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L’Aula approva il disegno di legge di ratifica dell’Accordo che istituisce un’associazione tra Unione Europea e America centrale

CAMERA DEI DEPUTATI

Il provvedimento illustrato da Fabio Porta, presidente del Comitato permanente italiani nel mondo e promozione del sistema Paese. Nell’ambito delle dichiarazioni di voto hanno ribadito il loro assenso anche Angela Fucsia Fitzgerald Nissoli (Des-Cd, ripartizione America settentrionale e centrale) e Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide)

 

ROMA – La Camera dei Deputati ha approvato ieri, con una maggioranza di 332 voti, il disegno di legge di ratifica ed esecuzione dell’Accordo che istituisce un’associazione tra l’Unione Europea e i suoi Stati membri e l’America centrale, fatto a Tegucigalpa il 29 giugno 2012.

Ad illustrare il provvedimento in Aula il relatore Fabio Porta, presidente del Comitato permanente italiani nel mondo e promozione del sistema Paese e deputato eletto nella ripartizione America meridionale, che ha ricordato come l’Unione Europa privilegi la stipula di accordi di associazione con entità regionali integrate, come appunto i sei stati dell’America centrale, dal 1960 artefici del Mercato comune centroamericano e dal 1991 inseriti in un processo di integrazione avente obiettivi politici, oltre che economici.

L’Accordo comporta – ha ricordato il relatore – la liberalizzazione doganale nei confronti del 91% delle esportazioni centroamericane nel territorio dell’Unione e, per converso, la liberalizzazione graduale dei dazi nei confronti del 69% delle esportazioni europee di prodotti industriali in Centroamerica. Per l’Italia ne emergerebbe anche un beneficio indiretto per l’elevata integrazione della regione con il Messico, Paese in cui sono presenti numerose aziende italiane. Porta ricorda anche come non si tratti di “un assoluto esordio di relazioni commerciali e istituzionali qualificate dell’Unione europea con la regione centroamericana”, richiamando il precedente Accordo di dialogo politico e di cooperazione stipulato con gli stessi sei Paesi.

Il relatore passa dunque ad illustrare la composizione dell’Accordo in esame, che include 363 articoli e 21 allegati ed è suddiviso in 5 parti. La prima parte – spiega – è dedicata alle disposizioni generali e istituzionali, nei quali si definisce, tra l’altro, la natura dell’Accordo, fondato sul rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali, nonché sulla promozione dello sviluppo sostenibile nel quadro degli obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite e sui principi del buongoverno e dello Stato di diritto, inclusa la gestione corretta e trasparente degli affari pubblici a tutti i livelli istituzionali, con un particolare sforzo contro la corruzione. In questo ambito si segnala come venga comunque salvaguardata la sovranità di ciascuna delle sei Repubbliche centroamericane nei confronti di qualsiasi disposizione dell’Accordo in esame.

La seconda parte riguarda invece i profili del dialogo politico tra l’Unione europea e l’America Centrale e pone tra gli obiettivi l’istituzione di un partenariato politico privilegiato, fondato sul rispetto e la promozione della democrazia, della pace, dei diritti umani nonché sul rafforzamento delle Nazioni Unite quali fulcro del sistema multilaterale e la cooperazione nell’ambito della politica estera e di sicurezza, in vista anche di iniziative congiunte di comune interesse nelle sedi internazionali appropriate. I settori in cui dovrà strutturarsi tale dialogo politico concernono il disarmo, la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, la lotta al terrorismo, i gravi crimini di portata internazionale, i finanziamenti allo sviluppo e le migrazioni, la cooperazione in materia ambientale e, nel settore economico-finanziario, il buongoverno in ambito fiscale e, soprattutto, la decisione di negoziare l’istituzione di un meccanismo comune aperto ad interventi della Banca europea degli investimenti e del Fondo investimenti dell’America Latina per contribuire allo sviluppo e alla riduzione della povertà in America Centrale. Il dettaglio delle restanti sezioni è illustrato nella relazione curata dal relatore e consegnata in questa occasione.

Porta ricorda anche alcune polemiche emerse a proposito dell’Accordo in taluni settori dell’opinione pubblica centroamericana e segnala come occorrerà attendere qualche anno per analizzare gli effetti prodotti dall’intesa. Ciò che intende sottolineare è comunque “la forte volontà delle classi democratiche di questi Paesi di raggiungere una coesione e un’integrazione che fino ad alcuni decenni fa non era immaginabile”, processo “che ha di fronte a sé ancora molta strada, ma che sicuramente potrà adesso avvalersi di questo nuovo quadro giuridico internazionale di collaborazione e di scambio”.

Nell’ambito delle dichiarazioni di voto è intervenuta Fucsia Fitzgerald Nissoli (Des-Cd, ripartizione America settentrionale e centrale) che ha segnalato l’ampiezza della portata dell’Accordo, che include “oltre agli obiettivi di rafforzamento dell’integrazione regionale, di prevenzione delle catastrofi naturali, di consolidamento dello Stato di diritto, di lotta al terrorismo e all’immigrazione illegale, numerosi altri obiettivi anche e soprattutto di integrazione economica, nella prospettiva della liberalizzazione degli scambi commerciali”. In particolare richiama la parte più estesa dell’intesa, riguardante l’istituzione di una zona di libero scambio “in conformità – rileva – alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio”. Nissoli si sofferma poi sulle strutture previste dall’intesa, citando l’istituzione di un Comitato parlamentare di associazione composto da membri del Parlamento europeo e del Parlamento centramericano, oltre a rappresentanti nazionali di Paesi centroamericani che non siano membri dei rispettivi Parlamenti, e sulle ragioni di “natura politica” alla base di essa, ragioni che hanno già determinato la stipula di Accordi con aree come quella del Mediterraneo o dei Paesi dell’Europa dell’Est. “L’azione dell’Unione europea si inquadra nella prospettiva di contribuire allo sviluppo e alla riduzione della povertà in America centrale, in linea con gli obiettivi dell’Onu, rafforzando al contempo la lotta al terrorismo, il disarmo e la non proliferazione delle armi di distruzione di massa, la cooperazione in materia ambientale e nel settore economico-finanziario. Numerosi – aggiunge – sono anche gli obiettivi in ambito commerciale, aventi ad oggetto in particolare l’eliminazione degli ostacoli agli scambi, e, quanto risulta di maggiore interesse per l’Italia, la tutela delle indicazioni geografiche protette. L’Italia inoltre può dare un contributo notevole sul piano della cooperazione scientifica, in particolare nella gestione dei terremoti e con riguardo allo sviluppo delle energie rinnovabili e dello sfruttamento dell’energia geotermica”.

Per Nissoli dunque la ratifica di oggi appare “di particolare importanza per il suo rilievo strategico sia in termini politici che economici” e rileva come “occorrerà vigilare soprattutto sul rispetto dei valori della democrazia, dello Stato di diritto e sulla tutela dei diritti fondamentali nei Paesi dell’America centrale”, “impegno – conclude – che raccogliamo con profondo convincimento”.

Di seguito anche l’intervento di Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), che segnala come “gli accordi di associazione rappresentino, in un mondo che sta profondamente mutando, il futuro della tipologia di accordi, con i quali dovremo convivere”. Il parlamentare invita poi a “guardare al merito dei singoli contenuti” dell’Accordo, “basato su tre pilastri, tutti – rileva – ugualmente importanti: il dialogo politico, la cooperazione e il commercio”. “È stato ricordato quanto siano importanti gli aspetti legati alla tutela dei diritti umani, alla lotta al contrasto alla povertà e al rafforzamento dei pilastri della democrazia in tutta quell’area del mondo così importante per noi – afferma Fedi, che ritiene l’intesa potrà avere “un effetto positivo sul processo globale di integrazione politica ed economica dell’America centrale e contribuirà alla stabilità in quella regione”, stabilità “fondamentale per tutto il mondo e sicuramente anche per l’Unione europea e l’Italia”. “Si tratta – ribadisce – del primo vero Accordo di associazione tra due regioni che sia stato firmato dall’Unione europea”.

Pur richiamando il risparmio in termini di diritti di dogana di cui beneficeranno gli esportatori europei e il più ampio accesso garantito ai fornitori di servizi, Fedi ritiene che l’Accordo vada “ben oltre l’ambito meramente economico e commerciale” e debba essere considerato, così come recita la risoluzione del Parlamento europeo adottata in proposito, “un quadro ideale per unire le forze tra partner di pari livello nella lotta contro la disuguaglianza sociale e la povertà, al fine di sostenere uno sviluppo inclusivo e affrontare le sfide sociali, economiche e politiche, tuttora aperte”. Si tratta dunque di “un importante contributo dell’Ue non solo allo sviluppo economico della regione, ma anche al processo di integrazione affrontato negli ultimi decenni dai Paesi centro americani”, nella considerazione di entrambe le parti. “Un segnale evidente – ribadisce l’esponente democratico – della volontà politica degli Stati europei di perfezionare la politica di sostegno alla pace e alla democratizzazione dell’area con un accordo che va, così, a consolidare il dialogo tra l’Ue e i Paesi centro americani”. Richiamata anche la particolare importanza che tale intesa riveste per l’Italia, “in ragione della nostra collocazione nell’area, per rafforzare la cooperazione internazionale, per migliorare la strategia di sicurezza nella regione, soprattutto in riferimento alla lotta al narcotraffico e, anche, per gli indubbi vantaggi per le esportazioni, in virtù dell’abbattimento delle tariffe doganali e della presenza di molte aziende italiane nell’area, soprattutto in Messico”. Fedi assicura infine l’impegno a seguire l’iter e a monitorare gli effetti dell’Accordo. (Inform)

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