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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
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L’Aula approva la mozione per l’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero

SENATO DELLA REPUBBLICA
L’Aula approva la mozione per l’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero
Dopo Claudio Micheloni (Pd), primo firmatario della mozione, sono intervenuti Pier Ferdinando Casini (Sc), Luigi Compagna (Aut) e, tra gli eletti all’estero, Claudio Zin (Sc – ripartizione America meridionale), Aldo Di Biagio (Sc – Europa), Renato Turano (Pd – America settentrionale e centrale). Voto contrario del M5S, annunciato da Adele Gambaro che critica costi e risultati del Comitato
ROMA – Con 191 voti favorevoli su 254 votanti è stata approvata oggi dall’Aula del Senato l’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, con il sì alla mozione presentata in proposito da Claudio Micheloni, senatore eletto per il Pd nella ripartizione Europa, e altri (vedi anche Inform del 22 aprile:http://comunicazioneinform.it/in-aula-la-discussione-sullistituzione-del-comitato-per-le-questioni-degli-italiani-allestero/).
Nonostante il Comitato veda la luce per la quarta volta in seno agli organismi di lavoro approntati a Palazzo Montecitorio, la discussione preliminare è stata animata in questo difficile avvio di legislatura dal tema dei costi di funzionamento del Comitato e in relazione al suo operato, una preoccupazione – avanzata in particolare dal Movimento 5 Stelle, ma non solo – che, rischiando di oscurare le problematiche più complesse connesse ai connazionali nel mondo, viene ritenuta da Micheloni “inaccettabile ed anche offensiva per le nostre comunità italiane all’estero”.
“Negli ultimi anni questo Comitato è costato pochissime decine di migliaia di euro per il suo funzionamento, a fronte di politiche che riguardano milioni di italiani che vivono all’estero; un milione di questi italiani d’altronde ha espresso un voto per questa legislatura – ha affermato Micheloni nel suo intervento di illustrazione della mozione, modificato all’ultimo per prevenire alcune delle questioni sollevate nel corso del dibattito. “I nostri connazionali per decenni hanno riequilibrato la bilancia dei pagamenti del nostro Paese e contribuito con il loro lavoro allo sviluppo economico italiano. Solo i nostri ex emigrati pensionati, che sono rientrati a vivere la loro età della pensione in Italia, fanno rientrare da casse pensioni di altri Stati oltre 5 miliardi di euro l’anno – afferma l’esponente democratico, ricordando come i cittadini italiani residenti all’estero siano essi stessi dei contribuenti – tra le tasse più sofferte è stata citata ancora una volta l’Imu sull’abitazione considerata per i residenti all’estero quale seconda casa – e il loro ruolo di promotori di lingua, cultura italiana e di made in Italy all’estero. “L’Italia – aggiunge Micheloni – è stata uno dei primi Paesi a riconoscere la necessità di dare rappresentanza delle proprie comunità all’estero nel Parlamento”, necessità che lo stesso parlamento francese ha riconosciuto ed imitato “perché loro hanno capito – rileva – che una presenza dei rappresentanti delle comunità all’estero in Parlamento è importante per il Paese e non per noi all’estero”. “Mi sono stancato di dire questa cosa in quest’Aula, ma non si riesce a comunicare questa importanza. Probabilmente – ammette Micheloni – ciò avviene per responsabilità nostra, degli eletti: non siamo stati capaci di trasmettere questa importanza”. L’esponente democratico torna poi sull’attività del Comitato, richiamando le 27 audizioni svolte nella passata legislatura per l’indagine conoscitiva sulle politiche relative ai cittadini italiani residenti all’estero, “un’indagine – sostiene – che sarebbe opportuno concludere per arrivare ad una presa di posizione, ad un progetto di politiche per gli italiani all’estero”. Micheloni smentisce dunque decisamente che il senso del Comitato sia riconducibile a qualsivoglia motivazione economica, ricordando come il testo della mozione stabilisca l’assenza di indennità di ufficio per i componenti dell’ufficio di Presidenza dello stesso.
Più che di costi, parla di un “problema di organizzazione seria, efficiente e chiara” del Senato Pier Ferdinando Casini (Scelta Civica), presidente della Commissione Affari Esteri appena insediatasi, suggerendo l’opportunità che il Comitato per le questioni degli italiani all’estero debba trovare istituzione in seno alla stessa Commissione Affari esteri. “Non riesco a capire perché alla Camera dei Deputati il Comitato dei diritti umani e il Comitato degli italiani all’estero siano costituiti all’interno della Commissione Affari esteri, mentre qui debba essere istituita una Commissione ad hoc sia per i diritti umani che per gli italiani all’estero – spiega Casini, annunciando per questo motivo di non poter assecondare la mozione. Casini sottolinea comunque di condividere le riflessioni di Micheloni, richiamando il suo impegno per l’approvazione del voto all’estero. “Le riforme costituzionali che mi auguro saranno introdotte – aggiunge – non dovranno dimenticare il grande valore di questi testimoni e ambasciatori permanenti nel mondo, che sono le comunità degli italiani all’estero e i parlamentari esteri eletti nel Parlamento italiano”.
Considera l’istituzione del Comitato “un segnale per tutti gli italiani all’estero” Claudio Zin, senatore di Scelta Civica eletto nella ripartizione America meridionale. “Attraverso l’istituzione del Comitato quest’Aula comunica questo messaggio: a noi importa di voi, siamo al vostro servizio e questo semplicemente perché siete italiani e non soltanto per il voto. Le scelta di emigrare, spesso dovuta a circostanze difficili – rileva Zin, – non ci rende meno italiani”.
Pur condividendo le considerazioni in materia di organizzazione espresse da Casini, approva i contenuti della mozione Luigi Compagna (Autonomie e Libertà), che sottolinea come “gli italiani all’estero non debbano essere considerati un costo, ma una risorsa” e critica i tagli di risorse destinate alle politiche rivolte ai connazionali, a suo giudizio non sufficientemente discusse nella passata legislatura e troppo orientate ad “esigenze di politica nazionale”. “C’è molto da correggere, magari rispettando le cifre della spending review operata su vari consolati. Da questo punto di vista – dice, – il nostro gruppo non ha alcuna intenzione di far cadere la proposta del collega Micheloni, pur recependo, sul piano del metodo della programmazione dei nostri lavori, le considerazioni opportunamente introdotte dal presidente Casini”.
“L’istituzione del Comitato per le questioni degli italiani all’estero rappresenta la volontà trasversale di creare una ulteriore cornice istituzionale entro la quale approfondire le istanze, condividere le progettualità e capire le prospettive di un mondo in evoluzione – afferma Aldo Di Biagio, senatore di Scelta Civica eletto nella ripartizione Europa, tra i sottoscrittori della mozione. Egli evidenzia come “ogni utile percorso di rinnovamento del ruolo dell’Italia nei confronti dell’altra Italia, quella oltre confine, debba partire proprio da questa Aula, riprendendo un progetto che parte da lontano e che si è inteso sviluppare nel corso delle ultime tre legislature, attraverso un’esperienza strutturata e dalla quale bisogna trarre quegli argomenti e quelle esperienze per fare meglio e di più nei mesi che verranno”. Richiamata l’esigenza di “una nuova autocoscienza del Paese rispetto a quello che è stato il fenomeno dell’emigrazione italiana”, consapevolezza necessaria anche a difendere il voto all’estero da discorsi affiorati nuovamente nel corso degli ultimi mesi che parlano di “dinamiche elettorali oltre confine come di un sistema fallato, lacunoso, sotto il profilo non solo organizzativo ma addirittura normativo”. “Trascinare la legge Tremaglia in una deriva riformatrice rischia di creare un deprecabile vulnus democratico, da cui l’Italia sembrava essersi emancipata proprio nel 2001 – sostiene Di Biagio, pur segnalando che “ipotesi di rettifica di punti complessi della normativa” sul voto all’estero potrebbero “essere trattai proprio nell’ambito del Comitato”. L’esponente di Scelta civica si sofferma anche sull’evoluzione che hanno subito il processo migratorio e le collettività all’estero in questi ultimi anni, sulla “nuova scenografia sociale” che “appartiene all’attualità di questo Paese: giovani professionisti, animati da ambizioni, che vogliono muoversi in uno scenario lavorativo, culturale e sociale nuovo, portando avanti l’eccellenza dell’Italia oltre confine”. Si tratta di trasformazioni che, a suo avviso, il Comitato per gli italiani all’estero può aiutare a comprendere meglio, garantendo “quella necessaria osmosi tra reciproca conoscenza, progetti ed idee su cui deve fondarsi una nuova progettualità a favore degli italiani nel mondo”.
Al termine della discussione è intervenuto anche Bruno Archi, vice ministro degli Affari esteri, il quale ha definito l’istituzione del Comitato “un’importante iniziativa che conferma la grande attenzione riservata dal Senato e dal Parlamento agli italiani nel mondo” e “a cui il governo assicura il proprio pieno sostegno e collaborazione”. “Le politiche a favore degli italiani all’estero costituiscono parte fondamentale della politica estera dell’Italia. In questo quadro – ha aggiunto Archi – la Farnesina è fortemente impegnata a fianco delle nostre collettività, in particolare nel fornire servizi consolari, assistenza ai connazionali e nel promuovere la diffusione della lingua e cultura italiana. Sono certo che questa azione riceverà stimolo e beneficio dall’attività del Comitato – ha concluso il vice ministro, – grazie al contributo dei suoi componenti e alla luce del proficuo dialogo con gli organismi rappresentativi degli italiani nel mondo”.
Nell’ambito delle dichiarazioni di voto sono intervenuti annunciando il voto favorevole Franco Panizza (Aut), Stefano Candiani (Lega Nord), Stefania Giannini (Scelta Civica), Pippo Pagano (Pdl) e Renato Turano (Pd). Quest’ultimo, eletto nella ripartizione America settentrionale e centrale, ha sottolineato il lavoro svolto dai precedenti Comitati e richiamato tra i temi ancora da sviluppare: la promozione delle imprese italiane all’estero, l’incremento di scambi culturali, scolastici ed universitari tra l’Italia e l’estero, una riforma del voto all’estero che garantisca maggior trasparenza e legalità. L’astensione al voto di Sel è stata annunciata da Peppe De Cristofaro, mentre dal Movimento 5 Stelle sono giunte le critiche più dure in materia di costi ed efficienza del Comitato.
Annunciando il voto contrario del Movimento, Adele Gambaro, segretario della Commissione Affari esteri, ha infatti definito lo scopo del Comitato “oltre misura generico”, giudicando non significativi, “insufficienti” o “quanto meno inutili” i risultati ottenuti dall’organismo composto nella passata legislatura da 14 senatori. Gambaro ha poi classificato quali “enti improduttivi, istituti o carrozzoni” organismi di rappresentanza come Comites e Cgie, della cui riforma il Comitato ha discusso, e parlato di “già numerosi enti, associazioni, fondazioni o comitati privati che si occupano, con risultati forse più concreti” di temi quali “la riforma dei servizi consolari e la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero, nonché il sostegno all’impresa italiana sui mercati internazionali”. “Da riscontri oggettivi abbiamo appurato che le riunioni del Comitato avvenivano con la media di una al mese ed erano unicamente concernenti l’audizione sterile di altri organismi con medesime finalità ed obiettivi equivalenti – prosegue l’esponente del Movimento 5 Stelle, inasprendo le critiche con la valutazione dei costi sostenuti. “Solo per le spese di missione il costo totale del Comitato negli ultimi cinque anni è pari ad euro 147.735, senza contare che un componente dell’ufficio di presidenza comporta l’esborso per le casse del Senato di una indennità mensile ammontante ad euro 3.612 e svariati altri costi aggiuntivi – sottolinea Adele Gambaro, definendo l’istituzione del Comitato “in contrasto con sostanziali e necessarie politiche di austerity amministrativa dello Stato nel rispetto di imprescindibili bisogni di riduzione dei costi della politica”. Per i 5 Stelle in definitiva gli obiettivi del Comitato potrebbero essere perseguiti da “organismi e dipartimenti già presenti presso le organizzazioni consolari esistenti all’estero o presso gli uffici competenti del Mae o, come avviene alla Camera dei Deputati, all’interno della Commissione affari esteri”. (Viviana Pansa – Inform)
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