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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Italia-Emirati Arabi: un ponte tra culture

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, febbraio 2022

Ida Zilio Grandi, docente di Lingua e letteratura araba all’Università Ca’ Foscari di Venezia, da gennaio 2019 è direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi

 

«Chi ha detto che cultura italiana e cultura araba sono tanto diverse?». A parlare è Ida Zilio Grandi, docente di Lingua e letteratura araba all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che da gennaio 2019 dirige l’Istituto Italiano di Cultura (IIC) di Abu Dhabi. Inaugurato il 1° ottobre 2019, da pochi mesi il primo e unico polo culturale italiano nella regione del Golfo è aperto al pubblico.

Msa. A oltre due anni dall’apertura dell’IIC di Abu Dhabi, qual è il bilancio?

Zilio Grandi. È un bilancio pesantemente segnato dalle ombre della pandemia, che ha penalizzato anche qui tutte le forme della condivisione e della socialità, senza le quali l’esperienza culturale non è completa. Ma la pandemia ha funzionato anche come una sfida, ci ha invitato a immaginare e fare diversamente. Ci siamo adeguati – non rassegnati – a una realtà inedita, l’abbiamo affrontata impiegando al meglio le risorse del digitale, che in questo Paese sono molto sviluppate. Alla fine del 2020, in pieno lockdown, lavorando per lo più da casa, abbiamo realizzato una serie di otto webinar – Dialogues on innovation: the pandemic, human civilization and the limits of technology – che ha riscosso un grande successo.

Qual è l’obiettivo primario dell’Istituto?

Diffondere qui la cultura italiana e fare da sponda alla comunità italiana del Paese; e noi cerchiamo di farlo con il massimo riguardo al contesto arabo e islamico. Con questo non voglio dire che dimentichiamo i nudi rinascimentali o l’enogastronomia, ma che vogliamo evidenziare i punti di incontro e integrazione tra le rispettive civiltà, nel passato e anche oggi. Ci ha aiutato molto fin dall’inizio coinvolgere gli italiani e gli amanti dell’Italia che vivono qui – docenti universitari, artisti, colleghi di altre ambasciate e così via – e che conoscono bene le realtà locali. Questi «amici dell’Istituto» formano oggi un gruppo internazionale sempre più nutrito, ed è insieme a loro che progettiamo quasi sempre le nostre attività.

Quali sono state le maggiori difficoltà finora affrontate?

Il fatto di iniziare dal nulla; l’Istituto è relativamente nuovo, ed è ancora l’unico nei Paesi del Golfo. L’assenza di un passato da imitare lascia maggiore spazio all’incertezza e all’errore; ma è un grande stimolo per la creatività. Poi in Istituto siamo ancora troppo pochi, specialmente pensando all’impegno che la nostra presenza comporta qui in questo periodo, e anche ai molti progetti che abbiamo avviato. Un grande cruccio è quello di non poter ancora tenere corsi di lingua.

E quali le soddisfazioni?

Tantissime, soprattutto constatare quanto sono bravi e stimati gli italiani che vivono qui o collaborano con questo Paese. È anche grazie a loro se, negli Emirati, l’Italia è ammirata per la sua capacità storica e attuale di produrre bellezza: chi dice Italia dice stile, eleganza, armonia, rigore e perfezione di dettagli, oggi e sempre, e in questo senso il motto del Padiglione italiano a Expo Dubai 2020 – Beauty connects people – non poteva essere più indovinato. Ma dell’Italia si apprezza anche il suo presente di ricerca tecnologica e innovazione a tutto campo. Insomma, molto più delle tradizionali tre effe: fashion, food e furniture.

Progetti per l’anno in corso?

Dopo aver presentato a Expo Dubai 2020 un simposio sulle affinità tra la Commedia di Dante e gli antichi racconti di Ascensione del Profeta Muhammad, continueremo le collaborazioni con Expo, realizzeremo i molti eventi congelati dalla pandemia, organizzeremo la partecipazione dell’Italia come ospite d’onore alla Fiera del Libro di Sharjah.

Quanto sono importanti lo studio e la formazione dei giovani per gettare ponti tra Oriente e Occidente?

Sono importantissimi. I più giovani sono liberi, agili e flessibili, per lo più curiosissimi, e sanno cambiare idea ammettendolo senza vergogna. I nostri giovani orientalisti – pienamente italiani e formati da europei – sono un modello di apertura, entusiasmo, tolleranza e volontà di integrazione. Li ammiro molto per questo. La loro formazione è una grande risorsa per tutti, sulla quale occorre investire continuamente.

In che modo la cultura italiana e quella araba possono trovare un punto d’incontro?

Chi dice che siano così diverse? Non si sono sempre insegnate a vicenda nel corso della storia? E siccome questo tipo di domanda va sempre a parare sulla disparità della condizione femminile tra mondo occidentale e islamico, invito i lettori a informarsi di più su questo Paese: sulle sue innumerevoli donne leader, brave e giovani, bellissime e per nulla disposte a occultare la loro femminilità. Che manifestano in mille modi, meno sguaiati di altri, ma non meno convincenti. (a cura di Luisa Santinello – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

 

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