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La Commissione Affari costituzionali ha proseguito l’esame delle proposte di legge per la modifica della legge in materia di cittadinanza italiana: approvato il testo unificato proposto dal relatore

CAMERA DEI DEPUTATI

 

Tra le proposte presentate anche quelle di Fucsia FitzGerald Nissoli (Fi, ripartizione America settentrionale e centrale), Elisa Siragusa (Misto, ripartizione Europa) e Francesca La Marca (Pd, ripartizione America settentrionale e centrale), quest’ultima sul riacquisto della cittadinanza, anche da parte delle donne che l’hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti

 

ROMA – La Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati ha proseguito l’esame delle proposte di legge per la modifica della legge n.91 del 5 febbraio 1992, in materia di cittadinanza italiana, presentate da Laura Boldrini, Renata Polverini, Matteo Orfini e dalle deputate elette nella circoscrizione Estero Fucsia FitzGerald Nissoli (Fi, ripartizione America settentrionale e centrale) ed Elisa Siragusa (Misto, ripartizione Europa). Ad esse vengono abbinate anche la due proposte di Francesca La Marca (Pd, ripartizione America settentrionale e centrale), sul riacquisto della cittadinanza, anche da parte delle donne che l’hanno perduta a seguito del matrimonio con uno straniero e dei loro discendenti.

Al relatore Giuseppe Brescia (M5S) era stato affidato il compito di elaborare una proposta di testo unificato dei testi pervenuti, sottoposta all’esame della Commissione e ora al voto della stessa, per l’adozione di un testo base.

Rispondendo ad una domanda formulata da Marco di Maio (Iv) sul possibile abbinamento di una proposta di legge sulla medesima materia presentata dal deputato eletto nella ripartizione Europa Massimo Ungaro (Iv), il relatore segnala che quest’ultima proposta non risulta ancora assegnata alla Commissione.

Di seguito interviene Matteo Mauri (Pd) che esprime il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dal relatore e sottolinea l’importanza della materia, distinta del tema dell’immigrazione, e che riguarda invece “bambini e ragazzi che sono italiani a tutti gli effetti”. Per Mauri si tratta in questo caso di “tradurre un dato di fatto in un dato legislativo e di assicurare il rispetto del principio di uguaglianza per tutti i bambini di questo Paese attraverso il riconoscimento di uno status che essi già vivono quotidianamente”. Le norme in vigore gli appaiono infatti superate, e sottolinea le implicazioni psicologiche della questione per gli adolescenti.

Non condivide la proposta di testo unificato Emanuele Prisco (Fdi), che ritiene la normativa in vigore invece adeguata e sottolinea come “l’Italia sia il primo Paese europeo per numero di concessioni della cittadinanza”. A suo avviso, il testo proposto alla Commissione non affronta in modo adeguato il tema dello ius culturae prefigurando piuttosto “una sanatoria” in materia.

Dichiara invece il voto favorevole di Forza Italia al testo Carlo Sarro che ribadisce come il suo partito, richiamandosi alle tradizioni liberali, “non possa che essere favorevole a garantire un’opportunità che consenta di vivere con pienezza la condizione di cittadino”. Sarro non esclude poi miglioramenti del testo, “con particolare riferimento al rafforzamento delle garanzie sulla conclusione effettiva dei percorsi formativi previsti per la concessione della cittadinanza”.

Per Laura Boldrini (Pd) il testo proposto è “un punto di mediazione nella direzione del pieno riconoscimento della cittadinanza alle bambine e ai bambini che vivono nel nostro Paese”, anche se lo giudica più limitato rispetto alla più ampia riforma della materia cui tendeva la sua proposta di legge, anche in considerazione dei notevoli cambiamenti intervenuti rispetto al 1992. Per Boldrini, il testo in esame è comunque “il minimo indispensabile al fine di dare un segnale ai giovani che hanno frequentato la scuola nel nostro Paese ma non sono riconosciuti come cittadini”. Apprezzamento per il testo unificato viene espresso anche da Renata Polverini (Fi) che condivide il rilievo sui cambiamenti avvenuti dal 1992 e ritiene necessario “agevolare il percorso per la concessione della cittadinanza”, cui il testo tende, senza “stravolgere la normativa vigente”.

Pur condividendo la ratio delle proposte in esame, Francesco Forciniti (Misto) segnala l’astensione del suo gruppo al voto sul testo unificato, che ritiene “sbilanciato e lacunoso, in quanto prevede, quale requisito per il riconoscimento della cittadinanza, la mera frequenza di un corso di studi indipendentemente dall’esito, che può essere anche sfavorevole”.

Favorevole al testo base invece Elisa Siragusa, che segnala come sia necessario “partire dalla constatazione dell’esistenza di un problema al quale occorre porre rimedio, vale a dire il fatto che vi sono bambini che giungono nel nostro Paese in tenera età, frequentano le scuole nel nostro Paese e al compimento della maggiore età non possono contare su un percorso agevolato per la concessione della cittadinanza”. Per Siragusa si tratta di un tema su cui la politica è chiamata a individuare soluzioni. Ribadisce inoltre come sia necessario affrontare anche il tema della trasmissione della cittadinanza iure sanguinis, per cui sollecita “norme più restrittive, al fine di evitare che ottengano la cittadinanza, in virtù della discendenza da lontani avi italiani, persone che non hanno alcun legame con il nostro Paese”.

Felice Maurizio D’Ettore (CI) ricorda invece come lo ius culturae “non è previsto dall’ordinamento degli altri Paesi europei, i quali fanno riferimento, con temperamenti molto forti, ai criteri dello ius soli o dello ius sanguinis”. A suo avviso inoltre ritiene opportuno “prevedere che il percorso formativo sia completato con un esame, analogamente a quanto avviene per il riconoscimento dei titoli professionali conseguiti all’estero”. D’Ettore non condivide quindi il testo unificato, richiamando anche il riparto di competenze tra Stato e Regioni: se le prime hanno infatti competenza in materia di formazione, quella relativa alla concessione della cittadinanza è di “competenza esclusiva dello Stato, trattandosi di materia attinente all’ordine pubblico interno – sottolinea il deputato. Per queste ragioni segnala l’astensione del suo gruppo al voto.

Riccardo Magi (Misto) auspica che vi sia la volontà politica di approvare il testo in esame, non escludendo che esso possa essere suscettibile di miglioramenti, emersi anche nel corso delle audizioni svolte. A suo avviso vi sono “le condizioni per l’approvazione di un provvedimento equilibrato, volto a modificare una normativa ormai superata e che non appare più in grado di governare efficacemente le relazioni sociali nel Paese”.

Anche Marco Di Maio segnala il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di adottare il testo unificato predisposto dal relatore quale testo base, ritenendolo “una buona sintesi e un’ottima base di partenza”. Per Di Maio il tema è “garantire la centralità dei percorsi formativi nella concessione della cittadinanza” che richiede “la responsabilizzazione del sistema scolastico attraverso interventi, anche per quanto concerne la didattica, che consentano che esso possa essere un efficace strumento di integrazione dei ragazzi”.

Lucia Azzolina (M5S) sottolinea la funzione di inclusione svolta dal sistema scolastico, che permette ai ragazzi di essere cittadini migliori, svolgendo anche un’importante funzione di prevenzione della criminalità.

Anche Federico Fornaro (Leu) dichiara il voto favorevole del suo gruppo al testo base, non escludendo possibili miglioramenti. A suo dire si tratta comunque di un primo passo per “uscire da una situazione di stallo”.

La Commissione approva quindi il testo base proposto dal relatore e il seguito dell’esame viene rinviato ad altra seduta. (Inform)

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