direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

ISTAT, Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente: in forte crescita espatri e immigrazione straniera

SOCIETA’

 

ROMA -Nel biennio 2023-24 gli espatri dei cittadini italiani (complessivamente 270mila, +39,3% rispetto al biennio precedente) e le immigrazioni dei cittadini stranieri (760mila, +31,1%) raggiungono valori mai osservati negli ultimi 10 anni. E’ quanto si legge nel Report pubblicato oggi dall’ISTAT. In deciso aumento le cancellazioni per l’estero (emigrazioni) che si attestano mediamente a 175mila all’anno nel corso del biennio 2023-2024 (158mila nel 2023 e 191mila nel 2024), registrando un aumento del 16,3% rispetto al 2022, quando ammontarono a 150mila. L’aumento delle emigrazioni è trainato esclusivamente dai flussi in uscita dei cittadini italiani (espatri) che ammontano a 114mila nel 2023 e 156mila nel 2024 (contro 99mila espatri nel 2022). Al contrario, le emigrazioni dei cittadini stranieri rimangono stabili e contenute e si attestano a poco meno di 40mila l’anno nel biennio considerato. Tra il 2023 e il 2024, complessivamente, sono state registrate 874mila immigrazioni, con un incremento medio pari al 6,4% rispetto al 2022, trainato esclusivamente dalla variazione positiva degli ingressi dei cittadini stranieri (+13%). I rimpatri degli italiani hanno subito una flessione del 23,6%. Nell’ultimo decennio, i rimpatri dei cittadini italiani hanno registrato una tendenza crescente fino al 2019 (68mila), un calo in corrispondenza dell’anno della pandemia (56mila) e un rialzo nei due anni successivi, quando si sono contati circa 75mila rientri di connazionali l’anno. Nel biennio 2023-24, invece, il numero di rimpatri torna a scendere (61mila nel 2023 e 53mila nel 2024). Così come per tutti i fenomeni migratori– spiega l’Istat – anche i rimpatri risentono molto  degli effetti congiunturali di  periodo. L’andamento dei ritorni in patria può essere dovuto a molteplici fattori, ciascuno dei quali gioca un ruolo più o meno significativo sulla decisione di porre fine al progetto migratorio e rientrare in Italia. Tra essi, si possono annoverare un mutato divario tra Paesi esteri e Italia in termini di condizioni socioeconomiche e qualità della vita, l’efficacia delle politiche di defiscalizzazione per incentivare il rientro dei lavoratori, il soddisfacimento del proprio progetto di vita sul piano personale, il desiderio di ricongiungersi ai propri affetti sul piano personale. Non vanno poi trascurati effetti di shock momentanei, quali ad esempio crisi economiche, emergenze sanitarie o episodi bellici. Tra i rimpatri e le immigrazioni dei cittadini stranieri esistono delle differenze, oltre che nei fattori all’origine dei movimenti, anche nella struttura per età e sesso e nei territori di origine e destinazione dei percorsi migratori. Riguardo alla distribuzione per età, se la metà (50,7%) degli immigrati stranieri nel biennio 2023-24 ha un’età compresa tra i 15 e i 34 anni, tra i rimpatriati la quota di giovani nella stessa classe di età è decisamente inferiore (32,6%). La percentuale di individui con almeno 45 anni di età è invece maggiore tra i rimpatriati (32,0%) rispetto agli immigrati stranieri (17,7%). In estrema sintesi, i rimpatriati presentano un’età mediana di circa 34 anni, mentre gli immigrati stranieri sono più giovani di circa 5 anni . Il rapporto di genere è a favore degli uomini sia tra i rimpatriati sia tra i cittadini stranieri (57% uomini e 43% donne, nel biennio 2023-24).I rimpatriati provengono in larga parte da Paesi che, in passato, sono stati mete di emigrazione italiana. Nel biennio 2023-24, Germania e Regno Unito si confermano come i primi Paesi di provenienza di chi rientra. Il 15,2% dei flussi di cittadini italiani proviene, infatti, dalla Germania e il 12,3% dal Regno Unito.  Seguono la Svizzera (8,2%), la Francia (6%) e, oltre oceano, gli Stati Uniti (5,6%), il Brasile (6,1%) e l’Argentina (5,5%).

La geografia dei rimpatri rispetto al territorio di destinazione in Italia è in parte diversa se confrontata con quella delle immigrazioni dei cittadini stranieri: a differenza di questi ultimi, che scelgono le regioni del Mezzogiorno nel 25,2% dei casi, i cittadini italiani che rientrano in una regione meridionale sono quasi un terzo del totale (32,7%). Nel biennio 2023-24 le emigrazioni verso l’estero ammontano mediamente a 175mila unità. (158mila nel 2023 e 191mila nel 2024), in netto aumento rispetto alla media del periodo 2014-22 che si attesta su circa 156mila emigrazioni annue . Il volume delle emigrazioni verso l’estero è dovuto in larga parte agli espatri dei cittadini italiani che nell’ultimo decennio sono state in media circa sette su 10. Tra il 2014 e il 2024 si conta oltre un milione 243mila espatri, a fronte di poco più di 573mila rimpatri; i saldi migratori dei cittadini italiani sono quindi costantemente negativi con una perdita complessiva di popolazione italiana pari a 670mila unità. Nello stesso periodo, si contano 506mila emigrazioni di cittadini stranieri a fronte di 3 milioni 145mila ingressi complessivi, con un saldo netto positivo di 2 milioni 638mila. L’elevato numero di espatri registrato nell’ultimo biennio, in particolare nel 2024, è dovuto in parte all’effetto della nuova normativa (Legge n.213 del 30/12/2023ii) che ha introdotto sanzioni amministrative per i cittadini italiani che soggiornano all’estero per periodi superiori ai 12 mesi e che, pur avendo l’obbligo, non provvedono all’iscrizione nei registri dell’Anagrafe italiana dei residenti all’estero (AIRE).

Nel biennio 2023-24 oltre la metà degli espatri ha origine nel Nord (51,2%): in particolare sono partiti 81mila italiani (30,2% degli espatri) dal Nord-ovest e 57mila dal Nord-est (21%). Numerose anche le partenze dal Sud (in totale 54mila, 20,2%) e dal Centro (47mila, 17,3%), mentre dalle Isole si contano in due anni complessivamente 30mila italiani espatriati (11,3%). L’andamento del tasso di emigratorietà dei cittadini italiani testimonia la ripresa della propensione a espatriare: se nel 2021 era pari all’1,7 per mille e nel 2022 all’1,8 per mille, nel biennio 2023-24 si  attesta in media al 2,5 per mille. I tassi sono superiori alla media nazionale nel Nord, da dove sono partiti in media quasi 3 italiani su mille residenti nel biennio considerato, più bassi nel Centro e nel Mezzogiorno (2,2 per mille per entrambe le ripartizioni).

Tra le regioni del Nord, il Trentino-Alto Adige si conferma la regione con il tasso di emigratorietà più alto (3,8 per mille nel biennio 2023-24), grazie anche alla posizione geografica che facilita gli spostamenti di confine. Nel Centro, il tasso più elevato si rileva nelle Marche (2,7 per mille) e, nel Mezzogiorno, in Molise (3,9 per mille) e Calabria (3,2 per mille). Campania e Puglia sono le regioni con i tassi più bassi (1,8 per mille). A livello provinciale, i tassi sono più elevati a Bolzano/Bozen (4,9 per mille) e a Treviso (4,4 per mille), quelli più bassi nelle province di Taranto (1,4 per mille) e Caserta (1,5 per mille). L’Europa resta la principale area di destinazione. Tra i Paesi europei, Regno Unito, Germania, Francia, Svizzera e Spagna accolgono quasi il 55% degli espatri. Sono ancora consistenti gli espatri verso i Paesi dell’America Latina (quasi il 10% del totale), in parte per il flusso dei nuovi cittadini italiani che, dopo la permanenza in Italia necessaria per l’ottenimento della cittadinanza, rientrano in patria. Il trasferimento di residenza all’estero può essere interpretato come una scelta personale, sia temporanea che di lungo periodo, motivata dall’esigenza di esplorare nuove opportunità di studio, lavoro e crescita personale. Le emigrazioni, soprattutto quelle dei più giovani, rispondono al desiderio  di arricchire il proprio bagaglio di esperienze, migliorare la condizione economica e ampliare gli orizzonti di realizzazione professionale. Negli ultimi cinque anni si è registrato un costante incremento nel numero di giovani italiani che hanno scelto di trasferirsi all’estero, con una dinamica molto meno marcata per i rientri in patria. A fronte di questa perdita netta di giovani, il contributo dei migranti stranieri risulta fondamentale per attenuare gli effetti del fenomeno e per offrire una prospettiva più completa sul bilancio migratorio complessivo. Tra il 2019 e il 2023 sono espatriati dall’Italia 192mila italiani di età compresa tra 25 e 34 anni e ne  sono rientrati 73mila, con una perdita netta di 119mila giovani. Tuttavia, grazie al saldo positivo dei giovani stranieri (+348mila), che rappresenta un fattore chiave nel contenere gli effetti del declino demografico, il saldo complessivo per questa fascia di età si traduce in un guadagno di popolazione giovane e attiva pari a +229mila unità. Un ulteriore aspetto rilevante riguarda il capitale umano. Considerando i migranti tra 25 e 34 anni in possesso di un titolo di studio terziario, nel periodo 2019-23 si registra una perdita netta di giovani laureati italiani pari a 58mila unità.(Tale perdita è anch’essa compensata da un incremento netto di giovani laureati stranieri (+68mila), che porta il saldo complessivo a un guadagno di capitale umano qualificato pari a +10mila unità. I risultati, seppur con qualche limite informativoiv, offrono una misura del contributo dei flussi migratori stranieri nel bilanciare non solo le perdite demografiche ma anche quelle di capitale umano qualificato. I giovani laureati italiani scelgono principalmente i Paesi europei come destinazione privilegiata per espatriare. Nel quinquennio 2019-23, Regno Unito e Germania ne hanno accolti complessivamente un terzo (29mila), seguite da Francia e Svizzera, che ne hanno attratti ciascuna 8mila. Tra le destinazioni extraeuropee, gli Stati Uniti si collocano al primo posto, con 4mila giovani laureati italiani trasferiti nello stesso periodo.  Per quanto riguarda i giovani immigrati stranieri laureati che arrivano in Italia, il 13,6% proviene da Stati membri dell’Unione Europea, il 15,8% da altri Paesi europei, un terzo dall’Asia, mentre il 17,8% da Paesi del Sud America.(Qui : Testo integrale e nota metodologica e Tavole ) (Inform)

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