”.  Vignali, dopo aver sottolineato gli sforzi e gli investimenti compiuti nel campo della digitalizzazione dei servizi per gli italiani all’estero, si è poi soffermato sulla questione immigrazione sottolineando come il nostro Paese abbia bisogno di manodopera qualificata soprattutto nel campo dell’agricoltura, dell’edilizia, dell’autotrasporto e dei servizi alla persona. Un’esigenza che si cerca di affrontare anche attraverso la formazione dei lavoratori stranieri, in campo linguistico , civilistico e professionale,  prima che giungano in Italia. In proposito Vignali ha segnalato come siano già stati firmati alcuni accordi con la Tunisia e l’India, mentre altri due, con il Bangladesh e la Costa d’Avorio, sono a buon punto.

A seguire Donatella Strangio (Università di Roma La Sapienza) ha invece trattato l’aspetto economico legato alla questione migratoria soffermandosi sul mercato del lavoro partendo dal perché alcune società siano più povere di altre con delle disuguaglianze connesse anche al fatto che si hanno delle istituzioni economiche peggiori rispetto ad altre. “L’immigrazione viene vissuta come una necessità economica – ha spiegato Strangio – che tuttavia è accompagnata dalla reazione politica suscitata dal suo impatto finanziario e sui sistemi di welfare nazionali”. Per la dimensione di genere hanno portato poi la propria testimonianza tre donne migranti, studiose e collaboratrici CSER: Vanessa Klinger, Gabriela Torres e Madai Bonilla. Klinger ha parlato dell’urgenza di implementare l’assistenza alla salute mentale per i migranti nel sistema d’accoglienza italiano accennando al problema conosciuto come ‘sindrome del migrante’. Torres ha affrontato la questione del legame tra migrazione, titolo di studio e lavoro dignitoso. Torres ha anche parlato della sua esperienza: soltanto dopo aver convalidato la sua laurea ha potuto accedere a lavori più qualificati. Bonilla ha trattato invece del problema del lungo cammino verso la cittadinanza. Marco Martiniello (Università di Liegi) si è soffermato sul rapporto fra arte e migrazioni affrontando temi come: le pratiche artistiche viste quali ponti per nuove forme di solidarietà; il cosiddetto ‘multiculturalismo quotidiano’ ed infine le esperienze artistiche nel campo della danza, della musica e del teatro. Paolo Barcella (Università di Bergamo) si è focalizzato su immaginari e rappresentazioni dell’immigrazione con particolare riferimento al contesto musicale. Stéphane Mourlane (Università di Aix-Marseille) ha trattato il tema di sport e migrazioni parlando anche del ruolo svolto dal Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana nel divulgare questo aspetto, nello specifico legato all’emigrazione italiana. Lorenzo Prencipe (Presidente CSER) ha concluso i lavori esprimendo particolare soddisfazione per la testimonianza diretta offerta dalle tre collaboratrici del Centro Studi. (Inform)

 

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