STATI GENERALI DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO
Le conclusioni affidate al sottosegretario agli Esteri Mario Giro che presenta “Il Libro bianco della promozione dell’italiano nel mondo”, una serie di interventi per aggiornare “con creatività” il sistema della promozione della lingua italiana all’estero. Restano convocati gli Stati generali, che torneranno a riunirsi il prossimo anno a Firenze. Persone, metodi, innovazione tra le proposte articolate a partire da una rilevazione annuale sugli studenti di lingua italiana
FIRENZE – Due le tavole rotonde che hanno animato la giornata conclusiva degli Stati generali della Lingua italiana nel mondo, svoltasi al Teatro La Pergola di Firenze: una su “Italofonia: prospettive italiane”, coordinata dal direttore de La Nazione Marcello Mancini e seguita da “Italofonia: prospettive dall’estero”, moderata invece da Fabio Cappelli, caporedattore di Rai News24.
Ad aprire gli interventi della prima, il direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Esteri Cristina Ravaglia, che ha segnalato come i corsi di italiano curati dalla direzione generale da lei presieduta, destinati “in origine e tradizionalmente ai connazionali emigrati e ai loro figli”, costituiscano una parte “propedeutica anche se non irrilevante” dell’offerta di italiano di cui il Maeci si occupa anche attraverso la Direzione generale per la Promozione del Sistema Paese. Le legge che regolamenta questo tipo di offerta è la 153 del 1971, “in questi anni, però – rileva Ravaglia, – il contesto è profondamente mutato e i finanziamenti destinati dal 2007 ad oggi alla nostra Direzione generale sono drammaticamente diminuiti dell’80%”. Un taglio che costringe a “fare di necessità virtù” – evidenzia il direttore generale, spiegando come i corsi vengano ora organizzati “presso le scuole dei Paesi ospitanti con convenzioni stipulate con le autorità scolastiche locali e da enti gestori che utilizzano sia contributi erogati dal Maeci che risorse reperite in loco”. “Nel 2014 abbiamo a disposizione 9 milioni e 800 mila euro con i quali facciamo studiare italiano nel mondo, a vari livelli, a quasi 300 mila studenti – prosegue Ravaglia, segnalando come spesso si tratti di “un assaggio” della nostra lingua che coinvolge anche figli di non italiani. Il percorso muove sempre più verso enti gestori “moderni ed efficaci che riescono a rendere appetibile l’insegnamento dell’italiano”, attraverso iniziative innovative come quelle legate alla gastronomia, e verso una più solida formazione degli insegnanti di italiano in loco, vista la diminuzione del contingente inviato dall’Italia. Citato in particolare un progetto pilota per la formazione di insegnanti realizzato in collaborazione con le Università per stranieri di Siena e Perugia e la necessità che gli enti gestori considerino il contributo del Ministero una parte del sostegno a cui affiancare finanziamenti reperiti in loco, “per evitare qualsiasi forma di assistenzialismo e favorire l’interazione con le realtà locali”. Richiamata infine dal direttore generale anche la preziosa collaborazione della collettività italiana presente all’estero, indispensabile al buon esito di queste iniziative.
Sul progetto pilota ora richiamato si è soffermata anche Monica Barni, rappresentate dell’associazione Cliq e delle Università per stranieri di Perugia e Siena, che segnala l’importanza di certificare la qualità della formazione di insegnanti e dei corsi di lingua offerti. Evidenzia poi come la crisi imponga oggi più che mai la necessità di fare sistema per una più efficace promozione dell’italiano all’estero, sistema che deve nascere da una preliminare conoscenza dei dati e delle motivazioni che spingono ad avvicinarsi alla nostra lingua, cercando di coniugare la spinta culturale a un sapere spendibile anche sul mercato del lavoro. La discussione ha poi riguardato l’offerta formativa in lingua inglese che cresce anche negli atenei italiani: per Barni non si tratta di fare “una battaglia contro l’inglese” ma di allargare la conoscenza linguistica dei giovani, che possono avere in questo modo più opportunità spendibili per il mercato del lavoro e per la loro crescita personale, mentre
Joseph Weiler, direttore dell’Istituto universitario europeo di Fiesole, segnala come l’insegnamento in inglese sia indispensabile per l’alta formazione, anche se – rileva – gli studenti presenti presso il nostro Istituto imparano anche la lingua italiana. “La cosa essenziale è che i nostri dottori di ricerca valorizzano, proseguendo nel loro lavoro scientifico e nell’attività presso le università in cui vengono assunti, il contributo del sapere italiano nei loro rispettivi campi di specializzazione – afferma Weiler, che ritiene che la nostra lingua possa risultare “vincente” se associata ad una “scelta culturale” piuttosto che utilitaristica. “Il messaggio deve essere: non sei una persona colta se non conosci l’italiano – afferma, evidenziando come esso sia custode di un patrimonio imprescindibile della civilizzazione.
Oltre alla scelta culturale, è però anche il legame con settori quali la gastronomia, l’eleganza e il buon gusto che rende seducente l’italiano per fasce più ampie di popolazione, specialmente giovani – rileva Gina Giannotti, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest, mentre torna sul ruolo dell’Italia quale “potenza culturale” il presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, che spiega come la progressiva ed esclusiva adozione dell’inglese in ambito accademico sia frutto di “un falso concetto di internazionalizzazione” e invita ad aver “fiducia nella fratellanza tra le lingue latine”, segnalando come l’utilizzo della lingua costituisca e debba mantenere il legame tra la “cultura alta” e la società. Segnala inoltre alcune della attività dell’Accademia, molto proiettata – ribadisce – sul fronte estero, come l’osservatorio sugli italianismi nel mondo e il sito dedicato a coloro che studiano l’italiano come lingua straniera (Vivit).
Il direttore generale Ravaglia ribadisce infine come la lingua sia costitutiva della cittadinanza, sia per coloro che nascono o si stabiliscono nel nostro Paese, sia per gli italo-discendenti all’estero orientati al riconoscimento di quella italiana. Dopo il suggestivo intervento della cantante Tosca, incentrato sull’importanza della lingua e del canto popolare quale elemento costitutivo dell’identità personale e collettiva, Massimo Riccardo, vice direttore generale per la Promozione della cultura e della lingua italiana del Maeci, ha presentato l’Albo ex alunni, iniziativa annunciata alcuni mesi fa dal sottosegretario agli Esteri Mario Giro e destinata a coloro che hanno studiato la nostra lingua e mantenuto un legame attraverso essa con il nostro Paese. L’Albo, da oggi reperibile online attraverso il portale del Ministero, raccoglie già 600 nominativi di persone di 60 diverse nazionalità e costituisce “uno strumento per riallacciare i fili” tra persone che verranno in seguito chiamate ad un “contributo fattivo, un concreto accompagnamento – spiega Riccardo – all’azione di promozione della nostra lingua all’estero”.
Dedicata invece alle prospettive dall’estero sull’italofonia la seconda tavola rotonda, con Alessandro Masi, direttore della Società Dante Alighieri, che ha segnalato come sia stato recentemente invitato a considerare la proposta di aprire una sede della Dante a Ulan Bator, capitale della Mongolia, per via dell’interesse lì diffuso per l’opera lirica italiana – patrimonio la cui importanza è stata richiamata anche dal tenore Fabio Armiliato, che propone per essa la candidatura a patrimonio immateriale Unesco, – e Ilaria Costa, direttore esecutivo dell’ente gestore Iace negli Stati Uniti, che segnala come non si possa promuovere la lingua senza la cultura italiana e come le attività proposte debbano conservare leggerezza e saper coniugare gli aspetti ludici con la profondità della nostra cultura. Una capacità che connota il successo di Iace a New York in particolare, città in cui la nuova emigrazione – annota – è filtrata da un’immagine senz’altro positiva, immagine che fortemente aiuta le attività di promozione linguistica e culturale dell’ente che riesce con successo notevole – fa notare – a reperire anche fondi privati in loco.
“L’italiano all’estero è domandato e non subito – afferma Piero Bassetti, con una lunga esperienza politica alle spalle e oggi presidente dell’associazione Globus et Locus, che ritiene la nostra lingua si valorizzi all’estero attraverso il suo uso e non con una politica di promozione culturale “dall’altro verso il basso”. “Alla linguistica non si richiede unicamente la difesa dei valori culturali connessi alla nostra identità, per una élite di persone colte, ma un aiuto alla funzionalità della lingua, per venire incontro alla progressiva crescita di interesse registrata all’estero – prosegue, chiedendosi poi se le risorse per questo tipo di promozione debbano proprio venire dal “centro”, richiamando ad esempio quanto è successo in questi anni per la Camere di commercio italiane nel mondo, non più sostenute dallo Stato ma dai loro soci, in gran parte non italiani. “La globalizzazione tende a rompere il nesso tra lingua e nazione e gli italofoni hanno già maturato un rapporto diverso, per questo – annota – vi è una crescente riscoperta della lingua di origine da parte delle terze generazioni”.
Richiama invece la necessità di accrescere iniziative ed attività di insegnamento dell’italiano in Egitto l’italianista Hussein Mahmoud, evidenziando i forti legami tra i due Paesi, legami storici cui molto si deve l’interesse verso la nostra lingua e cultura (ricordati gli oltre 130mila studenti di italiano registrati in Egitto nei dati sulla diffusione dell’italiano all’estero presentata nel corso della prima mattinata dei lavori, vedi http://comunicazioneinform.it/a-firenze-la-prima-mattinata-dei-lavori-dedicati-a-litaliano-nel-mondo-che-cambia/), mentre Fabio Porta, parlamentare eletto nella ripartizione America meridionale, segnala come “l’America latina sia molto più italiana di quanto si immagini”, rilevando l’importanza dell’utilizzo dell’italiano da parte di papa Francesco. Ribadisce poi il “valore politico ed anche economico della promozione linguistica”, evidenziando il successo che design, moda italiana e made in Italy riscuotono in Brasile, Paese di sua provenienza, successo rilevante per il tasso di crescita e di sviluppo di quest’area, cui si accompagna un progressivo ampliamento della classe media. Porta sottolinea poi l’apporto che alla lingua e cultura italiana deriva dalla presenza italiana all’estero, spesso oscurato da una concezione della diffusione linguistica di tipo unidirezionale, apporto e presenza che invece dovrebbero essere conosciuti – sostiene – anche attraverso un’attività di insegnamento da svolgersi a partire dalle scuole italiane.
Critico in particolare sui tagli di risorse ai corsi di lingua e cultura italiana regolati dalla legge 153 Tommaso Conte, delegato del Cgie intervenuto al posto dal segretario generale Elio Carozza. Conte segnala come “il vero asset dell’Italia siano gli italiani all’estero, realtà che però deve essere considerata in tutto l’articolarsi specifico della diverse collettività, che hanno profili, caratteristiche ed esigenze diversificate”. Richiamata per esempio la presenza italiana in Germania, che si arricchisce in questi ultimi anni di nuovi arrivi – 73 mila la stima nell’anno appena trascorso – e quella più tradizionale e integrata di altri Paesi europei come il Belgio, la Francia o la Svizzera. Le criticità vengono ricondotte anche alla diminuzione costante del personale docente e amministrativo inviato dall’Italia – in progressiva riduzione nell’arco degli ultimi 4 anni da 1024 a 624 unità, – taglio che spesso si ripercuote sull’attività di docenti assunti in loco e degli enti gestori e sulla qualità e quantità dei corsi erogati. “Come Cgie da tempo stiamo dedicando giornate di studio e riflessione su questo problema, stigmatizzando in particolare la proposta ancora oggi indifferenziata e scoordinata degli interventi – afferma Conte, annunciando poi la preparazione di una proposta su di un progetto coordinato di promozione affidato ad un’Agenzia che possa programmare e gestire tale settore sul medio e lungo periodo, progetto che verrà consegnato entro la fine dell’anno al Parlamento e alla presidente del Consiglio dei Ministri in vista di un intervento normativo.
Anche Masi, sollecitato sul problema risorse, evidenzia come si sia cercato di rispondere ai tagli con la creatività e progetti innovativi, incrementando l’attività e agendo in sinergia con le due Direzioni generali incaricate del Maeci. Il segretario generale della Dante ritiene comunque importanti iniziative come gli Stati Generali per formulare proposte di diffusione della lingua di quello che è uno Stato relativamente giovane come il nostro e segnala anche l’opportunità di realizzare un progetto per la nuova emigrazione. Mentre Ilaria Costa ritiene la razionalizzazione delle risorse una scelta dovuta, Fabio Porta lancia un appello a Governo e Parlamento per un “patto” volto a migliorare il sistema di promozione dell’italiano all’estero, garantendo uno standard di risorse minimo e in grado di assicurare la continuità degli interventi. “La legge 153 era già vecchia quando fu approvata nel 1971 – evidenzia il parlamentare, sollecitando l’intervento normativo. Segnala infine come, così come avvenuto per il contributo sulle domande di cittadinanza presentate all’estero recentemente introdotto e orientato al miglioramento dei servizi consolari, i connazionali sarebbero disposti a collaborare con risorse private se ciò andasse a incrementare realmente la promozione culturale come richiesto dalle collettività.
Ha concluso i lavori l’intervento del sottosegretario Mario Giro che ringrazia i partecipanti per il contributo e l’energia apportati all’iniziativa, da cui sono emerse la ricchezza e l’impegno delle forze in campo, idee e buone pratiche per la promozione dell’italiano. Un momento importante che è servito “per parlarci senza nasconderci niente”, superando così – segnala il sottosegretario – “il silenzio di questi anni, che forse tradiva anche un certo disinteresse”. Ha ricordato poi come la promozione linguistica sia un elemento portante per la ripresa economica del Paese, insistendo sulla necessità di creare una costituency sull’argomento, ossia “un discorso sulla lingua che deve diventare un tema per il Paese e la politica”, perché “la promozione linguistica non è un settore residuale, né una roba da reduci”, ma un vero motore di opportunità per la crescita.
Frutto di questa due giorni di lavoro, ma anche delle riflessioni condotte in questi ultimi mesi dai gruppi di lavoro riunitisi in ultimo ieri per i tavoli tematici, il “Libro bianco della promozione dell’italiano nel mondo”, un documento programmatico con una serie di azioni pensate per una più efficace diffusione della nostra lingua (vedi http://comunicazioneinform.it/stati-generali-della-lingua-italiana-nel-mondo-il-documento-conclusivo/) di cui Giro cita alcuni propositi. Innanzitutto, una rilevazione annuale sugli studenti della nostra lingua condotta con criteri innovativi – raccogliendo dunque le sollecitazioni e gli interrogativi formulati nel corso di questi giorni sulle motivazioni che spingono all’apprendimento dell’italiano – e in modalità dinamica, rilevazione che verrà presentata annualmente a Firenze, nell’ambito dalla Settimana della Lingua italiana nel mondo, in ottobre, e che dovrà condurre ad un Osservatorio sulla lingua italiana annunciato per il 2016, in collaborazione con importanti enti che già svolgono attività di questo tipo, come l’Accademia della Crusca. Previsto anche un lavoro per incrementare nuove alleanze pubblico-privato, considerando anche le buone pratiche adottate in altri Paesi – Giro cita in particolare la Svizzera, – strategia sempre più importante alla luce dei tagli di risorse umane e finanziarie determinate “da una legge dello Stato – ricorda il sottosegretario spiegando come un’inversione di rotta non sia prevedibile ancora per lungo tempo, “perché il tempo della ripresa non è vicino”, e come sia richiesto uno sforzo di “creatività” e nuove forme in grado di garantire l’offerta linguistica. Ad esso va affiancato un “discorso di resistenza” per mantenere ciò che già esiste, anche a livello di presenza all’estero (in primis degli IIC, ma anche delle scuole italiane all’estero). Entro la fine di quest’anno il sottosegretario annuncia anche un incontro del nuovo gruppo di lavoro consultivo sulla promozione della lingua e cultura italiana all’estero per programmare i prossimi passi e calendarizzare la messa in opera delle raccomandazioni del Libro bianco. Nuovi strumenti tecnologici sono annunciati anche per il 2015, come programmi a distanza di insegnamento e aggiornamento docenti, coerenti con le priorità geografiche. Per Giro “la riflessione e l’aggiornamento sul sistema di promozione della lingua italiana all’estero è irrimandabile, quindi – afferma, – gli Stati Generali restano convocati, come i gruppi di lavoro che continueranno ad incontrarsi per valutare anche lo stato di attuazione delle proposte”. Entro il primo semestre del 2015 vi sarà poi una riunione di verifica sulle azioni intraprese e i problemi emersi, mentre nel 2016 è prevista una nuova convocazione a Firenze “per fare il punto e aggiornare i nostri orientamenti”.
A chiudere i lavori anche l’intervento dell’assessore regionale toscano alla Cooperazione e relazioni internazionali Nicoletta Mantovani, che ha ribadito, anche da parte del sindaco della città, Dario Nardella, la disponibilità di Firenze a continuare il percorso avviato in questi due giorni. (Viviana Pansa – Inform)